Vaccini, boom di adesioni tra i giovani. Moderna: chiesto l'ok per la fascia 12-17 anni - QuiCosenza.it
Ritrovaci sui social

Italia

Vaccini, boom di adesioni tra i giovani. Moderna: chiesto l’ok per la fascia 12-17 anni

Moderna ha chiesto il via libera all’Ema per il suo vaccino anti-Covid nella fascia 12-17 anni “è efficace al 100%”

Avatar

Pubblicato

il

COSENZA – “È bellissimo vedere file di ragazzi come quelle fuori da un concerto ma che invece vanno a vaccinarsi contro il Covid. Speriamo che questa adesione continui pure nelle prossime settimane” ha detto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri nel commentare quello che è stato un vero e proprio boom di adesioni in tutta Italia alla campagna vaccinale tra più i giovani. Le vaccinazioni nella regioni producono i loro effetti e i vaccini anticovid piacciono anche ai giovani perchè li rendono liberi e loro sono consapevoli che dall’inoculazione dipende il futuro di tutti. Anche in Calabria la somministrazione ai più giovani è partita sabato con una 5 giorni di dedicata ai maturandi e da ieri anche ai ragazzi che dovranno affrontare gli esami di 3 media. “Se tutto questo può servirci per tornare pienamente alla libertà, dobbiamo farlo. Bisogna vaccinarci e avere fiducia” hanno detto i ragazzi uscendo dai centri di vaccinazione”.

La protezione è praticamente pari al 100% ed è molto importante la vaccinazione dei ragazzi – ha invece aggiunto Sileri – tenuto conto che ci sono degli studi che mostrano come anche gli adolescenti colpiti dal Covid finiscano in ospedale. E i ricoveri sono 3-4 volte di più rispetto a quelli dovuti all’influenza stagionale. Inoltre vaccinare la popolazione più giovane significa limitare quel serbatoio virale che può generare le mutazioni”. “Pensiamo che tra la fine di giugno e la prima parte di luglio tutte le regioni apriranno la campagna vaccinale per i giovanissimi”.

Moderna chiede l’autorizzazione all’Ema per gli adolescenti

Intanto anche l’azienda Moderna ha richiesto all’Agenzia europea per i medicinali (EMA) l’autorizzazione all’uso per gli adolescenti per il suo vaccino anti Covid-19. Lo comunica la stessa azienda, sottolineando che la richiesta è basata sullo studio di fase 2/3 del vaccino (mRNA-1273) in adolescenti di età compresa tra 12 e meno di 18 anni negli Stati Uniti. È stata osservata, nei quasi 2.500 adolescenti che lo hanno ricevuto, ricorda Moderna, “un’efficacia del vaccino pari al 100% quando si è utilizzata la stessa definizione di caso dello studio di fase 3 COVE negli adulti”.  L’azienda ricorda inoltre che è stata osservata un’efficacia del vaccino del 93% nei partecipanti sieronegativi a partire da 14 giorni dopo la prima dose. Il vaccino COVID-19 di Moderna è stato generalmente ben tollerato con un profilo di sicurezza e tollerabilità coerente con lo studio di fase 3 COVE negli adulti. L’azienda ha anche presentato la domanda di autorizzazione in Canada e presenterà la domanda di autorizzazione per uso di emergenza alla FDA degli Stati Uniti. “Siamo lieti di annunciare che abbiamo presentato all’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) la richiesta di approvazione della commercializzazione condizionata del nostro COVID-19 Vaccine per l’uso negli adolescenti – ha dichiarato Stéphane Bancel, Chief Executive Officer di Moderna -. Siamo incoraggiati dal fatto che il COVID-19 Vaccine di Moderna sia altamente efficace nel prevenire l’infezione da COVID-19 e SARS-CoV-2 negli adolescenti. Abbiamo inoltre richiesto l’autorizzazione a Health Canada e richiederemo un’autorizzazione d’emergenza alla FDA degli Stati Uniti e alle agenzie di regolamentazione di tutto il mondo per questa importante fascia di popolazione. Restiamo impegnati a fare la nostra parte per aiutare a porre fine alla pandemia di COVID-19″.

Italia

Federfarma, è assalto alle farmacie: 2,5 milioni di green pass e 60% di tamponi

Farmacie in difficoltà e prese d’assalto dai cittadini “si fatica a reggere l’urto. Siamo al vostro fianco ma aiutateci ad aiutarvi”

Marco Garofalo

Pubblicato

il

Scritto da

COSENZA – Un vero e proprio assalto alle farmacie per il Green pass con le strutture che faticano a gestire i servizi. Ne sono stati stampati 2,5 milioni cifra che si va ad aggiungere all’altra prestazione erogata, circa il 60% dei tamponi rapidi effettuati in Italia. A lanciare l’allarme è Federfama per bocca del suo presidente Marco Cossolo, intervenuto ai microfoni della trasmissione “Genetica Oggi”, condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus. “Nell’epoca della digitalizzazione, i cittadini si rivolgono al loro farmacista di fiducia anche per il Green pass -ha detto Cossolo-. Non c’è solo da stampare un foglio, ma molte volte chiedono anche spiegazioni sull’utilizzo e la durata. Quando si parla di salute il cittadino vuole avere come interlocutore un operatore sanitario, mi spiego in questo modo quest’assalto alle farmacie che se da un lato è una cosa buona, dall’altro ci sta mettendo in difficoltà”.

“La nostra preoccupazione – ha aggiunto – è per i pazienti che vengono in farmacia per prendere le medicine che magari possono manifestare dei malumori. Se c’è qualcuno che arriva con le tessere sanitarie di tutta la famiglia per stampare il green pass a tutti, magari il farmacista preso da questo non dà la dovuta attenzione al paziente nell’erogazione del farmaco come siamo abituati a fare. Mi sento di lanciare un appello: siamo al fianco dei cittadini e continueremo ad esserlo, ma aiutateci ad aiutarvi, cerchiamo di essere comprensivi e pazienti. Negli ultimi giorni sono stati stampati 2,5 milioni di Green pass in farmacia, si fa fatica a reggere l’urto. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità e la confermiamo ma chiediamo disponibilità anche ai cittadini”.

Il 60% dei tamponi rapidi vengono fatti in farmacia. Questo fa capire l’impatto che ha avuto la farmacia nel tracciamento. I vaccini stanno andando avanti, con qualche differenza a livello regionali“, ha aggiunto Cossolo. “Il generale Figliuolo ci ha invitato anche a dare una mano sulla vaccinazione dei più giovani e noi abbiamo dato la nostra disponibilità”. Sulla medicina del territorio ha poi detto: “Nel pnrr è stato descritto molto bene il ruolo delle farmacie rurali, questa descrizione andrebbe ripresa per tutte le farmacie anche nelle città. L’esempio del green pass a Roma dimostra come non siano solo gli abitanti delle comunità rurali che vogliono il proprio farmacista, anche gli abitanti delle grandi città”

Continua a leggere

Italia

Lavoro: 400.000 fuorisede tornati a casa grazie allo smart working

Il 20% di chi prima della pandemia lavorava fuorisede ha approfittato del lavoro agile per tornare nella sua città di origine o spostarsi in un’altra città

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

CATANZARO – Smart e remote working sono stati per molti un’occasione per riorganizzare la propria vita, anche da un punto di vista abitativo, e tra le categorie che più hanno beneficiato di questa opportunità c’è quella dei lavoratori fuori sede. Secondo un’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research e Norstat, nell’ultimo anno il 20% dei fuorisede, vale a dire 400.000 individui, hanno approfittato dello smart working per cambiare città.
Il 75% di loro ha scelto di tornare a vivere nel luogo di origine, mentre il 25% ha preferito trasferirsi in un’altra città, diversa sia da quella in cui è nato sia da quella dove ha sede l’azienda per cui lavora.

Le regioni

Guardando al fenomeno degli “smart workers di ritorno” emerge chiaramente come questo abbia assunto connotati diversi a seconda dell’area geografica. Alcune regioni, soprattutto nel Meridione, hanno visto rientrare lavoratori in misura maggiore rispetto a quelli che sono usciti: è il caso della Sardegna (+40%), ma anche della Sicilia (+27%) e della Calabria (+21%).

Di contro, le regioni con città più popolose da un punto di vista demografico e lavorativo, hanno avuto un bilancio negativo, vale a dire che il numero di smart workers che hanno lasciato la regione è superiore a quello di coloro che vi hanno fatto ritorno: ad esempio Lombardia (-2%), Piemonte (-10%) e Lazio (-20%).

Una tendenza emersa dall’indagine è quella dello spostamento dai grandi centri urbani ma non verso le regioni del meridione, bensì verso comuni più piccoli siti all’interno della stessa regione dove ha sede l’azienda per cui è impiegato lo smart worker; fenomeno questo particolarmente evidente in Lombardia e Lazio.

Tenore di vita più alto

Uno degli elementi che ha spinto i fuorisede a cambiare città è quello economico. Se è vero che la retribuzione media degli “smart workers di ritorno” è pari a 1.840 euro, per uno su tre lo stipendio mensile è inferiore ai 1.500 euro. Cambiare città mantenendo lo stesso lavoro ha permesso quindi a molti di migliorare il proprio tenore di vita; il 28,1% ha dichiarato che la ragione principale per cui ha deciso di rimanere a lavorare da remoto è perché, pur percependo lo stesso stipendio, può permettersi cose che prima da lavoratore fuori sede non poteva. Da notare, però, che la prima ragione per cui si è scelto di lavorare da un’altra città (42,1%) è la volontà di trovare un ritmo di vita più a misura d’uomo, qualunque cosa questo voglia dire.

Analizzando le intenzioni per il futuro, 6 smart workers di ritorno su 10 hanno dichiarato di non avere intenzione di tornare a fare i fuorisede con casa in affitto e di voler continuare a lavorare da remoto, dalla propria città di origine o da quella in cui si sono trasferiti dopo il lockdown.

Crescono i mutui nei piccoli comuni e le attivazioni di linee internet

L’emigrazione dai grandi centri urbani trova conferma anche analizzando l’andamento delle richieste di mutui e delle attivazioni di linee internet casa. Il recente osservatorio di Facile.it e Mutui.it ha messo in evidenza come nel primo semestre 2021 le domande di finanziamento per immobili ubicati in comuni con meno di 250.000 abitanti siano state il 77% del totale, in aumento del 7% rispetto al 2017; anche guardando ai contratti* di attivazione o cambio operatore del servizio internet casa emerge come, tra marzo 2020 e gennaio 2021, vi sia stato un boom soprattutto in alcune delle regioni “di rientro”; Sardegna (+15,9%), Calabria (+9,7%), Marche (+7,1%), Puglia (+4,8%).

Continua a leggere

Italia

Tumori, la diagnosi precoce è più facile con la risonanza-totale DWB

Una nuova macchina usata in pochi centri al mondo, non ha radiazioni e permette di individuare la maggior parte dei tumori ad uno stadio primordiale

Avatar

Pubblicato

il

Scritto da

Permette di individuare la maggior parte dei tumori ad uno stadio primordiale, compresi molti di quelli per cui fino ad oggi non esisteva alcuna possibilità di screening, senza radiazioni e bisogno di liquido di contrasto anche nelle persone sane: è la risonanza magnetica Whole Body Diffusion (DWB), di cui i massimi esperti internazionali di diagnostica per immagini, coordinati dall’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, hanno pubblicato, sulla rivista Radiology, le prime linee guida per il suo uso nella diagnosi precoce dei tumori. La DWB è in grado di creare un’unica immagine di tutto il corpo senza utilizzare radiazioni né mezzi di contrasto, ottenendo immagini ultra-sensibili a livello molecolare. Inizialmente è stata utilizzata per pazienti con tumori ad alto rischio di sviluppare metastasi nascoste e asintomatiche. Vista la sua capacità di visualizzare lesioni di pochissimi millimetri spesso non individuabili con le altre tecniche, si è pensato di applicarla anche allo screening per le persone sane.

“I risultati clinici ottenuti con i pazienti, l’assenza di radiazioni e mezzo di contrasto e l’assoluta sicurezza dell’esame ci hanno spinto a proporre questo tipo di risonanza alle persone sane – spiega Giuseppe Petralia, primo autore dello studio – per ottenere uno screening dell’intero corpo, per individuare per tempo anche tumori come quelli del pancreas, del rene, dell’apparato osseo o linfomi che oggi sfuggono alla prevenzione”. Attualmente la tecnica è utilizzata nei principali ospedali oncologici europei e americani per i malati oncologici, ma solo allo Ieo è applicata in grandi volumi anche per la diagnosi precoce dei tumori, oltre che sui pazienti oncologici già in cura, quando le indagini convenzionali non sono state conclusive e in tutte le pazienti incinte. “Con la risonanza magnetica Whole Body Diffusion e le linee guida – commenta Roberto Orecchia, direttore scientifico dello Ieo – abbiamo uno strumento in più di medicina di precisione”.

Continua a leggere

Di tendenza