Epatite C, occhio ai tatuaggi ai piercing ma una cura è possibile (AUDIO)

Tatuaggi e piercing sono sempre più di moda, ma aumentano il rischio di infezioni e danni al fegato tra i giovanissimi. Si stima che, chi si sottopone a un tatuaggio ha un rischio 3,4 volte più alto di contrarre l’epatite C rispetto a chi non si tatua. Per quanto riguarda il piercing, il rischio di contrarre l’epatite C è 2,7 volte maggiore rispetto a chi non se lo fa applicare.

 

MILANO – Alla base di tutto c’è una corretta informazione, che può servire a prevenire il rischio di contrarre questa patologia. E’ necessario infatti sarepere che sottoporsi a piercing e tatuaggi in locali non certificati senza rispetto delle norme igieniche, per non parlare di pratiche fai da te con strumenti artigianali inadeguati, può rappresentare un pericolo per la trasmissione di malattie infettive. tatuaggiIl rischio è di contrarre epatite B e C, e il virus dell’Aids, che possono anche causare la morte. Inoltre l’inoculazione nella cute di sostanze chimiche non controllate può portare a reazioni indesiderate di tipo tossicologico o di sensibilizzazione allergica. L’infezione da Hcv, responsabile dell’epatite C, si trasmette proprio attraverso il riutilizzo di aghi monouso, materiali non sterilizzati o il riutilizzo d’inchiostro contaminato con sangue infetto.

Certo è ingiusto demonizzare la passione per i tatuaggi e i numeri di chi decide di ospitare sulla sua pelle un tatoo sono in aumento. Ma attenzione; è consigliabile rivolgersi a professionisti che usano aghi, inchiostri e guanti monouso e scongiurano così il rischio di venire in contatto con il virus dell’epatite C, che si trasmette attraverso il sangue e mette a KO il fegato. Chi però s’infetta, oggi può tuttavia guarire, grazie a nuovi farmaci.

A parlare di questa cura importante, la d.ssa Manuela Campanelli ai microfoni di Rlb, esperta di salute e benessere

ASCOLTA L’INTERVISTA

Questi nuovi farmaci sono dunque capaci di eliminare il virus dall’organismo. E l’ultima combinazione di elbasvir e grazoprevir, rimborsata dal nostro Sistema Sanitario Nazionale, è adatta sia per chi si è infettato da poco e sia per chi il virus l’ha incontrato da anni e ha provato già diversi trattamenti ma senza successo. L’anno zero per l’eliminazione dell’epatite C si può dire dunque iniziato. Merito anche di una nuova disposizione dell’Agenzia Italiana del Farmaco che ha reso da pochi giorni accessibili e disponibili i farmaci dell’ultima generazione a tutte le persone con l’epatite C.