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Cocaina: in manette il calabrese sospettato di aver ucciso il giornalista slovacco

Come anticipato da QuiCosenza Antonino Vadalà sembrerebbe usasse le società slovacche per coprire business illeciti legati al narcotraffico

VENEZIA – Accordi per commerciare cocaina tra Spagna e Olanda. Un patto tra Calabria e Sud America stipulato attraverso le utenze slovacche di un particolare imprenditore calabrese che amava farsi chiamare ‘marchese’. QuiCosenza aveva posto l’attenzione sulle aziende della famiglia Vadal√† pubblicando in esclusiva dei documenti estrapolati dagli archivi delle Camere di Commercio slovacche e delle intercettazioni che lo vedevano coinvolto in un presunto business basato sul narcotraffico. Oggi un’operazione partita dal Veneto ha portato al fermo di diciassette persone. Provvedimenti emessi dalla Procura di Venezia con l’accusa a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti e l’aggravante, per alcuni, dell’agevolazione mafiosa e del riciclaggio. Undici di loro sono finiti in carcere, gli altri sei sono stati sottoposti agli arresti domiciliari o all’obbligo di dimora. In Slovacchia √® stato arrestato Antonino Vadal√† fermato nelle scorse settimane per l’assassinio del ventisettenne Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusn√≠rova. “L’importanza dell’indagine sta anche nel coinvolgimento di alcuni personaggi che sono di grosso spessore nell’ambito della criminalit√† organizzata – spiega il procuratore capo, Bruno Cherchi – in particolare c’√® Vadal√†, arrestato per l’omicidio del cronista slovacco e poi rilasciato”.

 

La Procura lagunare ha indagato Vadal√† per associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, riciclaggio e autoriciclaggio. Il ‘marchese’ che vive tra Bratislava e Bova Marina √® sospettato di aver creato insieme ad altri membri dell’organizzazione ‘ndranghetista legata agli ambienti di Rosarno, dei canali commerciali leciti da utilizzare per l’importazione di droga dal Sudamerica e gestito singole operazioni di importazione finanziando l’acquisto di stupefacente grazie a sue societ√†. Attualmente sono ancora in corso perquisizioni domiciliari in Veneto, Lombardia e Calabria nei confronti di altre 16 persone coinvolte nel business del narcotraffico tra Europa e Sud America. Per documentare quanto avveniva, un militare della Guardia di finanza si √® infiltrato nell’organizzazione sotto copertura “dando immediata comunicazione – riferisce Cherchi – degli spostamenti e le modalit√† attraverso cui veniva importato e smistato lo stupefacente in Italia.

 

Ma anche dando possibilit√† di disporre di un riscontro immediato per la Procura in merito agli accertamenti che mano a mano si facevano”. Per importare la droga, sottolinea il Procuratore, la banda aveva creato delle societ√† per l’import dalla Colombia e dal Per√Ļ di frutta. Nei carichi veniva nascosta una quantit√† ingente di droga. L’indagine ha coinvolto anche Paesi stranieri, come la Slovacchia, dove era presente Vadal√†. “C’√® stato coordinamento di EuroJust e delle autorit√† slovacche – ha aggiunto -. La Guardia di finanza di Venezia e la Procura sono riuscite a tenere un’indagine complessa senza fuga di notizie. Altrimenti sarebbe stato un problema per l’incolumit√† dell’agente sotto copertura”. La droga arrivava attraverso navi e camion: complessivamente si tratta di 400 chili di cocaina. “La ‘ndrangheta calabrese si muove in maniera diversa rispetto al passato – conclude Cherchi -. Non opera pi√Ļ direttamente, ma ha un radicamento attraverso cui si muove in maggiore autonomia sia con approvvigionamento che distribuzione della sostanza stupefacente”.

 

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