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Consiglio dei Ministri parte civile nel processo che vede imputato Facciolla

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La Presidenza del Consiglio dei Ministri si è costituita parte civile nel processo che vede imputato, davanti al Tribunale di Salerno, l’ex procuratore di Castrovillari Eugenio Facciolla

 

ROMA – Il magistrato è accusato di falso e corruzione e nel processo sono imputati anche l’ex comandante della Stazione dei carabinieri di Cava di Melis, maresciallo Carmine Greco, il poliziotto di Cosenza Vito Tignanelli, gestore di fatto della società di intercettazione Stm, la moglie di Tignanelli, Marisa Aquino, titolare della Stm, Alessandro Nota, carabiniere in servizio a Cava di Melis, e la stessa società STM.

Nel corso dell’udienza l’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Luca Masini, ha avanzato richiesta di acquisizione atti. La difesa – gli avvocati Franco Sammarco, Antonio Quintieri, Pasquale Vaccaro, Lucio Conte, Antonio Zecca – ha avanzato richiesta di prove e lista testi. Il processo prende le mosse dall’indagine della Dda di Catanzaro “Stige” dalla quale sono emersi elementi che hanno indotto la Dda di Catanzaro a inviare gli atti alla Procura di Salerno, competente su fatti che riguardano magistrati del distretto di Catanzaro.

Le accuse per gli imputati sono, a vario titolo, falso e corruzione.

Dopo l’arresto dell’imprenditore Antonio Spadafora in “Stige” (condannato in primo grado 14 anni e 6 mesi), Facciolla e Carmine Greco, secondo l’accusa, avrebbero concordato la redazione di una annotazione nella quale fossero descritte le attività informative che Greco aveva acquisito mesi prima nel corso di interlocuzioni con Antonio Spadafora, documento risultato materialmente falso. Una condotta che, secondo l’ipotesi accusatoria, rappresenterebbe anche una grave scorrettezza anche nei confronti dei magistrati della Dda di Catanzaro – titolari del procedimento Stige – che stavano svolgendo indagini a carico di Antonio Spadafora e di Carmine Greco (condannato in primo grado a 13 anni per concorso esterno) per il reato di associazione mafiosa.

Calabria

Dibattito politico al vetriolo. Spirlì replica alla Bruni: “becchina del Pd”

Parole infuocate tra il presidente facente funzioni della Regione, Nino Spirlì, e la candidata del centrosinistra alla presidenza Amalia Bruni

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CATANZARO – Amalia Bruni accusa la Giunta ‘capitanata’ da Spirlì di aver perso 250 milioni di euro del potenziamento della sanità per la lotta al Covid: “La gestione della pandemia – ha dichiarato Bruni – ci ha confermato la grande incompetenza di chi amministra la Regione Calabria, dimostrando per l’ennesima volta di non avere nessuna capacità in ambito sanitario, fino a diventare, addirittura, pericolosi per la gente”.

Amalia Bruni citando la stampa online si dice “sconcertata dalla notizia, che in Calabria non sarebbero stati spesi 250 milioni di euro che potevano essere utilizzati per assumere personale sanitario, migliorare i protocolli Covid, aumentare i posti in terapia intensiva, far funzionare al meglio il servizio del 118. Invece, Spirlì, che nel frattempo ha cominciato a fare a scaricabarile con i commissari, è rimasto chiuso nella sua torre d’avorio senza muovere un dito. Una mancata gestione – aggiunge Amalia Bruni – sulla quale bisognerà fare una riflessione a tempo debito, mentre la situazione ancora oggi è di totale emergenza ed occorre che intervenga immediatamente il ministro della Sanità perché la Calabria non può essere oggetto di ricatto da parte di persone incompetenti, incapaci, indifferenti e insensibili, compresi i commissari che in dodici anni hanno soltanto peggiorato la situazione. Lo Stato – secondo la candidata – deve farsi carico delle sue responsabilità e garantire il diritto alla salute ai cittadini di questa regione, a prescindere da tutto, non ci si può sempre girare dall’altra parte sulla mancata osservazione di uno dei principi cardine della nostra Costituzione. I servizi sono ormai ai minimi termini – denuncia – e sono i proprio i calabresi a pagare lo scotto più grave, senza alcuna tutela sanitaria. Nelle mani di ognuno di noi c’è la possibilità di dare il via a un nuovo corso politico in questa regione, il prossimo fine settimana saremo chiamati al voto ed al giudizio sull’operato di quanto svolto in questi due anni dal centrodestra, la nuova Calabria passa dalle scelte che faremo in cabina elettorale”. 

Spirlì contrattacca e la definisce “ricercaTtrice e becchina del Pd”

Non si è fatta attendere la replica del presidente facente funzioni Spirlì che ha replicato: “E niente! La signora dei vetrini, becchìna del Pd in Calabria, continua a vedere torri d’avorio dappertutto. Più o meno quelle in cui è vissuta lei, inutilmente foraggiata da passate amministrazioni compiacenti. La Caronte de noantri, candidata dal sinedrio di palazzo a dispetto dei ras calabresi, che non la accompagnano mai nei suoi giri a vuoto per le strade della Calabria, si sveglia tutte le mattine con lo stesso mantra – probabilmente, l’unico che tiene a memoria, dopo le lezioni serali di politica che Boccia e Graziano (i suoi, e solo suoi, diavoli custodi) le hanno invano impartito – e, invece di proporre, spettegola e abbassa la qualità di una campagna elettorale che, a sinistra, sta mostrando il peggio”.

“Ah! Benedetto Oliverio – continua Spirlì – che, pur avversario usque ad mortem, qualcosa ne sa. A modo suo, ma ne sa! Il resto è di una noia mortale e fa paura. Sarebbe meglio, per i Calabresi e la Calabria, che al secondo posto, seppur distanziati di molto, arrivassero gli ultimi samurai del vecchio governatore. Almeno l’Abc della politica lo conoscono”. Infine il presidente Spirlì lancia un guanto di sfida alla Bruni: “spieghi la ‘ricercaTtrice’, come mai i suoi giannizzeri non siano i candidati storici, i quali, invece, si tengono ben lontani della sua corte romanocampana, perdente per Dna, e la smetta di occuparsi di infrastrutture elefantine, ché, peraltro, l’avorio è materiale protetto ed è meglio che resti attaccato, a zanna, alla testa dei pachidermi africani”.

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Geologi scrivono ai candidati sindaci e presidente: “il futuro è la Geotermia”

Lettera aperta del Consiglio Nazionale dei Geologi, d’intesa con numerose associazioni di categoria presenti nella “Piattaforma Geotermia”, per sensibilizzare i futuri decisori politici verso l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili

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CATANZARO – La Geotermia è una risorsa inesauribile ancora poco sfruttata, sebbene l’Italia sia stata la prima nazione al mondo ad utilizzare il calore terrestre come fonte energetica alternativa a quelle fossili. La conformazione geologica del territorio predispone infatti, il nostro Paese a condizioni fovorevolissime allo sfruttamento del calore presente nel sottosuolo, soprattuto per impianti a “bassa entalpia” (geoscambio), utilizzabili sia per il riscaldamento e raffrescamento delle nostre abitazioni, che in ambito industriale, ma tale risorsa non è ancora disciplinata da una norma nazionale, con conseguenti difficoltà ed eterogeneità di approcci da regione a regione o addiruttura da provincia a provincia.

La scarsa attenzione mostrata negli ultimi anni dalla politica verso la Geotermia, non costituisce soltanto una mancata occasione di risparmio economico per la popolazione, ma denota una occasione persa per creare le migliori condizioni per un ambiente più sano, nel rispetto dei diritti delle future generazioni.

Le città coprono circa il 3% della superficie sulla Terra ma producono circa il 72% di tutte le emissioni globali di gas serra. Si stima che in Europa, entro il 2050, quasi l’85% degli europei vivrà nelle città. Pertanto, l’emergenza climatica deve essere affrontata dalle città e dai cittadini, guidati da scelte politiche ben precise ed orientate. Gli ultimi studi sullo stato di salute del pianeta Terra sono molto preoccupanti, e le proiezioni future conferiscono un grado di allarme da codice rosso per l’intera umanità: l’immissione di gas clima alteranti in atmosfera sta portando a conseguenze drammatiche ed irreversibili, non lasciando più spazio ad opinioni ed interventi diversi da quelli fissati dall’Agenda 2030 e dallo stesso Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza, per una Transizione Ecologica davvero radicale, in cui la geotermia a bassa entalpia può recitare un ruolo davvero fondamentale.

“Questa è la “scommessa” dei nostri tempi. Tra l’affrontarla correttamente e tempestivamente o rinviarne le scelte si gioca la possibilità di crescita delle nostre comunità oppure la loro marginalizzazione rispetto all’Europa con aumento di diseguaglianze e divari socio-economici. Ci aspettiamo – scrivono i geologi nella lettera aperta ai candidati – che i futuri sindaci ed il futuro presidente della Regione Calabria mostrino l’impegno e la determinazione necessari per affrontare questa sfida, insieme ai loro concittadini, per il bene dell’ambiente e delle future generazioni”.

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Tragico incidente sulla Statale 106, due vittime

Lo scontro frontale ha provocato la morte di due persone ma anche il ferimento di una terza. L’impatto tra una Kia Rio ed una Fiat Panda di una società di vigilanza privata

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SELLIA MARINA (CZ) – Ancora morti sulle strade calabresi: due persone hanno perso la vita e un’altra è rimasta gravemente ferita in un incidente stradale avvenuto nella notte sulla statale 106 nel comune di Sellia Marina. Due le vetture coinvolte, per cause in corso di accertamenti, in uno scontro frontale; si tratta di una Kia Rio ed una Fiat Panda di proprietà di una società di vigilanza privata.

Deceduti sul colpo i due occupanti della Fiat Panda mentre è rimasto ferito in modo grave il conducente dell’altra vettura che estratto in gravi condizioni dalle lamiere dell’abitacolo dai vigili del fuoco è stato trasportato dal personale sanitario del Suem118 nell’ospedale di Catanzaro. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Sellia Marina che hanno messo in sicurezza il sito e le vetture e i carabinieri della locale Compagnia per gli adempimenti di competenza. Presente personale Anas per il ripristino delle condizioni di sicurezza della sede stradale, una delle cui corsie è rimasta chiusa fino al completamento delle operazioni.

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