AstraZeneca, oggi riunione Aifa-ministero. Sileri "possibili limiti ad alcune categorie" - QuiCosenza.it
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AstraZeneca, oggi riunione Aifa-ministero. Sileri “possibili limiti ad alcune categorie”

Il ministro della salute sarebbe favorevole a rivedere alcune le categorie, ma l’ultima parola spetta all’Aifa.

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COSENZA – Il vaccino di AstraZeneca continua ad essere sorvegliato speciale. Ad oggi in Italia è stato somministrato il 54% delle dosi del vaccino anglo-svedese (2.218.038 su 4.098.800 consegnate), secondo il database del ministero della Salute, mentre per Moderna la percentuale scende al 50% (658.403 su 1.328.200 consegnate). Pfizer ha invece una percentuale di somministrazione del 96%, (8.375.625 di dosi su 8.709.480 consegnate). In totale in Italia su 14.136.480 dosi dei tre vaccini arrivate ne sono state somministrate 11.252.066, l’80%.

Nel tardo pomeriggio di oggi ci sarà una riunione tra i tecnici dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e il ministero della Salute in merito ad eventuali ulteriori indicazioni sull’utilizzo del vaccino anti-Covid di AstraZeneca. Per una decisione, tuttavia, si attenderà il pronunciamento dell’Agenzia europea dei medicinali Ema, atteso entro giovedì, sull’eventuale correlazione tra il vaccino ed i rarissimi eventi trombotici segnalati in vari Paesi. Al momento, comunque, non c’è nessuna indicazione dalla Commissione europea sulla nuova valutazione che l’Agenzia del farmaco (Ema) sta preparando sul collegamento tra i rari casi di trombosi e la vaccinazione con il ritrovato AstraZeneca. l responsabile della strategia dei vaccini dell’Ema Marco Cavaleri ha indicato in un’intervista al Messaggero che è sempre più difficile affermare che non vi sia un rapporto di causa ed effetto tra la vaccinazione con AstraZeneca e casi molto rari di coaguli di sangue insoliti associati a un basso numero di piastrine… Nelle prossime ore diremo che il collegamento c’è, come questo avviene dobbiamo però ancora capirlo’. Il 31 marzo l’Ema aveva indicato: ‘Al momento la revisione non ha identificato alcun fattore di rischio specifico, come l’eta’, il sesso o una precedente storia medica di disturbi della coagulazione, per questi eventi molto rari. Un nesso causale con il vaccino non è’ dimostrato, ma è possibile e ulteriori analisi stanno continuando’.

Sileri “possibili limitazioni, ma non si decide oggi”

“Per maggiore precauzione è possibile che l’Agenzia europea dei medicinali indichi che per una determinata categoria è meglio non utilizzare il vaccino anti-Covid di AstraZeneca”. Lo ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, “Questo è successo anche per tanti altri famaci e nel caso di AstraZeneca il vaccino è  stato utilizzato in un numero estremamente alto di soggetti, mentre gli eventi trombotici rari segnalati sono pochissimi” ha aggiunto Sileri. “Non vi è ombra di dubbio che vi sia un rapporto rischio-beneficio positivo. L’EMA può  individuare dei sottogruppi di popolazione che presentano un comun denominatore per un maggiore livello di rischio e valutare il rapporto causa-effetto in tali gruppi” ha proseguito il sottosegretario. Quanto alla possibilità che l’EMA arrivi quindi a limitare l’uso del vaccino escludendo alcune categorie, Sileri ha spiegato che “ciò rientra nei processi di farmacovigilanza ed è già successo per tanti altri farmaci, a partire dall’aspirina, per la quale a partire dagli anni ’80 è stato posto un limite d’uso per la fascia dei bambini sotto i 12 anni per alcuni eventi avversi”.

Sileri ha poi evidenziato “che non sarà probabilmente oggi l’Aifa a prendere la prima decisione sugli eventuali rischi del vaccino AstraZeneca, ma la dovrà prendere l’Ema a livello centrale. Le decisioni possibili sono o che si o si andrà avanti così, o si sospenderà o, cosa più probabile, si decideranno delle limitazioni per età o raccomandazioni per determinate fasce d’età per via di una complicazione estremamente rara in soggetti giovani di sesso femminile. Se l’Aifa dà una linea, la Germania un’altra, poi si fa confusione. E’ a livello centrale dell’Ema che vanno date le indicazioni – continua – Il vaccino di AstraZeneca è sicuro e ci sono più vantaggi nel farlo che nel non farlo“. Alla domanda, se toccasse a lui scegliere, Sileri ha risposto che si consulterebbe con gli enti regolatori, ma “siccome in questo momento le dosi non bastano per tutti, dobbiamo proteggere gli anziani, per cui oggi il beneficio è senza ombra di dubbio. Per le donne più giovani in questo momento consiglierei comunque il vaccino AstraZeneca”.

Italia

Minacce via social al virologo Bassetti, denunciato anche un cosentino

Al virologo e direttore di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti sono arrivati insulti sui social. Due persone sono state denunciate, una è di Cosenza

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GENOVA – Due cinquantenni residenti a Trieste e Cosenza sono stati denunciati e sono stati sequestrati i loro telefoni. I due soggetti sono accusati di aver insultato sui social network il direttore di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, minacciato dopo che a fine anno aveva spiegato sui social di essere stato vaccinato e per aver sottolineato l’importanza del vaccino per arginare la pandemia.

A quegli insulti seguirono oltre 800 commenti, tra cui decine di offese e minacce più o meno velate: “Ignorante”, “bugiardo”, “cafone”, “decerebrato”, “venduto” ma anche “devi morire insieme ai vaccini”. Bassetti inoltre avrebbe ricevuto telefonate e lettere minatorie e per questo aveva sporto denuncia alla Digos. Le due denunce sono le prime di una serie che è destinata ad allungarsi. Le abitazioni dei due denunciati sono state perquisite dalla Digos e i telefoni sequestrati.

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Calabria

Vaccinazione nelle carceri, Fp Cgil: si va a rilento, Governo intervenga

“Procedono troppo lentamente le vaccinazioni nelle carceri benché a detta di tutti queste ultime siano un luogo ad alto rischio di contagio da Covid19”

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CATANZARO – “Nelle case circondariali si sarebbe dovuto procedere ad una rapida vaccinazione dei lavoratori e dei detenuti ma le somministrazioni di vaccino arrancano, come dimostrano i dati forniti dall’Amministrazione penitenziaria mentre il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità non ha fornito alcun dato su questa materia, ma ci risulta che ci siano regioni in cui si deve ancora iniziare”. A denunciarlo è la Fp Cgil nel chiedere un intervento del governo.

“I poliziotti penitenziari vaccinati ad oggi – precisa il sindacato – con la prima dose sono 15.889, circa un mese fa erano 8.253, mentre il personale delle Funzioni centrali e della carriera dirigenziale vaccinato risulta di 1.677 unità, a dispetto dei 711 del mese scorso. Di questo passo serviranno altri due o tre mesi per vaccinare tutto il personale con la prima dose e almeno otto mesi per completare il piano vaccinale con la seconda dose. Non ci sembrano tempi adeguati per quella che doveva essere una priorità”.

Anche perché, osserva la Fp Cgil, “il numero dei contagiati resta pressoché costante: erano 655 i poliziotti penitenziari che risultavano positivi un mese fa, oggi sono 642, mentre per quanto riguarda il personale delle Funzioni centrali e della dirigenza si è passati da 49 a 41”. Nello specifico “quanto accaduto a Reggio Emilia in questi giorni, con 25 contagiati su 140 tra il personale e 115 su 400 tra i detenuti, insieme al focolaio di Catanzaro, dove si sono registrati dei decessi, ci fa capire che non ci si può permettere di abbassare la guardia e che non sono ammessi tentennamenti. A creare maggior confusione – continua la Fp Cgil – la notizia che gli assistenti sociali che lavorano nell’esecuzione penale esterna hanno l’obbligo di vaccinarsi e quindi a loro non viene data possibilità di scelta. Verrebbe da dire poche idee e ben confuse. La Ministra Cartabia si è impegnata a seguire in prima persona l’iter del piano vaccinale, è bene che il governo si muova celermente e faccia chiarezza”.

 

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Calabria

Maxi blitz “Arhat” contro narcos e spacciatori, 37 arresti

L’operazione dei carabinieri vede coinvolte 6 regioni italiane. Trentasette le persone indagate tra italiani e stranieri

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MILANO – Un blitz contro vari gruppi dediti al traffico e allo spaccio di droga è stato eseguito oggi dai carabinieri di Milano con 37 arresti in 6 regioni ed in particolare nelle province di Alessandria, Bergamo, Genova, Monza, Padova, Pavia, Roma, Varese, Vibo Valentia e Vicenza. Le 37 persone sono 20 italiane e 17 straniere. Di queste 27 finite in carcere e 10 sottoposte agli arresti domiciliari.

Le accuse nei confronti degli indagati sono di associazione “finalizzata alla produzione, al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con le aggravanti della transnazionalità e della disponibilità di armi”. L’operazione, denominata “Arhat“, scaturisce da un’indagine avviata nell’agosto del 2018 dai militari di Milano Duomo a seguito dall’arresto in flagranza di un cittadino italiano, trovato in possesso di 3,5 kg di sostanza stupefacente (tra cocaina, hashish e marijuana).

Le indagini hanno consentito l’individuazione di svariati gruppi criminali, tutti operanti nel capoluogo lombardo anche se con ramificazioni in altre aree del Paese, attivi nel traffico e nello spaccio di stupefacenti. Uno di tali gruppi è stato accertato essere composto da soggetti italiani (alcuni di origine calabrese), due dei quali sono risultati mantenere saldi rapporti con vertici ed emissari della ‘ndrangheta reggina. I restanti gruppi sono riconducibili a nuclei di origine eritrea e sudamericana, nonché ad alcune cellule, di varia nazionalità o etnia, tra loro indipendenti, che hanno tuttavia evidenziato una spiccata operatività transnazionale.

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