Vaccini a parenti e amici, sono a rischio le forze di polizia

Centinaia di migliaia di operatori delle forze di Polizia attendono il loro turno ma chiedono anche chiarezza sulla gestione delle vaccinazioni anti Covid 19

 

Il SIBAS – Sindacato di Base del Comparto Sicurezza Finanzieri chiede alle autorità sanitarie preposte che questa situazione venga gestita con maggiore rigore e chiarezza. “È notizia di questi giorni, rimbalzata agli onori della cronaca, che in alcune strutture sanitarie pubbliche sarebbero state effettuate vaccinazioni anti-Covid a parenti, amici, conoscenti di personale sanitario (dunque non categorie a rischio come da programma della campagna di vaccinazione divulgata dalle autorità preposte) ovvero dosi di vaccino addirittura e incredibilmente buttate perché non ulteriormente conservabili una volta sottratte alla catena del freddo”.

“Tutto ciò – scrive il sindacato – nel mentre qualche centinaio di migliaio di operatori delle forze di polizia, da circa un anno, si misura con l’emergenza sanitaria senza mai risparmiarsi, spesso acquistando personalmente i dispositivi di protezione individuale e operando “sul campo”, in circostanze di forte pericolo, senza mai eccepire il rischio di contagio. Eppure, sempre come da piano vaccinale, le lavoratrici ed i lavoratori del Comparto Sicurezza potranno fruire della vaccinazione non prima della tarda primavera se non addirittura in estate”.

“Il prezzo pagato dagli operatori della sicurezza, anche in questa emergenza, è stato ed è altissimo: sono migliaia i poliziotti, i carabinieri ed i finanzieri che si sono contagiati durante l’espletamento del servizio e numerosissimi i casi di decesso conseguenti”. Per questo motivo il sindacato SIBAS chiede salute e sicurezza per tutti i lavoratori esposti ai fattori di rischio, in ogni ambito lavorativo.