Domani sciopero call center. In Calabria circa 10mila operatori a rischio delocalizzazione

Sciopero dei lavoratori Almaviva con presidi e assemblee davanti alle sedi aziendali. La Slc Cgil Calabria si rivolge ai parlamentari

 

ROMA – “I sacrifici dei lavoratori di Almaviva SpA, l’azienda di informatica del gruppo Almaviva, hanno permesso all’azienda di uscire dalla peggiore crisi dal tempo della sua costituzione. In questi anni i lavoratori hanno sopportato cassa integrazione, contratti di solidarietà e la sospensione/riduzione di parti del contratto integrativo aziendale continuando, con il loro impegno, a garantire il buon funzionamento dell’azienda.” Questo quanto dichiarano Fim, Fiom, Uilm nazionali, Coordinamento nazionale Rsu Almaviva. “Oggi – continuano – che la fase acuta della crisi è ormai alle spalle, che i bilanci sono tornati positivi e che le prospettive sono finalmente di crescita, l’azienda chiede altri tagli ai salari e respinge l’uso solidale e ridotto dell’ammortizzatore sociale, rifiutando di trattare sulla proposta sindacale. I lavoratori non sono un bancomat a disposizione dell’azienda. Con lo sciopero di domani chiediamo di aprire una vera trattativa sulla base della proposta sindacale, unica strada per arrivare a un accordo condiviso ed equilibrato.”

Emendamento delocalizzazione call center, la Slc Calabria chiede intervento ai parlamentari calabresi

“La delocalizzazione dei call center all’interno della manovra in discussione in Parlamento continua a preoccupare la segreteria regionale della Slc Cgil Calabria – si legge in una nota – che ha deciso di rivolgersi direttamente ai parlamentari calabresi. All’interno della manovra presente un emendamento che se approvato farebbe fare un pesante passo in dietro rispetto alle battaglie messe in campo nel settore call Center per difendere l’occupazione e limitare la delocalizzazione. L’emendamento in questione è il numero 89.0.100, che prevede una modifica all’articolo 24bis del decreto legge 22 giugno 2012 numero 83. Questa modifica, se approvata, – spiega la Slc – esonererebbe le aziende committenti, che svolgono attività di call center, dall’obbligo di informare preliminarmente il cliente sul paese in cui l’operatore con cui parla è fisicamente collocato e da quello di dare la possibilità all’utente di parlare con un operatore collocato in Italia o in altro paese europeo, sia per il settore inbound che per quello outbound. Inoltre, le aziende committenti, sarebbero esonerate dall’obbligo di iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione. In Calabria sono oltre 10mila gli addetti che operano nel settore che, a causa di un tentativo becero di eliminare quelle limitazioni che hanno il chiaro intento di frenare le delocalizzazioni, rischiano di veder gradualmente calare le proprie attività gestite con pesanti impatti sul piano occupazionale.

call_center

Questo emendamento, quindi, rischia di mettere ulteriormente in ginocchio un settore già fragile che però riesce a garantire un salario dignitoso a migliaia di figli della nostra terra, un settore che in questi ultimi anni ha svolto una funzione di ammortizzatore sociale supplementare, annoverando tra le sue fila centinaia (o forse migliaia) di lavoratori fuoriusciti dal mondo del lavoro a causa della crisi economica che nell’ultimo decennio ha imperversato ed ulteriormente impoverito la nostra seppur bellissima terra. Chiediamo – conclude la segreteria della Slc – di prendere posizione pubblicamente contro l’emendamento 89.0.100 e di sostenere la battaglia per il suo superamento messa in campo da diversi parlamentari in Italia. Sia chiaro che monitoreremo i lavori ed in particolare l’iter parlamentare dell’emendamento, pronti a segnalare a oltre 10mila calabresi chi tra i propri rappresentanti ha a cuore le sorti del loro futuro lavorativo e chi invece avrà sottovalutato un emendamento che rischia di creare l’ennesima macelleria sociale in questa terra”.

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