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Il giallo di Sissy, le associazioni di volontariato difendono “La Giudecca”

“Il carcere femminile della Giudecca è una preziosa realtà da salvaguardare”: lo hanno sottolineato le associazioni di volontariato riunite oggi a Venezia

 

VENEZIA – Si sono schierate dalla parte dell’istituto di pena e delle attività che vengono svolte al suo interno mentre proseguono gli accertamenti legati alla morte per un colpo di pistola dell’agente penitenziaria Sissy Trovato Mazza; un giallo che ruoterebbe proprio attorno all’istituto penitenziario. All’incontro, nella sede dell’Ateneo Veneto, sono intervenuti i presidenti delle associazioni di volontariato penitenziario Il Granello di Senape e Fondamenta delle Convertite, Maria Voltolina e Paolo Sprocati, i presidenti delle cooperative sociali Il Cerchio e Rio Terà dei Pensieri, Giorgio Mainoldi e Liri Longo, e la religiosa Suor Franca. Oltre a numerosi volontari erano presenti il garante dei detenuti del Comune di Venezia, Sergio Steffenoni, padre Antonio Biancotto, gli esponenti dell’associazione Closer, il past presidente del Cerchio, Gianni Trevisan.

Sprocati, ha dichiarato che “scopo dell’iniziativa è la ‘restituzione di verità’ sul carcere femminile della Giudecca contro ogni distorsione. Questa struttura è una preziosa realtà esemplare su come vada applicato il principio costituzionale della pena finalizzata a rieducare. Un modello costruito faticosamente con il confronto ultraventennale tra operatori interni e volontari”.

Suor Franca, che dal 2014 sostiene le ristrette nel loro percorso spirituale di ‘ricostruzione’, ha ringraziato l’ex direttrice dell’Istituto, Gabriella Straffi, che ha a lungo esercitato nel carcere veneziano ricordandone la correttezza ma anche la lungimiranza delle scelte ora portate avanti da Antonella Reale.

Giorgio Mainoldi del Cerchio ha ricordato che in 22 anni d’attività le persone complessivamente coinvolte nelle attività lavorative della cooperativa sono state 1900, di cui 1000 erano figure svantaggiate. “Solo lo scorso anno abbiamo dato lavoro a 100 svantaggiati – ha sottolineato – e al femminile sono 20 le ristrette che operano in lavanderia e in sartoria”.

Mainoldi ha poi rivolto un appello al Magistrato di Sorveglianza: “vorremmo sapere se da parte dei funzionari ispettivi sono state seguite tutte le regole. Hanno inviato cinque ispettori che tra le altre cose hanno vietato l’uso delle tinture. Forse se ci fossero state delle donne a ispezionare un carcere femminile le cose sarebbero state osservate con un diverso sguardo”.

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