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Eccellenze del Sud nella ricerca scientifica: Ospedale Ruggi d’Aragona convenzionato con l’Annunziata

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Ospedali all’avanguardia nelle sperimentazioni, che smentiscono le recenti dichiarazioni di Vittorio Feltri, sull’inferiorità dei meridionali

 

COSENZA – Il Sud sta dimostrando di essere all’avanguardia nella ricerca scientifica. All’Ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno sono in atto sperimentazioni importanti Covid, Longevità, Arte nelle corsie ed Arte terapia, supportata dall’Ospedale di Cosenza, con il quale è stata stipulata una convenzione. Eccellenze che andrebbero sottolineate sopratutto dopo le dichiarazioni di Vittorio Feltri, sull’inferiorità dei meridionali.

Di cosa si occupa l’Ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno

E’ in prima linea nella lotta contro il Covid-19. Un’importante ricerca scientifica è giunta ora alla fase di sperimentazione che, attraverso la “sieroterapia”, l’utilizzo del plasma dei soggetti guariti potrebbe essere una soluzione sia curativa che preventiva. Il Sud sta dimostrando di essere all’avanguardia nella ricerca scientifica e nella gestione di questa epidemia non solo con l’Ospedale Ruggi d’Aragona ma anche con il Cotugno di Napoli o l’ospedale Loreto Mare organizzato in pochissimo tempo, insieme ad altri esempi d’eccellenza che smentiscono le recenti dichiarazioni di Vittorio Feltri, ospite nel programma di Rete4 di Mario Giordano “Fuori dal coro”, sulla “inferiorità dei meridionali congenita di chi è nato e vive nel Sud Italia”.

Il virologo Giulio Tarro del Ruggi d’Aragona sta attuando la sperimentazione della terapia anti Covid-19 nata dallo studio su pazienti che dopo essersi infettati hanno sviluppato gli anticorpi al virus ed i malati potrebbero guarire utilizzando il sangue con gli anticorpi di questi pazienti. “Gli anticorpi si trovano già nei soggetti guariti e si possono utilizzare per curare i soggetti affetti da una forma grave di malattia. Secondo lavori scientifici già pubblicati, bastano 200 ml di plasma del soggetto guarito per neutralizzare il virus in 48 ore. Una specie di trasfusione, ma legata soltanto al plasma: con il sangue dei guariti si curano i malati. In alcuni ospedali ciò avviene già, come a Mantova, Pavia e Salerno. E presto anche a Pisa”.

Ciò smentisce anche l’altra affermazione di Feltri che “vengono tutti a curarsi in Lombardia quando c’è bisogno”, vecchi stereotipi che stridono ancor di più in un momento di lutto e dramma che invece dovrebbe unire. Verrà il tempo in cui si analizzeranno i comportamenti e le mancanze, le regioni che erano sembrate più forti dal punto di vista sanitario sembrano essere risultate più deboli. Questo è il momento del silenzio e di raccogliere le energie per ripartire in modo rinnovato e sicuro. I risultati del Ruggi d’Aragona sono ancora celati dal riserbo scientifico fino a quando non saranno definitivi, ma al momento sembrano molto incoraggianti e promettenti. La sperimentazione oggi è svolta sui soggetti già infettati e si sta rivolgendo anche verso la prevenzione.

Il Ruggi d’Aragona è stato sempre in prima linea nella ricerca scientifica sulla scia della grande tradizione della Scuola Medica Salernitana del IX Sec., la prima e più importante istituzione medica d’Europa. La “Città d’Ippocrate” rievoca il contributo decisivo del “Padre della medicina” nella sconfitta della Peste di Atene nel 429 a.C. e che oggi sembra dare un contributo decisivo nella lotta alla nuova pandemia. L’Ospedale fondato nel 1873 dal Marchese Giovanni Ruggi d’Aragona, una colossale liberalità di straordinario mecenatismo che ha creato una struttura sanitaria tra le più grandi d’Europa con i plessi di Salerno e Pontecagnano, Ravello, Cava dei Tirreni, Mercato Sanseverino, a servizio della Provincia più vasta d’Italia con 158 Comuni, con circa 10.000 fruitori al giorno, 3.000 dipendenti e 1.000 posti letto.

Primato per la ricerca e l’applicazione all’uomo sul gene della longevità

Altro primato dell’Ospedale Ruggi d’Aragona è la ricerca e l’applicazione all’uomo sul gene della longevità. E’ in fase di sperimentazione il LAV “longevity associated variant”, variante del gene che codifica la proteina BPIFB. Questa ha la capacità di prevenire le malattie cardiovascolari con il ringiovanimento dei vasi sanguigni che prevale nelle persone longeve ultracentenarie. L’inserimento del “gene dei centenari” negli animali ha già procurato loro il ringiovanimento del sistema cardiocircolatorio stesso effetto anche in laboratorio ed è ora in corso studio sui pazienti. La sperimentazione è condotta dal Dr. Carmine Vecchione direttore di Cardiologia dell’Ospedale Ruggi d’Aragona offrendo anche a chi non le possiede le caratteristiche genetiche di longevità integrate.

L’Ospedale Ruggi d’Aragona è stato dotato dal suo istitutore di numerosi dipinti antichi ricchi di colore, armonia e bellezza, seguendo un approccio olistico dell’arte nelle corsie. Un più ampio approccio al malato come l’insieme delle strategie e trattamenti terapeutici, che incidono positivamente, sulla base di processi neurosensoriali, cognitivi, emotivi ed empatici, non solo sul decorso clinico dei pazienti ma anche sostegno per i familiari ed il personale ospedaliero riducendone l’ansia e lo stress da prestazione (burnout). Tutto ciò confermato dalle neuroscienze come collegamento tra percezione e omeostasi neurofisiologica nei luoghi di sofferenza e di recupero.

 

Accordo di collaborazione con l’Ospedale Annunziata di Cosenza

Anche a Cosenza, all’Ospedale Civile dell’Annunziata è in linea con queste avanguardie. L’8 luglio 2016 è stato sottoscritto un accordo di collaborazione tra l’allora Direttore Generale Achille Gentile e Roberto Bilotti sull’inserimento di opere d’arte negli spazi comuni dell’ospedale, dal giardino all’ingresso ai corridoi e l’arte-terapia come l’insieme delle strategie e trattamenti terapeutici. Cosenza dal 2005 si delinea come una Città d’Arte ricca di opere significative. La pedonalizzazione del corso è accompagnata da un ricco repertorio di sculture, Mab Museo all’Aperto, una interazione tra cittadini ed arte, arte ed ambiente, non solo come miglioramento estetico ma in una nuova dimensione organica, funzionale ed istruttiva e di coesione sociale. Un repertorio di sculture dei grandi artisti del Novecento, con la scelta prioritaria di temi e soggetti rievocativi del Mito greco, periodo d’eccellenza del territorio. Una consuetudine dei cosentini a vivere la loro quotidianità in mezzo all’arte che trovandola anche nel luogo di degenza potrebbero sentirsi un pò di più nel loro quotidiano.

Il senso del bello attraverso colori e forme pure è stato inserito in modo empirico nel passato il nostro progetto, approvato dai recenti studi e dalla sperimentazione estera, negli ospedali di Salerno e Cosenza, accanto al figurativo prevede opere astratte, l’arte a volte indecifrabile che può suscitare qualcosa di istintivo, primordiale. Gli scienziati sostengono che un museo di arte contemporanea come il MART o il museo Bilotti all’Aranciera di Villa Borghese, possano essere luoghi idonei a comprendere la parte più antica del cervello, quella legata a istinti, sensazioni ed emozioni. Rilevando le sensazioni percepite di fronte a un quadro e tracciando lo sguardo si riescono a misurare le emozioni. Elaborato un algoritmo statistico per raccogliere le sensazioni si riesce a desumere che benché certe composizioni siano astratte, le reazioni sono comuni, pertanto di fronte al giallo si provano emozioni positive, di fronte al blu negative, davanti al grigio indifferenti. Si riscontrano cioè emozioni simili per tutti, senza diversificazioni culturali/sociali. Tra le applicazioni si possono avere per esempio delle indicazioni pratiche per come allestire una sala d’attesa.

Nell’ottobre 2013 si è tenuto a Salerno un importante convegno “Medicina e Arte” presso l’Ordine dei Medici ed Odontoiatri che conferma la posizione del Sud di prima linea e di eccellenza nel mondo scientifico.

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Cosenza, protestano i lavoratori SIARC: “l’azienda incassa ma non paga”

Stamattina la protesta dei lavoratori che si occupano del servizio mensa per gli ospedali di Cetraro e Paola, Corigliano-Rossano, l’INRCA e le scuole di Cosenza

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COSENZA – “La SIARC incassa ma non retribuisce chi lavora”. Questa mattina la protesta di lavoratori e lavoratrici della società appaltante che si occupa del servizio mensa per gli ospedali di Cetraro e Paola, Corigliano-Rossano, l’INRCA e le scuole di Cosenza. “Nonostante la società abbia ricevuto dall’ASP e dal Comune di Cosenza le somme dovute previste dagli appalti – scrive l’USB Lavoro Privato Cosenza – non retribuisce i propri dipendenti, una parte dallo scorso dicembre 2020 altri da gennaio 2021″.

“La situazione è diventata insostenibile e grava sulle spalle di decine di lavoratori, che svolgono le proprie mansioni con estrema professionalità, e le loro famiglie. L’atteggiamento dei vertici SIARC – conclude il sindacato – è assolutamente inaccettabile. Pretendiamo il pagamento immediato degli arretrati e la certezza di pagamenti puntuali”.

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Cosenza: donna trovata senza vita in via Sybaris, mistero sulla sua morte

Il corpo senza vita è stato rinvenuto nel pomeriggio di oggi in via Sybaris. Sul posto i carabinieri di Cosenza, ambulanze del 118 e i vigili del fuoco

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COSENZA – Una donna di 68 anni, Mirella Spadafora, è stata trovata senza vita questo pomeriggio in un appartamento di via Sybaris, nei pressi di via degli Stadi a Cosenza. Sul posto i carabinieri, i sanitari del 118 e i vigili del fuoco. L’allarme è stato lanciato dai familiari, in quanto la donna non rispondeva alle loro chiamate da diversi giorni. Sul posto è successivamente intervenuta anche la scientifica per i rilievi del caso e per accertare se si tratti di omicidio. L’appartamento è stato trovato a soqquadro, anche se dai primi riscontri non mancherebbe nulla e non è stato rilevato nessun segno di effrazione. Il corpo della donna, che viveva da sola, è stato rinvenuto seminudo, ma non presenta evidenti segni di violenza. Dunque a causare la morte potrebbe essere stato anche un malore. I carabinieri hanno sentito i vicini di casa e i familiari per ricostruire le ultime ore di vita della vittima, e nessuno ha riferito di aver visto o sentito qualcosa di strano nelle ultime ore, che potrebbe far ricondurre a un furto finito male. Adesso sarà l’autopsia a determinare l’esatta causa della morte.

Foto di Francesco Greco

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Cgil, Cisl e Uil chiedono di modificare l’Atto aziendale dell’ASP di Cosenza

Le sigle sindacali hanno inviato un articolato documento unitario contenente le richieste di modifica all’Atto aziendale dell’ASP cosentina

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COSENZA – I segretari generali di Cgil Cosenza Umberto Calabrone, Cgil Pollino-Sibaritide-Tirreno Giuseppe Guido, Cisl Cosenza Giuseppe Lavia, Uil Cosenza Roberto Castagna hanno inviato al commissario dell’ASP di Cosenza  Vincenzo La Regina e, per conoscenza, al commissario ad acta Guido Longo, un articolato documento unitario contenente le richieste di modifica all’Atto aziendale dell’ASP cosentina. Nel testo si evidenzia che «pur nella consapevolezza dell’insediamento recente del Commissario, della gravità del contesto pandemico e della complessa gestione della campagna di vaccinazione, delle tempistiche per l’approvazione dell’atto aziendale fissate dai decreti di nomina del Commissario» per le tre OO.SS. «la rapidità che ha caratterizzato la stesura dell’Atto aziendale non giustifica la sua genericità e le sue carenze, quasi che l’adozione dell’Atto sia il tentativo di assolvere ad un obbligo formale, più che definire un preciso progetto, realmente adeguato ai bisogni e alle necessità di cittadini e comunità. Tanto più alla luce del contesto pandemico, della caduta verticale sui LEA e della drastica riduzione delle prestazioni erogate».

«Le “Linee guida Regionali per l’adozione degli atti aziendali” – scrivono ancora Cgil, Cisl e Uil – si caratterizzano per la presenza di carenze e criticità, riproponendo sostanzialmente modelli organizzativi del passato, evidenziando l’assoluta assenza di una visione e la mancanza di un nuovo assetto organizzativo, capace di superare le criticità che la gestione del Covid-19 ha evidenziato in maniera drammatica».
Inoltre, le tre OO.SS. «ritengono che le stesse linee guida siano da rivedere anche alla luce della approvazione da parte del Parlamento del PNRR che con la missione n.6 “mira a potenziare e riorientare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per migliorarne l’efficacia nel rispondere ai bisogni di cura delle persone, anche alla luce delle criticità emerse nel corso dell’emergenza pandemica”».
Nello specifico, nel documento dei sindacalisti si legge che «l’Atto aziendale dell’ASP di Cosenza depaupera ulteriormente l’assistenza territoriale, assegnando 15 strutture complesse in meno a quest’area, rispetto a quanto previsto dallo stesso DCA 31/2021 ed in concomitanza, peraltro, della riduzione di un Distretto Sanitario rispetto a quanto previsto dall’Atto aziendale approvato con DCA 117/2017». «Non si riesce a comprendere – si legge più avanti – quali siano le sinergie messe in campo da ASP e AO, nella stesura dei rispettivi Atti aziendali, rispetto ai quali, invece, sarebbe auspicabile una maggiore e reale integrazione capace di rafforzare l’offerta di servizi sanitari. Viceversa, non si riscontrano riferimenti puntuali e scelte conseguenti all’integrazione dell’organizzazione sanitaria che, per le scriventi, è invece priorità strategica».

Non è, inoltre, «ulteriormente rinviabile una riorganizzazione ispirata a criteri di efficienza, merito e trasparenza e, soprattutto, riveste assoluta urgenza un piano straordinario di assunzioni, in considerazione dei tanti collocamenti in quiescenza nell’ambito dell’ASP, con sostituzioni parziali, per cui il contrasto al Covid nonché l’ordinarietà sono stati garantiti attraverso lo sforzo straordinario del personale sanitario, che ha operato e continua ad operare in condizioni proibitive. Per Cgil, Cisl e Uil senza personale non c’è sanità».
I tre sindacati «ritengono che le previsioni dell’Atto aziendale non consentano di risolvere adeguatamente le problematiche evidenziate e che gli obiettivi di de-ospedalizzazione, continuità assistenziale e potenziamento della sanità territoriale, anche alla luce della fase emergenziale pandemica, non possano essere efficacemente perseguiti». Nell’Atto aziendale, «la mancanza di dati sul personale e sulla dotazione organica dei servizi e presidi non consente di individuare la capacità di funzionamento degli stessi e lascia senza risposta una domanda fondamentale, ovvero come realmente sono resi operativi i posti letto per acuti e sub acuti di cui al decreto 70/2015. In base ai nostri calcoli mancano, fra acuti e sub acuti, centinaia di posti letto e tanti altri, per carenza di personale, resteranno virtuali».

«L’Atto aziendale dell’ASP – scrivono Calabrone, Guido, Lavia e Castagna – avrebbe dovuto dare priorità, nella pianificazione, alle criticità riscontrate sui LEA, il cui mancato raggiungimento non solo nega il diritto alla salute, ma pone problematiche significative sul versante finanziario, dal blocco del 3% del Fondo alle addizionali IRPEF e alimenta il fenomeno dell’emigrazione sanitaria extra territoriale».
Il documento di Cgil, Cisl e Uil propone al Commissario dell’ASP di Cosenza La Regina e al Commissario ad acta Longo ulteriori osservazioni relative alla rete ospedaliera, alla rete dell’emergenza-urgenza, alla riorganizzazione dei distretti sanitari e della rete delle cure primarie, alle case della salute, alla riorganizzazione dei dipartimenti. I tre sindacati, ancora, «considerano l’offerta sanitaria privata di integrazione all’offerta pubblica e non sostituiva, in un quadro trasparente di acquisto necessario delle prestazioni e di puntuale verifica dei requisiti di accreditamento». «Nel ribadire, in conclusione, che le previsioni dell’Atto aziendale, resterebbero in gran parte non attuate senza un contestuale piano straordinario di assunzioni di personale sanitario», Cgil, Cisl e Uil «chiedono, in forza delle osservazioni sopra formulate, la rettifica dell’Atto aziendale dell’ASP di Cosenza».

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