Coronavirus, medici fanno ricorso al Tar per la concessione uso idrossiclorochina

Chiedono libertà prescrittiva farmaco per Covid in fase precoce. Secondo il legale il farmaco “ha un unico vero limite, quello di costare troppo poco”

 

ROMA – Un comitato formato da decine di medici, di base e ospedalieri ha depositato un’istanza cautelare  al Tar del Lazio per ottenere la sospensione del provvedimento  di revoca all’utilizzo di idrossiclorochina, al di fuori degli  studi clinici. Lo ha reso noto l’avvocato Erich Grimaldi il  quale, insieme alla collega Valentina Piraino, da mesi assiste  decine e decine di professionisti dopo la pubblicazione, e il  successivo ritiro, di una ricerca della rivista “The Lancet” che  decretava la pericolosità della sostanza nel trattamento del  Coronavirus.  “Dopo il ritiro dei contestati studi rispetto l’uso  dell’idrossiclorochina sui pazienti ospedalizzati ed il  contestuale passo indietro dell’OMS, abbiamo atteso vanamente un  atteggiamento di buon senso del CTS e dell’AIFA”, ha spiegato  l’avvocato Grimaldi, “ovvero l’indicazione di una valida terapia  alternativa a quella già sperimentata, in fase precoce e pre  ospedalizzazione”.

Dopo “aver raccolto le relazioni dei medici  di varie parti d’Italia, in particolare Treviso, Alessandria,  Piacenza e Milano – ha proseguito il legale – in attesa della pubblicazione dei risultati, siamo stati costretti a ricorrere al Tar per garantire una libertà prescrittiva ai medici senza dover assumersi responsabilità personali“.  Secondo il legale il farmaco “ha un unico vero limite, quello  di costare troppo poco” ma, ha concluso, “speriamo prevalga il  buon senso ed il diritto alla salute ed alle cure precoci, per  il Covid19, considerando i risultati ottenuti in tutto il mondo”.