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Reddito di cittadinanza, impatto nullo sul lavoro. Sud in recessione, scappati in 2 milioni

I dati sull’ultimo rapporto Svimez giudica utile il Reddito di Cittadinanza ma sottolinea come la povertà non si combatta solo con un contributo monetario, ma ridefinendo le politiche di welfare. Dal 2000 oltre 2 milioni i giovani hanno lasciato il Mezzogiorno e nei prossimi 50 anni ne perderà altri 5 milioni. Puntare sul Sud come “piattaforma verde del Paese”

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ROMA – È stato presentato a Montecitorio il rapporto annuale dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno. L’Italia si allontana dall’Europa e il divario Nord-Sud rimane non sanato. E’ così che funziona quello che lo Svimez definisce come il doppio gap a svantaggio del Mezzogiorno. “L’Italia – spiega il direttore Luca Bianchi – segue il profilo di crescita europeo con un’intensità sempre minore e il Mezzogiorno aggancia in ritardo la ripresa e anticipa le fasi di crisi“. Il gap occupazionale nell’ultimo decennio è aumentato dal 19,6% al 21,6%: ciò comporta che i posti di lavoro da creare per raggiungere i livelli del Centro-Nord sono circa 3 milioni. Guardando alle cifre nel 2018 il PIL del Mezzogiorno è ancora oltre 10 punti al di sotto dei livelli del 2008; nel Centro-Nord mancano ancora 2,4 punti percentuali. Ma quello che emerge dai dati dello Svimez è lo spopolamento di giovani. Una vera e propria fuga di massa di laureati o comunque persone istruite che per realizzarsi in ambito lavorativo fuggono dal meridione verso il Nord Italia e l’Europa.

In fuga dal Sud. Reddito utile, ma serve lavoro

Il Sud ha perso due milioni di persone dal 2000 ad oggi , la metà di loro sono giovani fino ai 35 anni, e ne perderà nei prossimi 50 anni altri 5 milioni, soprattutto tra giovani e laureati. Senza un’inversione di tendenza nel 2065 la popolazione in età da lavoro diminuirà del 15% nel Centro-Nord (-3,9 milioni) e del 40% nel Mezzogiorno (-5,2 milioni). Uno scenario questo definito “insostenibile”, viste anche le conseguenze economiche: tra meno di cinquant’anni, con i livelli attuali di occupazione, produttività e di saldo migratorio, l’Italia perderà quasi un quarto del Pil, il Sud oltre un terzo. Per Svimez le possibilità di contenere tali effetti sono legate ad un significativo incremento del tasso di occupazione, in particolare di quello femminile. Il rapporto 2019 giudica “utile il Reddito di cittadinanza” ma sostiene che “la povertà non si combatte solo con un contributo monetario: occorre ridefinire le politiche di welfare ed estendere a tutti in egual misura i diritti di cittadinanza. Il Mezzogiorno detiene il record della povertà assoluta: nel 2017 le famiglie in questa condizione erano 845 mila. L’anno successivo, grazie all’impatto del reddito di cittadinanza, erano scese a 822 mila con un’incidenza scesa dal 10,3 al 10 per cento, rimanendo comunque doppia rispetto al 5,6% del Centro Nord. Ecco perché la Svimez dà un giudizio moderatamente positivo sul reddito di cittadinanza. “Peraltro – sottolinea – l’impatto del Reddito sul mercato del lavoro è nullo, in quanto la misura, invece di richiamare persone in cerca di occupazione, le sta allontanando dal mercato del lavoro”.

 

Reddito, impatto nulla sul lavoro

Nel Rapporto si ricorda che da “diversi anni la Svimez ha proposto l’introduzione anche nel nostro Paese di una politica universale di contrasto al disagio e all’esclusione sociale, per questo va accolta con favore la scelta del Primo Governo Conte di porre al centro della manovra di bilancio 2019 una misura di contrasto alla povertà, il Reddito di Cittadinanza”. Anche se la Svimez sottolinea che la povertà non si combatte solo con un contributo monetario e che identificare la misura come una politica per il Mezzogiorno è scorretto perché si basa sulla dannosa semplificazione che vorrebbe dividere il Paese nei due blocchi contrapposti e indipendenti di un Nord-produttivo e un Sud-assistito. Il Reddito di cittadinanza, si sostiene, è una misura ‘nazionale di contrasto alla povertà, le politiche per il Mezzogiorno, soprattutto dopo la crisi, dovrebbero passare attraverso una ridefinizione delle politiche di welfare e sul tema dei ‘diritti di cittadinanza.

Puntare sul Sud come “piattaforma verde del Paese”

Svimez sottolinea poi l’urgenza di rendere cogente la clausola del 34% degli investimenti ordinari al Sud, visto che nel 2018 mancano nel Mezzogiorno circa 3,5 miliardi di investimenti. Un’analisi che, osserva il ministro per il Sud e la Coesione territoriale Giuseppe Provenzano “è la radiografia di una frattura profonda, trascurata in decenni di investimenti pubblici per il Mezzogiorno“, ma che non deve “indurre allo scoraggiamento ma anzi spingere a un impegno ancora maggiore che deve investire l’intero governo, a un’urgenza condivisa. Secondo l’associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno “l’applicazione della clausola del 34% determinerebbe un’accelerazione della crescita del Pil meridionale dello 0,8%, riportandolo ai livelli di crescita del Centro- Nord”.

Varrebbe inoltre la pena, secondo gli analisti dell’Istituto, puntare su settori nuovi di produzione e in particolare sulla bioeconomia, che attualmente al Mezzogiorno si può valutare tra i 50 e i 60 miliardi di euro, equivalenti a un peso tra il 15% e il 18% di quello nazionale. Questo stima la Svimez che invita a vedere nel Green New Deal come un’opportunità di rinascita economica del Mezzogiorno, che può fare da piattaforma green del Paese.