Turismo, situazione drammatica. Nel recovery una miseria “8 miliardi divisi con cultura”

Il mondo del turismo, rappresentato dalle principali associazioni di categoria, lancia l’ennesimo grido di allarme al Governo. Si rischia la desertificazione delle imprese “siamo tornati indietro di 30 anni e i fondi del Recovery Plan sono insufficienti. La Spagna stanzia 24 miliardi, la Germania 35. Da noi 8 divisi con cultura”
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COSENZA – Preoccupati di perdere altro tempo prezioso a causa della crisi politica, amareggiati dalla scarsità delle risorse messe finora sul piatto, in ansia per gli stanziamenti ipotizzati nel Recovery Fund. Il mondo del turismo, rappresentato dalle principali associazioni di categoria, lancia l’ennesimo grido di allarme in audizione davanti alla commissione Attività produttive della Camera e chiede anche di prendere esempio dalle mosse degli altri Paesi europei come la Germania e ancora meglio la Spagna, diretta rivale dell’Italia proprio in campo turistico. “Il turismo archivia l’anno 2020 con un calo degli arrivi pari a 78 milioni di unità, senza contare 36 milioni di viaggi degli italiani all’estero che sono venuti a mancare, e di 240 milioni per quanto riguarda le presenze in Italia nel periodo marzo-dicembre: una crisi che si traduce in una perdita di valore della produzione di 100 miliardi di euro su 190, includendo nel computo gli effetti più immediati e diretti sull’indotto.

Sono dati senza precedenti, che riportano il settore indietro di 30 anni e che, purtroppo, si ripropongono similari, nelle previsioni maggiormente accreditate, almeno per tutto il primo semestre del 2021″ dice Alberto Corti di Confturismo Confcommercio. E le risorse destinate al turismo nel Recovery Plan, secondo la confederazione, sono del tutto insufficienti: “In un mero calcolo di disponibilità delle risorse – dice Corti – al settore vengono destinati in effetti 1,5 miliardi di euro – 2,9 se si aggiungono altri interventi per i percorsi del “turismo lento” e sulla formazione turistica in ambito culturale – degli 8 citati inizialmente. Una cifra del tutto insufficiente per realizzare, anche solo in parte, ciò che il Piano stesso dichiara come obiettivo“.

“Nelle scorse settimane si è discusso molto del fatto che le risorse che il Recovery Fund dedica a cultura e turismo sono aumentate, da 3 a 8 miliardi di euro. A noi sembra che, al di là degli stanziamenti, che appaiono ancora insufficienti, continui a mancare un cambio di passo, la capacità di guardare al cuore del problema” ha rilevato il direttore di Federalberghi Alessandro Nucara. “In questo momento in Italia stiamo seriamente rischiando la desertificazione del comparto. Temiamo che per le piccole e medie imprese turistiche il tasso di mortalità possa raggiungere il 40% dell’offerta complessiva, con punte dell’80% per settori come le agenzie di viaggio e i tour operator o del 60% per quelle della cultura, della ristorazione e dell’intrattenimento” dice la presidente di Federturismo Confindustria Marina Lalli che con rammarico sottolinea che il Piano non è stato mai condiviso con le categorie interessate dai progetti, “trovandoci oggi a dover discutere di un documento che è arrivato già compilato e predefinito in molte sue parti”.

Dello stesso avviso anche il presidente di Assoturismo Confesercenti Vittorio Messina; “Chiediamo un tavolo di lavoro per definire i progetti che, entro febbraio, dovranno essere preventivamente inviati agli organismi europei per valutare l’accesso ai fondi previsti dal pacchetto NextGenerationEU. Non è solo la grande industria a determinare l’innovazione. Si punti di più anche sulle piccole e medie imprese, che non vanno considerate un ostacolo allo sviluppo del Paese, e sul turismo”. “In Italia sono stati stanziati 8 miliardi per il settore, ma assieme alla cultura e non sono quindi coerenti con lo spirito di quello che dovrebbe essere il Piano. La Spagna, ad esempio, ha destinato 24 miliardi solo per il turismo: ci rendiamo conto a questo punto di che tipo di azioni siano state impostate” ha detto Massimo Caputi, presidente di Federterme Confindustria. “La Germania ha stanziato 35 miliardi. E qui non viviamo di acciaierie e industria primaria, l’Italia vive di turismo e terziario, indotto derivante da questo comparto che non delocalizza e lascia la ricchezza nel Paese” dice Ivana Jelinic alla guida della Fiavet. Sconcerto per le cifre esigue destinate turismo anche da Confindustria Alberghi che segnala moltissimi alberghi chiusi e mai riaperti da marzo: “Ancora una volta la rilevanza del settore e la gravità della situazione in cui si trovano aziende e lavoratori appare largamente sottostimata” dice la vice presidente Maria Carmela Colaiacovo. “La cosa più importante è la velocità. L’altra grande priorità è sostenere il rimborso dei finanziamenti. Molti albergatori e ristoratori e negozianti si sono indebitati fino al collo e a breve dovranno cominciare a restituire ma le attività sono ferme e non hanno generato liquidità” dice il presidente di Cna Turismo, Marco Misischia.