Mascherine e tavoli distanti 4 metri. Così l'80% dei ristoranti rischia di chiudere - QuiCosenza.it
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Mascherine e tavoli distanti 4 metri. Così l’80% dei ristoranti rischia di chiudere

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È l’allarme lanciato dagli esercenti per le nuove norme di sicurezza previste sulla riapertura di pizzerie e ristoranti che prevedono tavoli distanti 4 metri, menù plastificati, percorsi e il “volto coperto” anche per i clienti negli spazi ‘comuni’ come i bagni o le file alla casse

 

COSENZA – “Quattro metri di distanza tra un tavolo e l’altro significa condannare alla chiusura 4 ristoranti su 5: se si vuole uccidere la ristorazione, allora basta applicare questo modello“, durissimo il commento di Confcommercio che in vista del 18 maggio apre la discussione su come potranno riaprire i ristoranti nella ‘fase 2’. Le ipotesi trapelate dalle riunioni del Comitato scientifico sono state accolte con un sonoro ‘no’ dagli esercenti della Fipe: tanti, tantissimi ristoranti in Italia, almeno l’80% secondo il vicepresidente Aldo Cursano, sono legati “al familiare” o “al modello della piccola impresa“. Pochi coperti, insomma: ridurli in modo drastico significa che se forse i ristoranti più grandi potranno tenere botta, per i piccoli sarebbe la fine. Certo, c’è l’indicazione a utilizzare quanto più possibile i dehors – e i comuni, Roma e Milano in testa, si stanno organizzando – ma non tutti potranno recuperare posti all’aperto. C’è di più: anche le altre regole anti-covid al vaglio degli esperti non sono prive di criticità per chi ha economie di scala e metri quadri ridotti: percorsi distinti di entrata e di uscita, sanificazioni continue degli ambienti, bustine monodose di sale, olio e simili a tavola, ma anche menu ‘on line’ o esposti (per evitare che oggetti promiscui passino di mano in mano). Il tutto tra camerieri e chef rigorosamente in mascherina e guanti. Volto coperto anche per i clienti negli spazi ‘comuni’ come i bagni o le file alla cassa. Insomma secondo la Fipe “qualcuno sta scegliendo la fine di un modello”, perché se è vero che già ad aprile Confcommercio aveva ipotizzato 50 mila saracinesche abbassate e 300 mila licenziamenti – meno coperti significa meno necessità di personale – queste ulteriori misure sarebbero il colpo di grazia. Gli enti locali non sottovalutano affatto la portata del problema. “Se lo mettano a casa loro un tavolo ogni 4 metri, ma non nei ristoranti” reagisce il governatore leghista del Veneto Luca Zaia. E poi il governo “si decida a dire qualcosa, perché i ristoranti non possono venire a sapere il 17 sera che riaprono l’indomani”.

Nel Lazio il governatore-segretario Pd Nicola Zingaretti ha giocato d’anticipo: da una settimana va avanti la concertazione con tutte le categorie per stilare un ‘vademecum’ condiviso già pronto da applicare dal ‘giorno 1’ della riapertura. Ai ristoratori la regione Lazio ha proposto misurazione della temperatura per i dipendenti a inizio turno, ‘numero chiuso’ di avventori esposto all’ingresso, tavoli igienizzati a ogni utilizzo, ovviamente ben distanziati (si ipotizzava però 1 metro), stoviglie monouso. C’è anche l’idea di un bollino ‘fever-free’ da apporre all’esterno dei ristoranti, per evidenziare chi rispetta le regole. Un po’ di sollievo dovrebbero darlo comunque i tavolini all’aperto: nel documento di lavoro per la messa a punto del dl bilancio è indicato che l’uso di maggiori superfici per favorire il distanziamento tra i clienti è “oggetto di una comunicazione da parte del titolare e non è subordinata al rilascio di concessione”, e che ristoranti e bar non dovranno pagare la tassa sul suolo pubblico fino al 31 ottobre: sarà lo Stato a rimborsare i Comuni dei mancati introiti. Su questo il Campidoglio di Virginia Raggi è stato un apripista: già da fine marzo la giunta M5s aveva deciso di abolire la Cosap per tutto il 2020. Ieri il Comune di Milano ha spiegato che farà lo stesso, e consentirà ai tavolini di ‘invadere’ parcheggi, spazi pedonali e piazze: “Se c’è da chiudere una strada perché la sera bisogna mettere più tavolini, si può fare”.

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Riparature, le regioni al Governo “aprire i ristoranti anche a cena, se all’aperto”

Le regioni in pressing sul governo per le prossime riaperture. Domani intanto il CDM con un nuovo scostamento di 40 miliardi

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COSENZA – Riaprire in sicurezza ristoranti a pranzo e a cena sfruttando gli spazi all’aperto. E’ questa l’ipotesi contenuta nella bozza delle linee guida sulle riaperture, che le Regioni – a quanto si apprende – sottoporranno giovedì al Governo alla Conferenza Stato-Regioni e che confermano le misure di protezione già in atto. Secondo il documento – che aggiorna le linee allegate al Dpcm di marzo – tali indicazioni dovranno essere compatibili col miglioramento dei dati, anche alla luce di una revisione dei parametri di valutazione. Parallelamente, si prevede anche una regolazione della ripartenza di palestre, cinema, teatri e musei.

Ad indicare una possibile riapertura dei ristoranti anche la sera, sul modello inglese, ci sono anche le considerazioni che arrivano da virologi come Burioni e Pregliasco mentre il premiere Draghi da sempre è orientato sulla liena delle riapeture. Il rischio di contagio con tavoli all’aperto è molto raro, ad esempio per ristoranti e bar. Addirittura solo lo 0,1% dei contagi è avvenuto all’esterno secondo una ricerca dell’istituto irlandese Health Protection Surveillance Center. Ovviamente ogni riapertura deve avvenire con grande attenzione agli affollamenti e rispettando i protocolli di sicurezza. 

 

Bonaccini “sulle riaperture serve un cronoprogramma”

Occorre “dare un po’ di linfa ad attività che da troppo tempo sono chiuse”. Questo programmando le riaperture di attività economiche a basso rischio di contagio dove è possibile stare all’aperto, come bar e ristoranti ma anche le attività legate alla cultura, allo sport e allo spettacolo: per il presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, è il momento giusto per fissare un “cronoprogramma” sulle riaperture. L’ex presidente della Conferenza delle Regioni però non si sbilancia sui tempi. A fine aprile? “Non lo so. Lo si deve decidere ascoltando il Comitato tecnico scientifico” ha risposto Bonaccini intervenuto a “In Vivavoce” su Rai Radio1. “Se viene confermato, come ormai dicono quasi tutti gli studi, che all’aperto è molto più difficile contagiare e contagiarsi, sarebbe utile che le attività che si possono svolgere all’aperto come i ristoranti e i bar ma anche le attività dello spettacolo, della cultura dello sport, possano cominciare in forma ristretta” a riaprire. “Mi pare che il governo con Draghi in prima persona abbia fatto capire – ha concluso Bonaccini – che, visto che i contagi stanno diminuendo, vuole cominciare a riaprire qualcosa dove è possibile farlo. Bisogna cimentarsi con un cronoprogramma.

Nuovo scostamento di bilancio da 40 miliardi

Nel prossimo consiglio dei Ministro, in programma domani, ci sarà uno scostamento che punta ai 40 miliardi per finanziare il decreto Sostegni bis, di cui la metà potrebbe andare a una replica dei ristori a fondo perduto per due mensilità. Lo riferiscono fonti di Governo, secondo le quali il meccanismo di attribuzione ed erogazione, già rodato dall’Agenzia delle Entrate, rimarrà lo stesso. Tra le misure del decreto nuove riduzioni dei costi fissi, come affitti e bollette, ma si valuta anche il taglio dell’Imu sui beni strumentali, nonché un ulteriore rinvio delle esenzioni Tosap e Cosap per altri sei mesi. Le risorse per queste agevolazioni destinate ad alberghi, ristoranti ed esercizi commerciali in genere potrebbero confluire in un Fondo istituito ad hoc. Possibile per questi esercizi anche l’esenzione dal canone Rai. Una parte del decreto riguardera’ garanzie alle imprese e moratorie, su cui e’ in corso la consueta interlocuzione con l’Ue sul Temporary framework. Infine, è confermato il finanziamento di spese eccedenti o incompatibili con il Recovery plan, che riguardano infrastrutture collaterali e spese correnti diverse per circa 30 miliardi, come indicato dal Ragioniere generale dello Stato Biagio Mazzotta, da spalmare sull’arco pluriennale del Recovery, a partire dal 2021.

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Italia

Minacce via social al virologo Bassetti, denunciato anche un cosentino

Al virologo e direttore di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti sono arrivati insulti sui social. Due persone sono state denunciate, una è di Cosenza

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GENOVA – Due cinquantenni residenti a Trieste e Cosenza sono stati denunciati e sono stati sequestrati i loro telefoni. I due soggetti sono accusati di aver insultato sui social network il direttore di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, Matteo Bassetti, minacciato dopo che a fine anno aveva spiegato sui social di essere stato vaccinato e per aver sottolineato l’importanza del vaccino per arginare la pandemia.

A quegli insulti seguirono oltre 800 commenti, tra cui decine di offese e minacce più o meno velate: “Ignorante”, “bugiardo”, “cafone”, “decerebrato”, “venduto” ma anche “devi morire insieme ai vaccini”. Bassetti inoltre avrebbe ricevuto telefonate e lettere minatorie e per questo aveva sporto denuncia alla Digos. Le due denunce sono le prime di una serie che è destinata ad allungarsi. Le abitazioni dei due denunciati sono state perquisite dalla Digos e i telefoni sequestrati.

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Calabria

Vaccinazione nelle carceri, Fp Cgil: si va a rilento, Governo intervenga

“Procedono troppo lentamente le vaccinazioni nelle carceri benché a detta di tutti queste ultime siano un luogo ad alto rischio di contagio da Covid19”

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CATANZARO – “Nelle case circondariali si sarebbe dovuto procedere ad una rapida vaccinazione dei lavoratori e dei detenuti ma le somministrazioni di vaccino arrancano, come dimostrano i dati forniti dall’Amministrazione penitenziaria mentre il Dipartimento della giustizia minorile e di comunità non ha fornito alcun dato su questa materia, ma ci risulta che ci siano regioni in cui si deve ancora iniziare”. A denunciarlo è la Fp Cgil nel chiedere un intervento del governo.

“I poliziotti penitenziari vaccinati ad oggi – precisa il sindacato – con la prima dose sono 15.889, circa un mese fa erano 8.253, mentre il personale delle Funzioni centrali e della carriera dirigenziale vaccinato risulta di 1.677 unità, a dispetto dei 711 del mese scorso. Di questo passo serviranno altri due o tre mesi per vaccinare tutto il personale con la prima dose e almeno otto mesi per completare il piano vaccinale con la seconda dose. Non ci sembrano tempi adeguati per quella che doveva essere una priorità”.

Anche perché, osserva la Fp Cgil, “il numero dei contagiati resta pressoché costante: erano 655 i poliziotti penitenziari che risultavano positivi un mese fa, oggi sono 642, mentre per quanto riguarda il personale delle Funzioni centrali e della dirigenza si è passati da 49 a 41”. Nello specifico “quanto accaduto a Reggio Emilia in questi giorni, con 25 contagiati su 140 tra il personale e 115 su 400 tra i detenuti, insieme al focolaio di Catanzaro, dove si sono registrati dei decessi, ci fa capire che non ci si può permettere di abbassare la guardia e che non sono ammessi tentennamenti. A creare maggior confusione – continua la Fp Cgil – la notizia che gli assistenti sociali che lavorano nell’esecuzione penale esterna hanno l’obbligo di vaccinarsi e quindi a loro non viene data possibilità di scelta. Verrebbe da dire poche idee e ben confuse. La Ministra Cartabia si è impegnata a seguire in prima persona l’iter del piano vaccinale, è bene che il governo si muova celermente e faccia chiarezza”.

 

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