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Crea un blog di successo con WordPress e fatti conoscere dal mondo

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Fashion blogger, food blogger, travel blogger. Qualunque sia la tua passione e qualsiasi tipo di blogger vuoi diventare, ci sono piccoli trucchi da seguire per iniziare a scrivere i tuoi post con successo.

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Quella dei blog (i cosiddetti diari o pagine personali) è un fenomeno in continua crescita nel corso degli ultimi 20 anni. Consente a tutti, indipendentemente dalle passioni, di creare e condividere contenuti online in una struttura che riprende quella di un diario nella quale ogni pagina ha una data e un indirizzo di riconoscimento. La differenza sostanziale rispetto ad un sito Web è nella sua continua evoluzione. Molte persone li usano e sono diventate famose grazie a una manciata di parole online, in molti si sono fatti conoscere condividendo la propri storia, altri ne hanno condiviso passioni ed esperienze. Dalla cucina alla moda, dallo sport alla politica fino alla tecnologia. Con un blog l’utente può condividere qualsiasi cosa gli passi per la testa: idee, esperienze ed anche consigli. Può anche vendere un prodotto o un servizio, parlare di te o di un argomento del quale sei esperto.

Le dritte per farti conoscere

Creare un blog e avere un buon seguito di lettori non è difficile, ma l’importante è avere le coordinate giuste per valorizzare i diversi elementi che caratterizzano una pagina ben fatta. Scegliere bene l’argomento, usare un linguaggio chiaro e sintetico, utilizzare foto e i video, inserire link che rimandino a fonti autorevoli, scegliere sempre una parola chiave o un tag per indicare gli argomenti di cui si parla nel post, sono solo alcuni dei consigli degli esperti che permettono ad un nuovo blog di decollare e farsi notare per lo meno un po’ nell’immenso mare del Web.

WordPress per pubblicare sul Web

Trucchi a parte, è fondamentale utilizzare una piattaforma dove poter pubblicare e gestire il proprio blog. Se non si conosce alcun linguaggio di programmazione, la cosa più facile è quella utilizzare WordPress, il più famoso CMS (Content Management System) usato da milioni di blogger che permette non solo di creare e pubblicare contenuti con semplicità integrando foto e video, ma anche di realizzare la propria pagina da zero senza conoscere alcun linguaggio di programmazione. Grazie all’utilizzo di specifiche estensioni (alcune gratuite, altre a pagamento) chiunque può realizzare un blog Web personalizzandone ogni minimo dettaglio e implementando le funzionalità di proprio interesse.

L’hosting che mette il turbo al tuo Blog

Prima di cimentarsi nella realizzazione delle pagine Web che andranno a popolare un blog, però, bisogna compiere il passo forse più importante: la scelta del servizio di Hosting, ovvero dov’è che il sito Web debba essere ospitato. Fra le soluzioni più performanti e convenienti nel mercato, ci sono i pacchetti Hosting WordPress pensati dal provider italiano VHosting appositamente studiati per e-commerce (sì, con WordPress è anche possibile vendere online), blog che ricevono tanto traffico e siti che devono risultare sempre reattivi. A disposizione sei differenti piani pensati per qualsiasi esigenza. Fra questi, un’ottima soluzione per iniziare è il piano WordPress Veloce configurato nell’hardware e nel software per rendere un sito WordPress davvero prestante anche nella sua installazione standard. Corredato dal Web Server Apache è configurato Varnish SuperCache che agisce su più livelli e utilizza i sistemi di Static e Dynamic Cache. In alternativa, se si desidera qualcosa di ancor più prestante è disponibile anche il piano WordPress Super Veloce che utilizza invece il potente LiteSpeed Web Server. Entrambi i sistemi, supportati dai relativi plug-in per WordPress, forniscono performance straordinarie: blog o siti con contenuto che si potrebbe definire statico risulterebbero più veloci e “pronti” rispetto ad un hosting standard.

 

 

 

Italia

“Ragazzi contagiati durante le feste. Ma l’88,4% degli studenti è tornato in presenza”

Il ministro dell’Istruzione Bianchi “In Dad solo il 6,6% classi e l11%,6 degli studenti. Lavoriamo per semplificare le quarantene”

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COSENZA – A poco più di una settimana dalla riapertura delle scuole è tempo di bilanci. A farli è il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, snocciolando i numeri del ritorno tra i banchi durante l’audizione alla commissione Cultura della Camera. Dati che sembrano smorzare i toni di preoccupazione degli ultimi giorni, quando i presidi avevano stimato metà delle classi in Dad.

Secondo quanto riferito da Bianchi, infatti, l’88,4% degli oltre 7 milioni di studenti italiani è in presenza, contro un 11,6% che invece segue le lezioni da remoto. Una percentuale che varia di regione in regione ma che si traduce in oltre 850 mila ragazzi e ragazze lontani dalle aule a causa della pandemia. Sono invece il 93,4% le classi in presenza. Tra queste, però, il 13,1% ha attivato la Dad per uno o più casi di contagio o quarantene. Al contrario, il 6,6% delle classi è totalmente a distanza. Numeri e dati che, sottolinea lo stesso Bianchi, non vogliono nascondere i “molti e vari problemi” della scuola, ma che al tempo stesso però evidenziano la sicurezza delle aule. “Il grosso dei contagi è avvenuto durante il periodo di chiusura per le festività“, ribadisce il ministro, annunciando prossime novità per “semplificare” le procedure per Dad e quarantene.

Il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri sottolinea come sia giusto applicare una quarantena diversa per gli alunni più piccoli perchè “ad esempio nella fascia d’età 5-11 anni chi ha completato il ciclo vaccinale è solo una piccola percentuale”. Ma ammette che queste regole saranno superate “per l’incremento che vi sarà nelle vaccinazioni in questa fascia d’età e per la maggiore circolazione della variante Omicron”. I numeri forniti da Bianchi sulle presenze in aula non convincono però i sindacati, con la Flc Cgil che li definisce “a dir poco fumosi e opachi“. Anche per la Gilda degli Insegnanti si tratta di dati che “si limitano alle percentuali e danno un’idea riduttiva del reale disagio che le scuole stanno vivendo”.

I presidi, tirati indirettamente in ballo dallo stesso ministro durante l’audizione, chiedono invece che “da ora in avanti, il Ministero pubblichi con cadenza settimanale tutte le statistiche necessarie ad avere contezza del quadro generale. Chiediamo anche che venga drasticamente semplificato il protocollo di gestione dei casi positivi – sottolinea il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli -, allo stato attuale del tutto inapplicabile per il collasso dei dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie, nonostante l’immane sforzo di collaborazione sopportato dalle scuole”. Ed è proprio “la repubblica delle autonomie”, come l’ha definita Bianchi, uno dei principali ostacoli all’omogeneità nell’applicazione dei protocolli. “Molte delle problematiche – ha spiegato – sono date da letture differenziate dei protocolli a livello territoriale dalle stesse autorità sanitarie. Questo è un problema che io non posso affrontare da solo. Devo farlo insieme con il ministro Speranza e con il ministro Gelmini”. Non è escluso che già nei prossimi giorni possano arrivare novità per snellire le pratiche a scuola, anche alla luce dei preoccupanti dati che arrivano dalla Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere, secondo i quali la scorsa settimana i ricoveri di pazienti pediatrici è aumentato del 27,5%. Di contro, però, – ha sottolineato Bianchi – si registra un boom delle vaccinazioni negli under 12. “Se all’inizio della settimana scorsa eravamo al 12% – ha spiegato -, abbiamo poi chiuso al 25%, con un tasso molto alto di adesione”. Copertura vicina all’85%, invece, per la fascia 12-19 anni.

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Zone a colori contando solo i ricoverati con sintomi. Ma le Regioni insistono “abolirle”

Quanto emerso dal tavolo tra le Regioni, Ministero della Sanità e CTS sulle ‘modifiche al sistema di assegnazione delle fasce colorate”

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ROMA – Modificare significativamente il sistema delle fasce di colori per le regioni valutando i casi Covid soltanto tra i pazienti ricoverati che hanno sviluppato la malattia e, dunque, senza includere gli asintomatici ricoverati per altre patologie. E’ questa – a quanto si apprende – una delle ipotesi emerse al tavolo a cui hanno partecipato tecnici del ministero della Salute – tra questi il direttore Generale della Prevenzione, Giovanni Rezza, e il presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts, Franco Locatelli – e quelli delle Regioni, oggi riuniti per un primo incontro.

Le regioni insistono “i colori vanno eliminati”

“I colori servono a poco, su questo siamo pressoché tutti d’accordo” ha detto il governatore del Molise ed esponente di Forza Italia Donato Toma. Ancora più diretto Stefano il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini i colori delle regioni vanno eliminati perché non hanno più senso di esistere. Che differenza c’è tra giallo, arancione e bianco? Sono praticamente tutti uguali. L’unico colore che potrebbe essere mantenuto è il rosso perché introduce dei cambiamenti, ma il resto è tutto uguale” ha dichiarato il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. E Questo perché, sottolinea ancora il governatore “siamo in una situazione completamente diversa rispetto allo scorso anno. In questo periodo, nel 2021, moltissime attività erano chiuse. Quest’anno, a parte discoteche, sale da ballo e poco altro – che comunque hanno diritto ai ristori perché stanno pagando il prezzo più altro – siamo riusciti a proseguire con le normali attività e di questo dobbiamo tener conto”.


Stop del ministero all’ipotesi della riduzione delle quarantene

Ma dal tavolo tecnico di questo pomeriggio è arrivata anche la frenata sulla riduzione a 5 giorni delle quarantene per i positivi sintomatici perchè mancano, ad oggi, sufficienti evidenze scientifiche, e rimodulazione del contact tracing con l’obiettivo di focalizzarlo sui sintomatici visti gli alti numeri dei contagi. Sono stati questi, secondo quando si è appreso, i punti sui quali oggi si è raggiunta una prima condivisione nel tavolo fra ministero Salute e Regioni, che è aggiornato alla prossima settimana per arrivare a decisioni finali operative. Disponibilità, inoltre, ad un aggiornamento per il conteggio dei positivi ricoverati, non includendo chi è entrato in ospedale per altre patologie.

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Canone Rai, L’ad Fuortes batte cassa “Pochi 90 euro, è il prezzo più basso d’Europa”

“Il canone italiano il più basso in tutta Europa e 90 euro sono una somma distante da quelle degli altri Paesi”

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ROMA – Si torna a parlare di Canone Rai ed in particolare di costi. Se pesante che sia iniquo, costoso e che la trattenuta dei soldi in bolletta sia una violazione, ad ascoltare le parole dell’Amministratore delegato di Viale Mazzini  Carlo Fuortes, la cifra che gli italiani pagano ogni anno (90 euro) è invece incongrua rispetto agli obblighi e alle attività che la Rai svolge ed è tenuta a svolgere come certificato anche dalla Contabilità separata. Il tema è quello dell’indipendenza della televisione pubblica dal sistema commerciale della pubblicità”

Insomma il canone italiano il più basso in tutta Europa e 90 euro sono una somma distante da quelle degli altri Paesi al punto da rendere quasi irrilevante la compresenza compensativa, per Rai, della fonte integrativa degli introiti costituita dalla raccolta pubblicitaria. Queste le parole del numero uno della Rai in audizione alla commissione Lavori Pubblici al Senato. Fuortes ha spiegato che “non c’è nessun problema a mantenere il sistema duale laddove il Parlamento decida di farlo, ma con la consapevolezza, però, che utilizzare solo il canone oppure il canone e la pubblicità è una scelta del tutto politica”.

L’AD ha evidenziato che se nella casse dell’azienda arrivasse l’intero importo di 90 euro, non ci sarebbe nessuna discussione da fare. Ma al momento tra tassa concessione governativa, Iva e Fondo per il pluralismo e l’innovazione – ha aggiunto – per effetto dell’ultima riforma, efficace dal 2021, dei 90 euro unitari Rai ne percepisce solo l’86 per cento, mentre negli altri Paesi (Regno Unito, Germania, Francia) i gestori del servizio pubblico percentuali comprese tra il 96 e il 98 per cento, quindi la quasi totalità.  “dal 2008 al 2020”, ha detto ancora Fuortes –  il canone ha avuto un andamento molto tormentato sull’onda dei frequenti interventi normativi che lo hanno interessato. Va dunque riconosciuto che, oltre ad essere incongrue, le risorse da canone sono anche molto incerte, caratteristica che rende particolarmente complessa l’attività di pianificazione, specie in ottica pluriennale e specie in un contesto di forte evoluzione, in mondo in cui è di fatto bandita la continuità”. Insomma, è indubbio che “il finanziamento debba essere commisurato e adeguato agli obblighi assegnati, stabile e trasparente“.

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