Al via la campagna globale “OldLivesMatter”, contro la discriminazione degli anziani

“Le vite degli anziani contano” ed è per questo che si chiede equità per l’accesso alle cure. Da oggi parte la campagna globale contro la discriminazione nei confronti degli anziani

 

ROMA – Ben 42 organizzazioni di 29 Paesi, promuovono lo slogan “#OldLivesMatter” lanciato dalla campagna globale contro la discriminazione nei confronti delle persone anziane, per sensibilizzare cittadini, il mondo sanitario, le istituzioni e i media.  Con l’hashtag #OldLivesMatter – “Le vite degli anziani contano”, parte oggi l’iniziativa di sensibilizzazione per raccontare, con tre video multilingue, cosa significhi la discriminazione per gli over 65. E si parte da un dato non di poco conto: gli anziani discriminati per l’età vivono in media 7 anni e mezzo in meno.

A 20 anni dalla promulgazione dell’art. 25 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE, che riconosce “il diritto degli anziani a condurre una vita dignitosa e indipendente e a partecipare alla vita sociale e culturale”, infatti, la Società Italiana di Geriatria e Gerontologia (SIGG) e la Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio (SIGOT) aderiscono alla campagna globale contro la discriminazione nei confronti degli anziani promossa dalla Società Scientifica francese di Geratria e Gerontologia (SFGG), in collaborazione con le società di geriatria europee, americane e asiatiche, e chiedono con urgenza “equità di accesso alle cure”.

In termini tecnici si chiama ageismo e indica la discriminazione nei confronti di una persona in base alla sua età. Un fenomeno sempre più diffuso che, a differenza di sessismo e razzismo, non è punito dalla legge.

Secondo uno studio condotto a livello europeo, il 28% degli anziani ha riferito episodi di intolleranza addirittura più di coloro che subiscono atti di sessismo (22%) e razzismo (12%), e nel settore della sanità il 30% degli over 60 ha dichiarato di essere trattato in modo ingiusto a causa dell’età.

“Rispetto al razzismo e al sessismo, l’ageismo è ancora relativamente tollerato perché, a differenza dei primi due fenomeni, è l’unica discriminazione non punita dalla legge e a volte gli anziani si considerano troppo vecchi per trarre beneficio dalle cure più avanzate”, affermano Raffaele Antonelli Incalzi, presidente SIGG e Alberto Pilotto, presidente SIGOT.

“Questi dati fanno capire come nelle politiche della salute ci sia una profonda discriminazione nei riguardi dei più anziani – spiegano Pilotto e Antonelli Incalzi -. Questo pregiudizio sull’età si è evidenziato anche durante l’emergenza Covid, quando la selezione dell’ordine di priorità delle cure intensive ha toccato anche fattori legati all’età, discriminando gli anziani”.

“Volevamo mostrare come la discriminazione nei riguardi delle persone anziane è una discriminazione così comune che non la vediamo più”, sottolinea l’autore e regista dei tre video di sensibilizzazione Jean-Paul Lilienfeld. Nel 2050, le proiezioni stimano che le persone di età pari o superiore a 60 anni saranno due miliardi nel mondo. “La società sarà in grado di trarre vantaggio da questa popolazione che invecchia se invecchieremo tutti in buona salute. Ma per questo, dobbiamo eliminare i pregiudizi”, è il messaggio lanciato da Olivier Guérin, presidente della Società francese di Geriatria e Gerontologia.