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Visoni, ministro Speranza sospende le attività degli allevamenti italiani

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La misura riguarda tutti gli allevamenti sul territorio italiano fino a fine febbraio

 

ROMA – Mentre in Danimarca centinaia di agricoltori e allevatori di visoni danesi hanno manifestato con i trattori contro la decisione del governo di abbattere i loro visoni per fermare la diffusione di una variante del coronavirus, il ministro della Salute chiude gli allevamenti in Italia. Speranza ha firmato infatti un’ordinanza che dispone la sospensione delle attività degli allevamenti di visoni su tutto il territorio italiano fino alla fine del mese di febbraio 2021 quando verrà effettuata una nuova valutazione sullo stato epidemiologico.

“La misura aggiunge l’infezione da SARS CoV-2 nei visoni d’allevamento all’elenco delle malattie infettive e diffusive degli animali soggette a provvedimenti sanitari secondo il “Regolamento di polizia veterinaria (D.P.R. 8 febbraio 1954, n. 320)”. Il ministero sottolinea inoltre che “pur essendo il numero degli allevamenti in Italia molto ridotto rispetto ad altri paesi europei si è valutato di seguire il principio della massima precauzione in osservanza del parere espresso dal Consiglio Superiore di Sanità”.

Secondo l’ordinanza, “in caso di sospetto di infezione, le autorità locali competenti dispongono il sequestro dell’allevamento, il blocco della movimentazione di animali, liquami, veicoli, attrezzature e l’avvio di una indagine epidemiologica. In caso di conferma della malattia, i visoni dell’allevamento sono sottoposti ad abbattimento“.

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Interviste con il permesso, per i medici è censura “No al bavaglio”

Da Galli a Bassetti e Pregliasco contro la proposta di legge firmata dal deputato Giorgio Trizzino e accolta dal governo

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ROMA – L’ordine del giorno della discordia è stato firmato dal deputato Giorgio Trizzino, laurea in Medicina, eletto nel 2018 con il Movimento 5 stelle e passato al gruppo misto nel marzo di quest’anno. L’odg al Dl Green Pass bis è stato accolto dal governo e dice chiaro e tondo che i professionisti sanitari “possono fornire informazioni relative alle disposizioni sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso, tramite qualunque mezzo di comunicazione, previa esplicita autorizzazione della propria struttura sanitaria“. Come dire: virologi, infettivologi e tutti i medici della pandemia che rilasciano dichiarazioni e interviste ai media – tv, radio o carta stampata – prima di aprire bocca devono farsi dare l’autorizzazione dall’azienda per cui lavorano “al fine di evitare di diffondere notizie o informazioni lesive per il Sistema sanitario Nazionale e di conseguenza per la salute dei cittadini”.

Un’indicazione evidentemente difficile da digerire, tanto che la levata di scudi è stata unanime. A cominciare dal contrattacco di Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive de Policlinico San Martino di Genova, uno dei medici che più si sono visti in tv a parlare del Coronavirus: “Non si può mettere un bavaglio a medici e professori universitari che parlano di come evolve una malattia infettiva come il Covid perchè fino a prova contraria siamo in uno Stato democratico. Limitare la libertà di parlare sarebbe gravissimo, scandaloso, questo è fascismo. Sarebbe una norma che rasenta la stupidità, il ridicolo”. E rincara, “credo che abbiano paura del nostro pensiero, ci vogliono tappare la bocca perchè siamo più convincenti della fuffa dei no vax”.

Sull’argomento neanche Massino Galli, primario dell’ospedale Sacco di Milano, le manda a dire. E tanto per fare il punto sulle autorizzazioni da parte delle aziende ospedaliere su cosa dire e cosa no ricorda che solo l’inverno scorso proprio il Sacco fece una smentita pubblica di una sua intervista in cui aveva spiegato che le corsie erano piene di pazienti con la variante Beta (l’inglese). “E a sua volta – sottolinea – l’ospedale fu smentito dai fatti pochi giorni dopo perchè i malati ricoverati avevano contratto proprio la Beta”. “Certo – argomenta – ci sono persone che dicono assolute sciocchezze, altri che dicono e poi disdicono, e ci sono anche professionisti che spiegano le cose come stanno. Ma in questo caso siamo al grottesco: impedire ai medici di esprimersi è come dire che un avvocato non può discutere di argomenti giuridici in tv e sui giornali o un ingegnere di argomenti tecnici”.

Dal canto suo il virologo Fabrizio Pregliasco rilancia: “Più che quest’ordine del giorno servirebbe una Carta che contenga modalità e principi per la divulgazione di notizie scientifiche. Una Carta che valga anche per politici, giornalisti, avvocati, cosiddetti esperti, insomma tutti coloro che intervengono sui media. Anche se poi non si sa chi è che dovrebbe controllare”. E accusa: “Di sicuro molti aspetti scientifici sono stati trattati come news, notizie di cronaca. Ma con la Medicina non funziona così, l’esito di uno studio fatto su dieci persone non è un passo avanti nella scienza e non deve essere sbandierato”.

L’affondo finale lo dà Bassetti: “Personalmente, ricordo che sono un professore universitario e per andare in tv non devo chiedere l’autorizzazione a nessuno. Quella di Trizzino è un’idea liberticida. Magari invece si faccia una proposta di legge per i politici che vanno a parlare in televisione di Covid e Medicina senza saperne niente, si stabilisca che dovrebbero studiare prima di parlare. Ma non ci limiteranno, continueremo a spiegare questa malattia”.

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Nuova allerta in rete, falso link per atto di citazione della Polizia Postale

E’ la stessa Polizia Postale a lanciare l’allerta: “Attenzione: nuova ondata di phishing” tramite false email apparentemente provenienti dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza per carpire i dati

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ROMA – Email a gogo che, solo apparentemente, arrivano da mittenti istituzionali e che c’invitano a cliccare su un link. Nulla di più falso e pericoloso ma solo “phishing” che presentandosi dietro una miriade di diversi tipi di messaggi, serve ai malviventi della rete per carpire i nostri dati personali e/o bancari. L’ultima frode in ordine di tempo per la massiva attività di phishing segnalata dalla Polizia Postale sulla sua pagina Facebook “Commissariato di PS Online – Italia” con un post riguarda il fantomatico atto di citazione della Polizia Postale:

“È in atto una campagna di phishing attraverso false email apparentemente provenienti dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’adolescenza. La mail invita ad aprire un allegato, contenente un falso “atto di citazione” della polizia postale, nel quale, con l’inganno, l’ignaro utente viene convinto di essere sottoposto ad indagini giudiziarie e indotto a contattare i truffatori, per produrre fantomatiche “giustificazioni”. Se dovessero riceversi simili comunicazioni occorre segnalare l’accaduto alla Polizia Postale e prestare la massima attenzione: trattasi di un raggiro finalizzato, verosimilmente, a carpire dati personali, richiedere pagamenti non dovuti o ancora, infettare i dispositivi della vittima con pericolosi virus informatici. La Polizia Postale raccomanda di non dare alcun seguito a tali email, evitando di entrare in contatto con i truffatori ed astenendosi dal fornire i propri dati personali o dall’aprire qualunque tipo di allegato.

«Si tratta di semplici, ma efficaci consigli che – spiega Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” –  possono evitarci molti grattacapi. In ogni caso, è quasi sempre sufficiente ignorare questi messaggi e cancellarli dai nostri dispositivi per non cadere nella trappola. Nel caso siate comunque incappati in una frode di questo tipo potrete rivolgervi agli esperti dell’associazione».

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Pfizer, vaccini sicuri per bambini tra 5 e 11 anni. Test anche sui neonati

I risultati degli studi clinici indicano una risposta immunitaria robusta. Fino a 4.500 bimbi tra 6 mesi-11 anni arruolati per le sperimentazioni in 4 Paesi

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ROMA – Le aziende Pfizer e BioNTech hanno comunicato, qualche giorno fa, che i risultati degli studi clinici hanno mostrato che il loro vaccino contro il coronavirus è “sicuro, ben tollerato” e ha prodotto una risposta immunitaria “robusta” nei bambini di età compresa tra i cinque e gli 11 anni. Le aziende hanno inoltre reso noto che a breve chiederanno l’approvazione normativa da parte degli enti regolatori. Il vaccino verrebbe somministrato a un dosaggio inferiore rispetto a quello utilizzato per i soggetti dai 12 anni in su, hanno affermato le aziende in una nota. Le aziende hanno inoltre affermato che avrebbero presentato i loro dati agli organismi di regolamentazione nell’Unione Europea, negli Stati Uniti e in tutto il mondo “il prima possibile”.

Le aziende Pfizer e BioNTech stanno sperimentando il loro vaccino anti-Covid anche su neonati di età compresa tra sei mesi e due anni e su bambini di età compresa tra 2 e 5 anni. I risultati principali di questi studi sono attesi “prima di fine anno”, hanno affermato le società. Complessivamente, fino a 4.500 bambini tra sei mesi e 11 anni sono stati arruolati negli studi Pfizer-BioNTech negli Stati Uniti, in Finlandia, in Polonia e in Spagna.

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