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Piano Estate, scuole aperte da giugno ad agosto. Solo 2 studenti su 10 dicono si

Il sondaggio di Skuola.net sul Piano Estate messo a punto dal ministero. Ma anche per Orizzontescuola il 70% dice ‘no’

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COSENZA – La scuola d’estate potrebbe essere un flop ancora prima di cominciare. Il Piano Estate appena ufficializzato dal ministero dell’Istruzione, che prevede l’apertura degli istituti durante i mesi estivi, non sembra infatti scatenare l’entusiasmo di nessuno degli attori potenzialmente coinvolti: studenti, docenti e genitori. A farlo capire chiaramente sono proprio i ragazzi: tra i 6mila alunni di scuole medie e superiori raggiunti da un sondaggio di Skuola.net, circa 3 su 4 non credono sia una buona idea prolungare ulteriormente un anno già di per sé molto complicato. Per questo, nonostante si tratterebbe di andare a scuola solo per svolgere attività non puramente didattiche – votate più alla socializzazione e all’orientamento che all’apprendimento – peraltro su base volontaria, in pochissimi, qualora il proprio istituto decidesse di aderire, parteciperebbero: quasi 8 su 10 – ma al Sud il dato arriva all’85%, proprio nei territori verso cui è principalmente rivolto il piano ministeriale – hanno espresso il desiderio di volersi godere l’estate in altro modo, come da tradizione. I ragazzi, inoltre, sembrano essere appoggiati anche dalle mamme e dai papà. Perlomeno da quelli che si sono già pronunciati sull’argomento. In base al loro racconto, infatti, più di 7 genitori su 10 sarebbero contrari all’apertura estiva.

Qualcosa di simile succede se si interpellano gli insegnanti: oltre 6 su 10, sempre tra chi ha già commentato con gli alunni la scelta del Ministero, si sarebbero schierati contro il progetto. Certo, è ancora molto presto per tirare le somme. L’iniziativa è stata lanciata da una manciata di giorni e solo ora gli istituti potranno presentare un eventuale piano operativo. Ma già il 15% delle strutture sembra aver rispedito al mittente l’offerta del Ministero dell’Istruzione. Al momento, appena 1 scuola su 10 ha comunicato agli studenti e alle famiglie l’intenzione di voler aderire. Le altre stanno ancora riflettendo sul da farsi. Una percentuale che tutto sommato non si discosterebbe da quanto avvenuto nell’a.s. 2016/2017, quando su 4.633 istituzioni scolastiche finanziate per potenziare l’offerta extra-scolastica oltre il normale orario, da Viale Trastevere facevano sapere che “il 10% delle scuole finanziate ha presentato progetti che prevedono aperture durante il periodo estivo”.

La maggior parte dei ragazzi (25%), un po’ a sorpresa, va controcorrente e preferirebbe concentrarsi sul recupero degli apprendimenti, magari con sessioni di studio di gruppo. Tanti altri (21%), al contrario, ne approfitterebbero per focalizzarsi su aspetti psicologici, per avere l’opportunità di sfogarsi un po’ parlando di come hanno vissuto durante la pandemia. Quasi 1 su 5 gradirebbe fare laboratori musicali, di arte, di spettacolo. Il 18% vorrebbe fare sport. Il 15%, invece, vorrebbe semplicemente stare insieme agli altri dopo un anno di sostanziale isolamento. Anche un sondaggio della rivista on line Orizzonte Scuola, che in meno di 24 ore ha visto la partecipazione di oltre 5 mila persone, rivela che gli utenti che non intendono partecipare alle attività d’estate sono 3725, più del 71% degli intervenuti totali. Chi invece pensa di partecipare alle attività estive previste dal piano del Ministero è stato il 18% del totale. Ma c’è anche chi non ha ancora deciso se parteciperà o meno alle iniziative estive: nel sondaggio di Orizzonte Scuola gli indecisi sono stati infatti il 10% del totale.

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Terza dose a over 80, Rsa e sanitari a rischio. Per tutti gli altri si valuteranno i dati

In base all’andamento della pandemia si valuterà, dunque, se estendere le vaccinazioni a tutta la popolazione

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ROMA – “Partiamo con la terza dose per ottantenni, ospiti delle rsa e personale sanitario. Diamo subito più protezione ai più fragili e a chi lavora nei presidi sanitar”. Lo ha detto il Ministro Roberto Speranza commentando la nuova circolare del ministero della Salute sulla somministrazione della terza dose di vaccino anti Covid. Soggetti dagli 80 anni di età, personale e ospiti dei presidi residenziali per anziani e, in un momento successivo, gli esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario che svolgono le loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi, a partire dai 60 anni o con patologia concomitante tale da renderli vulnerabili a forme di COVID-19 grave o con elevato livello di esposizione a infezione. Sono le categorie cui verrà somministrata la terza dose di vaccino anti-Covid. Lo indica la nuova circolare del ministero.

Fermo restando la priorità del “raggiungimento di un’elevata copertura vaccinale con il completamento dei cicli attualmente autorizzati, sarà possibile procedere con la somministrazione di dosi “booster” di vaccino anti SARS-CoV-2/COVID-19 (come richiamo dopo un ciclo vaccinale primario) a favore” di categorie indicate, si spiega nella circolare ‘Avvio della somministrazione di dosi “booster” nell’ambito della campagna di vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19’ firmata dal direttore della Prevenzione Gianni Rezza. Si tratta dunque di: “soggetti di età over 80; personale e ospiti dei presidi residenziali per anziani”.

In un “momento successivo, una dose booster potrà essere altresì offerta agli esercenti le professioni sanitarie e operatori di interesse sanitario che svolgono le loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, parafarmacie e negli studi professionali, a partire dai soggetti di età sopra i 60 anni o con patologia concomitante tale da renderli vulnerabili a forme di COVID-19 grave”.

Terza dose in base all’andamento della pandemia

La strategia di offerta vaccinale a favore di ulteriori gruppi target o della popolazione generale “verrà invece decisa sulla base dell’acquisizione di nuove evidenze scientifiche e dell’andamento epidemiologico”. E’ quanto si legge nella circolare del ministero della Salute sulla terza dose di richiamo della vaccinazione anti-Covid ‘Avvio della somministrazione di dosi “booster” nell’ambito della campagna di vaccinazione anti SARS-CoV-2/COVID-19’.

Terza dose anche ai molto fragili con patologie pregresse

In linea con quanto evidenziato dal CTS, la strategia di somministrazione di una dose “booster” “potrà includere anche i soggetti con elevata fragilità motivata da patologie concomitanti/pre-esistenti, previo parere delle agenzie regolatorie“. Lo precisa la nuova circolare del ministero della Salute. Indipendentemente dal vaccino utilizzato per il ciclo primario, “sarà per ora possibile utilizzare come dose booster – si sottolinea – uno qualsiasi dei due vaccini a m-RNA autorizzati in Italia (Pfizer e Moderna). La dose “booster” va somministrata dopo almeno 6 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario.

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Interviste con il permesso, per i medici è censura “No al bavaglio”

Da Galli a Bassetti e Pregliasco contro la proposta di legge firmata dal deputato Giorgio Trizzino e accolta dal governo

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ROMA – L’ordine del giorno della discordia è stato firmato dal deputato Giorgio Trizzino, laurea in Medicina, eletto nel 2018 con il Movimento 5 stelle e passato al gruppo misto nel marzo di quest’anno. L’odg al Dl Green Pass bis è stato accolto dal governo e dice chiaro e tondo che i professionisti sanitari “possono fornire informazioni relative alle disposizioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso, tramite qualunque mezzo di comunicazione, previa esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria“. Come dire: virologi, infettivologi e tutti i medici della pandemia che rilasciano dichiarazioni e interviste ai media – tv, radio o carta stampata – prima di aprire bocca devono farsi dare l’autorizzazione dall’azienda per cui lavorano “al fine di evitare di diffondere notizie o informazioni lesive per il Sistema sanitario Nazionale e di conseguenza per la salute dei cittadini”.

Un’indicazione evidentemente difficile da digerire, tanto che la levata di scudi è stata unanime. A cominciare dal contrattacco di Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive de Policlinico San Martino di Genova, uno dei medici che più si sono visti in tv a parlare del Coronavirus: “Non si può mettere un bavaglio a medici e professori universitari che parlano di come evolve una malattia infettiva come il Covid perchè fino a prova contraria siamo in uno Stato democratico. Limitare la libertà di parlare sarebbe gravissimo, scandaloso, questo è fascismo. Sarebbe una norma che rasenta la stupidità, il ridicolo”. E rincara, “credo che abbiano paura del nostro pensiero, ci vogliono tappare la bocca perchè siamo più convincenti della fuffa dei no vax”.

Sull’argomento neanche Massino Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano, le manda a dire. E tanto per fare il punto sulle autorizzazioni da parte delle aziende ospedaliere su cosa dire e cosa no ricorda che solo l’inverno scorso proprio il Sacco fece una smentita pubblica di una sua intervista in cui aveva spiegato che le corsie erano piene di pazienti con la variante Beta (l’inglese). “E a sua volta – sottolinea – l’ospedale fu smentito dai fatti pochi giorni dopo perchè i malati ricoverati avevano contratto proprio la Beta”. “Certo – argomenta – ci sono persone che dicono assolute sciocchezze, altri che dicono e poi disdicono, e ci sono anche professionisti che spiegano le cose come stanno. Ma in questo caso siamo al grottesco: impedire ai medici di esprimersi è come dire che un avvocato non può discutere di argomenti giuridici in tv e sui giornali o un ingegnere di argomenti tecnici”.

Dal canto suo il virologo Fabrizio Pregliasco rilancia: “Più che quest’ordine del giorno servirebbe una Carta che contenga modalità e principi per la divulgazione di notizie scientifiche. Una Carta che valga anche per politici, giornalisti, avvocati, cosiddetti esperti, insomma tutti coloro che intervengono sui media. Anche se poi non si sa chi è che dovrebbe controllare”. E accusa: “Di sicuro molti aspetti scientifici sono stati trattati come news, notizie di cronaca. Ma con la Medicina non funziona così, l’esito di uno studio fatto su dieci persone non è un passo avanti nella scienza e non deve essere sbandierato”.

L’affondo finale lo dà Bassetti: “Personalmente, ricordo che sono un professore universitario e per andare in tv non devo chiedere l’autorizzazione a nessuno. Quella di Trizzino è un’idea liberticida. Magari invece si faccia una proposta di legge per i politici che vanno a parlare in televisione di Covid e Medicina senza saperne niente, si stabilisca che dovrebbero studiare prima di parlare. Ma non ci limiteranno, continueremo a spiegare questa malattia”.

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Nuova allerta in rete, falso link per atto di citazione della Polizia Postale

E’ la stessa Polizia Postale a lanciare l’allerta: “Attenzione: nuova ondata di phishing” tramite false email apparentemente provenienti dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza per carpire i dati

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ROMA – Email a gogo che, solo apparentemente, arrivano da mittenti istituzionali e che c’invitano a cliccare su un link. Nulla di più falso e pericoloso ma solo “phishing” che presentandosi dietro una miriade di diversi tipi di messaggi, serve ai malviventi della rete per carpire i nostri dati personali e/o bancari. L’ultima frode in ordine di tempo per la massiva attività di phishing segnalata dalla Polizia Postale sulla sua pagina Facebook “Commissariato di PS Online – Italia” con un post riguarda il fantomatico atto di citazione della Polizia Postale:

“È in atto una campagna di phishing attraverso false email apparentemente provenienti dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza. La mail invita ad aprire un allegato, contenente un falso “atto di citazione” della polizia postale, nel quale, con l’inganno, l’ignaro utente viene convinto di essere sottoposto ad indagini giudiziarie e indotto a contattare i truffatori, per produrre fantomatiche “giustificazioni”. Se dovessero riceversi simili comunicazioni occorre segnalare l’accaduto alla Polizia Postale e prestare la massima attenzione: trattasi di un raggiro finalizzato, verosimilmente, a carpire dati personali, richiedere pagamenti non dovuti o ancora, infettare i dispositivi della vittima con pericolosi virus informatici. La Polizia Postale raccomanda di non dare alcun seguito a tali email, evitando di entrare in contatto con i truffatori ed astenendosi dal fornire i propri dati personali o dall’aprire qualunque tipo di allegato.

«Si tratta di semplici, ma efficaci consigli che – spiega Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” –  possono evitarci molti grattacapi. In ogni caso, è quasi sempre sufficiente ignorare questi messaggi e cancellarli dai nostri dispositivi per non cadere nella trappola. Nel caso siate comunque incappati in una frode di questo tipo potrete rivolgervi agli esperti dell’associazione».

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