Coronavirus, 100 giorni dal primo allarme che ha cambiato volto all’Italia e al mondo

Il 9 aprile fa ricorrere esattamente 100 giorni da quando, il 31 dicembre 2019, le autorità sanitarie cinesi comunicarono di aver identificato un focolaio di ‘polmonite misteriosa’ nella città di Wuhan. La Pandemia in tutto il mondo fa registrare ad oggi oltre un milione 400mila contagi e 83.600 morti

.

COSENZA – Cento giorni che hanno cambiato il volto dell’Italia e del mondo, riassumibili in 10 principali tappe: Il 31 dicembre l’Ufficio cinese dell’Oms viene informato di un focolaio di casi di una strana polmonite a Wuhan, nella provincia dell’Hubei, collegati al mercato locale di animali. Il 9 gennaio 2020, la Cina comunica di aver identificato un nuovo coronavirus, della stessa famiglia di quello della Sars, come causa di queste polmoniti e conferma la possibilità che si trasmetta anche tra persone. Un mese dopo, l’11 febbraio, l’Oms annuncerà il nome della malattia respiratoria: Covid-19. L’11 gennaio la Cina rende noto il primo decesso causato dal 2019-nCoV e, nello stesso giorno, mette a disposizione delle autorità sanitarie mondiali la mappa genetica del virus. Questo permetterà il moltiplicarsi di studi scientifiche e trial per farmaci.  Da allora la ricerca ha accelerato a una velocità incredibile” permettendo di “sviluppare test e avviare la ricerca sui vaccino. Oggi circa 20 tra aziende e centri di ricerca internazionali sono impegnati nello sviluppo di un vaccino.

Il 30 gennaio l’Oms dichiara l’emergenza internazionale di sanità pubblica. Fino a quel momento erano stati 170 i morti e oltre 1700 i nuovi casi in sole 24 ore. Pochi giorni prima era stato registrato in Vietnam il primo contagio del nuovo coronavirus avvenuto al di fuori della Cina. Il 31 gennaio due turisti cinesi in vacanza in Italia risultano positivi al tampone al Sars-Cov-2. Ricoverati allo Spallanzani di Roma, saranno dimessi quasi un mese dopo. Attraverso l’analisi di campioni da loro prelevati, viene isolata, anche in Italia, la sequenza virale. Il 3 febbraio vengono rimpatriati dalla Cina 56 italiani residenti a Wuhan. Le mascherine e i gel disinfettanti per mani diventano introvabili e oggetto di speculazioni e frodi. L’Oms lancia l’allarme infodemia contro il dilagare la diffusione di notizie false o non verificate. Il 18 febbraio si presenta per la prima volta all’ospedale di Codogno il “paziente uno”, il primo caso noto di trasmissione avvenuta in Italia. Il 38enne tornerà a casa il 23 marzo un ricovero in terapia intensiva. In realtà, è stato poi accertato, il virus circolava già in Lombardia da settimane. Il 10 marzo, mentre le terapie intensive di molte regioni settentrionali sono al collasso, “tutta Italia diventa zona protetta“, il governo estende a tutte le Regioni le misure di distanziamento sociale: attività produttive non essenziali e scuole resteranno chiuse. Misure che, a distanza di settimane, verranno prese anche da altri paesi, a partire da Spagna e Francia. L’11 marzo si superano i 118mila casi di Covid-19 nel mondo e quasi 4.300 morti, tra cui anche tanti operatori sanitari e medici, spesso costretti a lavorare senza le necessarie protezioni. Numeri che portano l’Oms, a dichiarare la pandemia. Il virus frena il Pil mondiale e le misure di contenimento portano a quella che molti definiscono “economia di guerra”. Il 7 aprile, negli Stati Uniti si tocca il record di 1.900 morti in un solo giorno e in Africa si superano i 10.000 casi ma riapre Wuhan dopo 76 giorni di lockdown. In Italia, dove nel frattempo si sono superati i 17.000 decessi, calano i contagi e si inizia a definire un graduale passaggio alla Fase 2, con la riapertura per le piccole attività produttive.