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Bimbo nero in un angolo: «guardate che brutto». Era accaduto anche con la sorellina

E’ rimbalzata ovunque la notizia del maestro di Foligno che, giustificandosi con un ‘esperimento sociale’ ha messo in un angolo della classe un bimbo nero e poi rivolgendosi ai compagni di classe: “Bambini guardate quanto è brutto”

 

FOLIGNO – Non sarebbe stato un episodio isolato ma si sarebbe ripetuto anche con la sorellina del bimbo di colore. E il docente sospeso continua a difendersi definendo, il suo, un “esperimento sociale”. Come sono andati i fatti? Il maestro avrebbe costretto il bambino nero a voltarsi verso la finestra additandolo a tutta la classe come “troppo brutto” per essere guardato in viso: “ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia proprio brutto? Girati, così non ti devo guardare”.

Il maestro, hanno raccontato i bambini, sarebbe andato verso la finestra, e dopo aver disegnato un segno sui vetri, ha costretto il bimbo a guardare verso il segno, con le spalle alla cattedra. Il caso ha sollevato l’indignazione dei genitori perchè tutti gli altri bambini hanno raccontato loro il fatto. E così il caso è finito alle vie legali. Come se non bastasse, è emerso che una vicenda simile, sarebbe accaduta con un’altra bimba nera, sorellina maggiore del piccolo. Per il momento il docente della scuola elementare di Monte Cervino, un quartiere di Foligno, è stato sospeso in via cautelare

Nando Mismetti, il sindaco di Foligno, appresa la notizia ha dichiarato di stare “facendo tutte le verifiche del caso, esploso dopo un post pubblicato su Facebook in cui si raccontava la vicenda” che però ha trovato conferma anche nelle parole della dirigente scolastica, la dottoressa Marconi: “Ho informato il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, ritengo molto grave quello che è emerso e preferisco non fare ulteriori dichiarazioni perché non voglio inficiare un’indagine interna che deve essere rigorosa ed efficace”.

Il maestro “Volevo solo spiegare la Shoah. Chiedo susa”

Il docente, Mauro Bocci, 42 anni, assunto con un contratto a termine per tutto l’anno scolastico, si è giustificato parlando di un esperimento sociale ispirato ad altri che si trovano su Internet e che il suo intento era l’esatto contrario. Ma la notizia è diventata virale e i genitori dei bimbi, si sono rivolti anche a un legale, per portare la vicenda in Tribunale. Nonostante tutto i bambini e l’insegnante sono tornati comunque in classe, tutti anche i due fratellini. Il Ministero dell’Istruzione intanto ha chiesto una relazione. “chiedo scusa a tutti, non sono un razzista, sono papà anch’io, se fosse accaduto a mio figlio sarei stato il primo a correre a scuola a chiedere spiegazioni. Era un esperimento didattico, non lo rifarei più. Lo sa qual è la materia che insegno? Si chiama alternativa alla religione cattolica, passo il tempo coi ragazzi musulmani. Quel sabato dovevo sostituire un collega e sono entrato in classe. Avevo deciso di parlare ai ragazzi della Shoah“.