Dpcm, riunione Draghi-ministri e CTS. “Rischioso riaprire palestre, piscine e cinema”

Il governo accelera sul nuovo dpcm con le norme anti-contagio da Covid. Una riunione del premier Mario Draghi è in corso con i ministri sul dossier Covid alla quale partecipano anche gli esperti Silvio Brusaferro, Agostino Miozzo e Franco Locatelli. il CTS preoccupato per le varianti “prudenza sulle riaperture”

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ROMA – In corso da un ora circa la riunione operativa nel Governo per fare il punto sulla situazione della pandemia in Italia e sulle nuove misure. Riunione alla quale partecipa il premier Draghi, diversi ministri e gli esperti del CTS. L’intenzione è quella di varare con largo anticipo il nuovo provvedimento destinato a rinnovare le misure anti contagio del dpcm in scadenza il 5 marzo. Domani il ministro della salute Speranza svolgerà in Parlamento le sue comunicazioni, per una interlocuzione tra governo e Camere sul provvedimento. Intanto le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico non cambiano rispetto alle scorse settimane, soprattutto alla luce degli sviluppi delle nuove varianti del virus. È quanto si apprende da ambienti del Cts, che nei giorni scorsi aveva già messo in guardia dai rischi di ulteriori contagi che potrebbero arrivare da eventuali riaperture di impianti da sci, palestre, piscine o cinema. “Ascolteremo il Presidente. Noi diremo che serve la linea della prudenza. Questo si” ha spiegato il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, interpellato prima di entrare a Palazzo Chigi.

Ieri è arrivato il primo provvedimento del nuovo Governo con il decreto sull’emergenza Covid che proroga lo stop agli spostamenti tra le Regioni e prevede un lockdown più duro nelle zone rosse fino al 27 marzo. Anche il governo di Mario Draghi conferma la linea del rigore e introduce, anzi, un ulteriore inasprimento rispetto al provvedimento che scadrà il 25 febbraio, frenando, per ora, il pressing delle Regioni ma anche di parte della nuova maggioranza, a partire dalla Lega. Per altri 30 giorni la mobilità sarà interdetta in tutta Italia, ad eccezione degli “spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità e motivi di salute” e per far rientro “alla propria residenza, domicilio o abitazione”.

Una scelta in linea con quanto sollecitato dagli scienziati che da tempo ripetono come il blocco degli spostamenti sia una delle chiavi per tentare di arginare il diffondersi delle varianti del virus. Ma il Consiglio dei ministri è andato oltre, ritenendo anche necessario modificare la norma che consentiva tra le 5 e le 22 la possibilità di andare a trovare amici o parenti in un’abitazione diversa dalla propria, una sola volta al giorno e in massimo due persone oltre ai figli minori di 14 anni. Il vecchio decreto consentiva questo tipo di spostamenti all’interno della regione in zona gialla e nell’ambito comunale in quella arancione e rossa. Il testo approvato, invece, li vieta nelle zone rosse dove, di fatto, si tornerà ad un lockdown come a marzo: da casa si potrà infatti uscire, a parte i motivi di lavoro, salute e necessità, solo per fare attività motoria o sportiva nei pressi della propria abitazione. Resta infine confermata la misura che consente a chi abita nei Comuni con meno di 5 mila abitanti di poter muoversi anche verso comuni diversi, ma in un raggio di 30 chilometri e non nei capoluoghi di provincia.