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Omicidio Scopelliti, dopo 27 anni “un esempio per non cedere alla rassegnazione”

«Il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso»; sono le parole di Antonino Scopelliti, il magistrato ucciso il 9 agosto di 27 anni fa in un agguato mafioso in Calabria. Nei giorni scorsi è stata ritrovata l’arma usata per ucciderlo nel 1991

 

ROMA – «Il giudice è solo, solo con le menzogne cui ha creduto, le veritĂ  che gli sono sfuggite, solo con la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, solo con il pianto di un innocente e con la perfidia e la protervia dei malvagi». Ed è stato in questa breve frase la grandezza della lezione morale che lasciata da Antonino Scopelliti che aveva 56 anni ed era, in qualitĂ  di Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione, in procinto di rappresentare l’accusa contro gli imputati del maxiprocesso di mafia a Palermo.

Ed oggi è la giornata del ricordo del magistrato del quale ha parlato anche Piero Grasso con un post su Facebook: «… fu ucciso il 9 agosto 1991 per fermare il processo e intimidire i magistrati che se ne sarebbero occupati. Mandanti ed esecutori non sono ancora stati individuati. Chi lo fece procurò un grande dolore alla famiglia, a noi colleghi, a tutta l’Italia ma non riuscì nel suo scopo perchĂ©, pochi mesi dopo quell’omicidio, la Cassazione emise le sentenze di condanna definitiva ai mafiosi. La memoria di Scopelliti è ancora forte nella sua Calabria: ogni giorno in moltissimi, a partire da sua figlia Rosanna, si impegnano per la legalitĂ  e la giustizia».

Anche il presidente della Camera Roberto Fico ha voluto ricordare il magistrato nato a Campo Calabro (Rc) il 20 gennaio 1935: «Quei principi di libertĂ , onestĂ  e coraggio che ispirarono sempre il suo lavoro devono poter continuare a rappresentare, ancora oggi, i punti cardinali di un’azione di riscatto civile portata avanti da tutte le Istituzioni e le componenti della societĂ , a cominciare dai piĂą giovani. Un’azione di rinnovamento, culturale innanzitutto, contro ogni logica mafiosa, che si costruisce giorno dopo giorno garantendo nel Paese condizioni di dignitĂ  sociale, di legalitĂ  e di trasparenza, sottraendo così alla criminalitĂ  organizzata importanti leve di potere», prosegue Fico che sottolinea: «Non possiamo ignorare, infatti, come siano proprio le situazioni di degrado amministrativo, sociale, economico e civile a creare il terreno piĂą fertile per la malavita. L’elevato numero di comuni sciolti per infiltrazione mafiosa negli ultimi anni, anche in Calabria – la regione di provenienza di Scopelliti – attesta una persistente fragilitĂ  del sistema di governo territoriale rispetto all’azione pervasiva della criminalitĂ  organizzata, a detrimento della democrazia».

«La testimonianza di Scopelliti ci sia di esempio. Così come da giudice non ha mai desistito dal suo impegno, pur avendo chiara la complessità e la pericolosità della sua missione contro la criminalità organizzata, così anche noi, la politica e le Istituzioni innanzitutto, ma anche ciascun cittadino, non dobbiamo cedere alla rassegnazione ma impegnarci ogni giorno, con gesti quotidiani, a una rigenerazione della coscienza civile collettiva, per renderla incondizionatamente e convintamente immune da ogni logica e pratica mafiosa».

Bombardieri: “ritrovata l’arma usata per il delitto”

Oggi a Villa San Giovanni nell’ambito di “CalabriaIn Campus, la Calabria di chi resta”, la tre giorni di eventi in ricordo del giudice Antonino Scopelliti, promossa dalla fondazione che porta il suo nome e presieduta dalla figlia Rosanna, si è tenuta la manifestazione “Calabria che non dimentica”, con la commemorazione del magistrato reggino davanti alla stele a lui dedicata. E nel corso della cerimonia si è appreso che l’arma, con la quale fu ucciso, è stata trovata nel catanese. Si tratta di un fucile calibro 12 con il quale nel 1991 a Piale di Villa San Giovanni, venne freddato mentre era in macchina di ritorno dal mare. A dare notizia del ritrovamento del fucile è stato il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, a margine della cerimonia di commemorazione del magistrato. La scoperta dell’arma risale ai giorni scorsi. “É senza dubbio un passo in avanti – ha commentato Bombardieri – per raggiungere la veritĂ . Il ritrovamento apre scenari importanti per appurare i responsabili di questo odioso crimine, confermando importanti recenti intuizioni investigative”.

La scoperta del fucile, che si ritiene essere stata l’arma con cui fu ucciso il giudice Scopelliti Ă© frutto di un’attivitĂ  ispettiva mirata condotta dalla Dda di Reggio Calabria, con il supporto investigativo della Squadra mobile reggina. Sono in corso adesso i necessari riscontri tecnici per consolidare il quadro investigativo. Bombardieri non ha fornito particolari sul ritrovamento dell’arma, sottolineando il “massimo riserbo” sul punto da parte della Dda di Reggio Calabria.




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