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La ʼndrangheta in Emilia Romagna, 16 arresti tra cui il presidente del consiglio comunale di Piacenza

La mano della ‘ndrangheta e del clan Grande Aracri di Cutro nel mirino di un blitz della Polizia di Stato

 

BOLOGNA – Operazione all’alba contro la ‘ndrangheta in Emilia Romagna per l’esecuzione di arresti e perquisizioni. Un nuovo colpo ai clan calabresi attivi in Emilia Romagna con diverse misure cautelari eseguite nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e che sono storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Bologna su richiesta della Dda. Un centinaio le perquisizioni in tutta Italia nei confronti di soggetti che sono risultati collegati alla cosca.

Tra i destinatari delle 16 misure cautelari dell’operazione ribattezzata “Grimilde” c’è anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso, ritenuto parte integrante dell’organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore, Francesco e Paolo Grande Aracri, che sono stati arrestati. Francesco Grande Aracri, già condannato per associazione mafiosa, viveva a Brescello, comune noto per essere stato il primo in Emilia-Romagna che venne sciolto, a fine 2107, proprio le infiltrazioni della criminalità organizzata.

Oltre agli arresti e alle perquisizioni, i poliziotti stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo di beni emesso dalla Dda di Bologna nei confronti dei principali appartenenti al gruppo criminale riguardante società, beni mobili ed immobili e conti correnti. Le accuse vanno dall’estorsione al trasferimento fraudolento valori, sfruttamento lavoro, danneggiamento e truffa.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha commentato: “Nessuna tregua e nessuna tolleranza per i boss, avanti tutta contro i clan”, mentre il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Nicola Morra ha twittato: “Anche il  presidente del Consiglio comunale di Piacenza risulta uomo di ‘ndrangheta. Cos’altro serve per capire che l’infiltrazione della mafia è questione decisiva per la democrazia?”.

Il coinvolgimento di Giuseppe Caruso

Il presidente del Consiglio comunale di Piacenza di 58 anni, esponente di Fratelli d’Italia, avrebbe favorito il clan in una truffa all’Unione europea grazie al suo ruolo di funzionario delle Dogane. L’operazione scaturisce da un caso in particolare, avvenuto nel 2015 quando Caruso che era il responsabile dell’area assistenza e informazioni agli utenti dell’Agenzia delle Dogane di Piacenza. Secondo gli investigatori avrebbe accettato una promessa di denaro in cambio di comportamenti “contrari ai suoi doveri d’ufficio”.

Poi la squadra mobile è risalita ai suoi contatti verificando “uno stretto rapporto” tra Caruso e Salvatore Grande Aracri, come dicevamo figlio di Francesco e nipote del boss Nicolino Grande Aracri. Dalle attività tecniche, durate circa tre anni, gli investigatori ritengono di aver accertato l’esistenza di un gruppo criminale che, utilizzando metodi tipicamente mafiosi, avrebbe effettuato una serie di investimenti, aprendo e chiudendo società di comodo e così facendo affari anche con imprenditori importanti a livello nazionale.

Quei 350 appartamenti a Bruxelles sfruttando i lavoratori

Tra gli affari ritenuti sospetti il primo è del giugno 2017 quando Salvatore Grande Aracri ed il padre Francesco, tramite una società edile a loro riconducibile avevano avviato un progetto di costruzione di 350 appartamenti a Bruxelles. E così avevano trovato gli operai  mettendoli a lavorare in “condizioni di assoluto sfruttamento”, con una paga di 8/9 euro l’ora per turni di anche di 15 ore giornaliere, a volte senza neanche concedere il riposo settimanale. Ingannati i referenti di una società, la “Riso Roncaia”, che a sua volta aveva vinto un bando europeo per una fornitura di riso, il gruppo gli aveva fatto credere di poter ottenere una linea di credito di 5 milioni di euro e l’apertura di conti correnti bancari in istituti compiacenti. 

I ‘metodi mafiosi’ e le intimidazioni

Tra i fatti accertati nell’ambito dell’operazione anche il ricorso a metodi poco ortodossi per le portare avanti le loro attività  ovvero, se qualcuno gli metteva i bastoni tra le ruote, ricorrevano ad atti intimidatori e violenze. Una vittima è stata un distributore di pizza che avrebbe ‘invaso’ la zona controllata dal gruppo. Da qui l’avvertimento: “qua non hai capito che ti spariamo”. Ma è incappata nel gruppo criminale anche una troupe della Rai che stava girando un servizio a Brescello ed ha avuto la sfortuna di gravitare intorno alla casa dei Grande Aracri. Per tutta risposta, vennero presi a sassate.