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Mendicanti e schiavi, un racket in tutto il Nord

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MILANO – L’aguzzina e la gallina dalle uova d’oro. «Date una monetina per favore, aiutate questa poverina» piagnucola la donna indicando l’altra che carponi trascina miserevolmente le gambe paralitiche: due romene chiedono la carità ai milanesi che entrano ed escono frettolosamente dalla metropolitana. È solo uno dei tandem

messi in strada ogni giorno da una spietata organizzazione criminale sgominata ieri e che, specie al Nord, come altre controlla militarmente il territorio delle città.

Cocana ha 31 anni e gravi handicap alle gambe che la rendono tragicamente preziosa. Quando un anno fa i suoi genitori adottivi l’hanno venduta a Kemal Pomak per duemila euro è stata caricata su un furgone come una bestia. Da Costanza, la città sul Mar Nero in cui morì il poeta latino Ovidio, autore delle Metamorfosi , come altri 27 schiavi romeni, con i documenti sequestrati dagli aguzzini, terrorizzata e incapace di scappare si è ritrovata a Milano rinchiusa in un lager in balia di un gruppo di connazionali di etnia rom o turca. C’è quello che è stato ingannato con il miraggio di un lavoro onesto e l’altro che ha deciso coscientemente di fare il mendicante. Ci sono giovani e 75enni comprati per pochi euro. Nessuno ha mai avuto un centesimo di «paga», solo botte se si rifiutava di «lavorare». Il campo si trova in via Calchi Taeggi, periferia ovest di Milano. Lo ha scoperto la Polizia locale durante un anno di indagini (foto, filmati, pedinamenti, intercettazioni) che, coordinate dal pm Antonio Sangermano hanno portato a 12 ordini di custodia cautelare per associazione a delinquere, riduzione in schiavitù aggravate dalla transnazionalità e dal fatto che le vittime sono portatori di handicap. Reati commessi con «totale disprezzo non solo per le più elementari regole di convivenza civile, ma anche del naturale senso di pietà e umanità», scrive il gip Simone Luerti. Baracche fatiscenti, materassi sfondati posati sul cemento tra cumuli di spazzatura sui quali scorrazzano i topi. Le regole sono ferree: ciascun schiavo ha un «padrone» che lo controlla mentre chiede l’elemosina nelle stazioni della metropolitana, ai semafori degli incroci più trafficati, e al quale deve consegnare ogni moneta che riceve; 10/12 ore di lavoro, pioggia o neve non contano; un pasto con patate lesse, qualche ala di pollo e un tozzo di pane, e neanche tutti i giorni perché più si è magri e macilenti e più si fa pietà; vestiti logori, sporchi e puzzolenti che lascino intravedere nudità; chi ha un handicap deve accentuarlo, chi non ce l’ha deve far finta di averlo; imparare solo le parole d’italiano che servono a chiedere la carità. Ibram «Lahu» Saba, 40 anni, è il capo assoluto al quale i «sottomessi» ogni giorno devono portare almeno 30/35 euro a testa. È lui a dirigere il traffico dei furgoni che, dopo l’apertura delle frontiere, carichi di schiavi fanno la spola tra Romania e Italia. Gli investigatori ritengono che fino ad ora abbia incassato circa un milione di euro con i quali si è fatto una «villa a Medgidia, vicino Costanza, molto grande» dichiara uno dei due mendicanti che ha avuto il coraggio di rivelare i segreti dell’organizzazione. Anche i padroni sono spietati come il boss. Quando gli schiavi portano le monete da 1, 2 e 5 centesimi gliele sbattono in faccia inferociti, ma non sanno che dopo le loro vittime le raccolgono per comprarsi di nascosto un po’ di pane. Pretendono che i servi li aiutino a rubare in giro quando capita e perfino che contribuiscano alle spese del viaggio della schiavitù. Se ne sono resi conto gli agenti che, intercettando uno dei negrieri, lo hanno sentito dire al telefono che gli era finito il gasolio a Padova e che doveva mandare due o tre delle sue bestie a raccattare soldi per strada. Indagini di questo tipo si susseguono in tutta Italia facendo sorgere il sospetto sull’esistenza di una rete che si spartisce il territorio nazionale in zone di controllo. A Torino nei giorni scorsi è stata sbaragliata un’analoga organizzazione che obbligava alcuni mutilati a chiedere l’elemosina lungo le vie della città, in modo particolare nei pressi del Palagiustizia. In manette sono finiti cinque rumeni di una stessa famiglia che obbligavano i loro schiavi a saltellare per vedere se tenevano nascosta qualche monetina tra i vestiti. Ma la crisi colpisce anche questa attività criminale. Un accattone-testimone racconta di un giorno in cui non è riuscito a racimolare che pochi spiccioli: «Mi sono inginocchiato e ho detto “mi scuso perché non ho portato molto”. Forse ora anche loro, gli automobilisti, sono rimasti senza soldi».

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Cosenza e Paganese ci provano fino alla fine, ma a Pagani finisce senza reti. Rossoblu spreconi nel primo tempo

Marco Garofalo

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Le due squadre danno vita ad una bella gara, ricca di emozioni e azioni da rete, ma il risultato non si schioda dallo 0 a 0. Per i rossoblu è il sesto risultato utile consecutivo. Cosenza migliore nella prima frazione di gara. Annullata una rete a La Mantia nella ripresa
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Sparatoria con due morti a Roma, convalidato il fermo di un giovane calabrese

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E’ ancora da chiarire del tutto i motivi del litigio anche se tra Scarozza e Ventre vi erano dei dissidi dovuti a una relazione che il più giovane aveva con l’ex moglie di Fabrizio Ventre.

 
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Il caso Legnochimica arriva in Senato, si chiede ai ministri il perché del blocco della bonifica

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Continui rimpalli di responsabilità e aumento di patologie ‘anomale’ tra i residenti, cosa intende fare il Governo? (altro…)

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