Il coronavirus ha perso la sua potenza iniziale, ma è polemica. Zangrillo “non mi pento”

Nessuna marcia indietro dopo le polemiche sulle dichiarazioni del professor Alberto Zangrillo che ha sostenuto come “clinicamente il nuovo coronavirus non esista più”. E con Il direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano il direttore della clinica di Malattie infettive di Genova” i malati di ora sono diversi da quelli di due mesi fa”

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COSENZA – “Non sono pentito di quanto ho detto. Il virus è clinicamente scomparso” e, rispetto al Comitato tecnico scientifico (Cts), “io sono molto più scienziato di tanti autoproclamatosi tali nel Cts“. Nessuna marcia indietro da parte del professor Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano. Per il professore il SarsCov2 ha cambiato volto, perdendo molta della sua virulenza. E lo dice l’università Vita e Salute San Raffaele, lo dice uno studio del direttore dell’Istituto di virologia Clementi e lo dice anche il professor Silvestri della Emory University di Atlanta.

Ma tale fotografia rischia invece di essere fuorviante secondo lo pneumolgo Luca Richeldi, componente del Comitato scientifico, che avverte: “il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti. È indubitabilmente vero e rassicurante il fatto che la pressione sugli ospedali si sia drasticamente ridotta nelle ultime settimane. Non va però scordato – puntualizza – che questo è il risultato delle altrettanto drastiche misure di contenimento della circolazione virale adottate nel nostro Paese. È bene ricordare che la circolazione virale è un processo dinamico, per cui la gradualità e la cautela nella ripresa delle attività economiche e sociali devono rimanere la nostra priorità”.

Dibattito acceso e scontro incrociato con il CTS. Zangrillo ricorda “circa un mese fa sentivamo epidemiologi temere per fine mese o inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Qualcuno terrorizza il Paese“. E che il virus non sia più lo stesso lo sostiene pure il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, partendo dalla sua esperienza sul campo. Il virus “potrebbe ora essere diverso: la potenza di fuoco che aveva due mesi fa non è la stessa potenza di fuoco che ha oggi. Da medico che è sul campo – afferma – dico che i malati di ora sono diversi da quelli di due mesi fa: prima i pazienti avevano una condizione molto più grave, ora meno. E’ cioè evidente che oggi la malattia Covid-19 è diversa, perchè la sua presentazione clinica ed il suo decorso sono più lievi” e da “circa 4-5 settimane, i pazienti che vediamo non sono più casi così gravi come a marzo e ad aprile”. Proprio queste evidenze sul campo, spiega quindi Bassetti, “ci fanno dire che il virus potrebbe essere diverso”.

Alberto Zangrillo, tornato oggi sull’argomento a Radio24 sottolinea che si sente “rinfrancato dalla forza della verità perché quello che ho detto non è che il virus è scomparso. Io sono certo che il virus sia ancora tra di noi, però ci sono tanti virus tra di noi. Io ho detto testualmente ‘il virus è clinicamente inesistente, scomparso. Se uno omette il clinicamente per farmi del male, fa del male a sé stesso. Quanto al Comitato tecnico scientifico “una cosa che trovo fastidiosa di questo Paese è che i clinici siano da una parte e gli scienziati dall’altra. Noi dobbiamo intenderci sulla qualifica di scienziato perché se andiamo a vedere i parametri io sono molto più scienziato di tanti autoproclamatosi scienziati, anche facenti parte del Cts. Perché in Italia e nel mondo per esser scienziati bisogna produrre scientificamente e la produzione scientifica ha dei parametri molto precisi: basta andare nei motori di ricerca e nelle librerie internazionali e vedere quello che ha prodotto scientificamente Zangrillo. E alla fine se vogliamo facciamo la classifica”.