Scandalo Lazio, altolà Udc e Polverini si dimette - QuiCosenza.it
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Scandalo Lazio, altolà Udc e Polverini si dimette

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ROMA – Quando alle 19,30 esce dal bunker di via del Corso, sede della sua fondazione Città Nuove, Renata Polverini, pantaloni e maglietta bianca, sorride. Ha il viso di chi si sta togliendo un peso. E di chi si appresta a togliersi dei massi dalle scarpe con i tacchi. Ha appena ascoltato l’intervista di Pier Ferdinando Casini che al Tg3 ha spiegato che nel Lazio bisogna ridare la parola ai cittadini. A quel punto la lunga giornata fatta di colloqui, ripensamenti, tentativi di dissuaderla, è terminata: «Mi dimetto, non mi faccio umiliare, sono stanca di essere vittima del fango senza colpe. Basta». Significa che si voterà, in primavera in coincidenza con le politiche, almeno secondo l’auspicio del governo. Certo, in conferenza stampa Polverini spiegherà che la decisione era di domenica e che l’aveva comunicata a Monti e Napolitano. Ma quando dal quarto piano del palazzo scendono tutti, Denis Verdini, coordinatore del Pdl, dice: «C’è stata una riflessione, come è normale. Ma sta convocando la conferenza stampa, ormai è finita». 
Poi se ne vanno tutti gli altri, molti dirigenti della Regione che erano accorsi quasi a condividere l’ultimo giorno di un’epoca breve per quanto intensa; gli assessori più fidati, a partire da quello alla Sicurezza Pino Cangemi, con il quale andava a fare jogging e che ieri scuoteva la testa: «Renata non si merita questo, paga colpe non sue. Però la gente conosce lei e se la prende con lei, a me chi mi conosce? Non è giusto»; quelli del cerchio magico, come l’assessore al Bilancio, Stefano Cetica, scuola Ugl anche lui, nervi a fior di pelle, ieri una furia quando qualcuno chiede se è vero che la figlia lavora in Regione (in realtà solo nei primi mesi di legislatura, poi lasciò), tanto che in conferenza stampa per non farsi mancare nulla, c’è anche una vera aggressione ai giornalisti. Vicino alla Polverini pure Ronghi e Zoroddu, che da tempo stavano studiando una exit strategy da una Regione che pure senza Fiorito è solo una marea di guai, debiti e tagli impopolari. Solo che il piano non ha funzionato e ieri sera Polverini ha deciso che l’attendismo non serviva, che era venuto il momento di rispondere, in una conferenza stampa dai toni furiosi e accusatori. «Ma che stiamo scherzando – raccontava ai suoi – qui in Regione abbiamo trovato una situazione di sprechi incredibili e ora sono io quella da infangare? Ho combattuto con un consiglio regionale da operetta, con personaggi indegni e mi devo prendere le responsabilità? E poi anche quelli del Pd…le ostriche non le ha inventate il Pdl, voglio raccontare tutto, non ha senso continuare così».
Quando alle 19.30 scende e corre a Residenza di Ripetta, a neppure un chilometro dal bunker dove ha trascorso la giornata, Polverini a chi le chiede se farà una conferenza stampa risponde ritrovando il sorriso: «Te che dici?».
Riavvolgiamo il nastro, ripartiamo dal mattino. Polverini legge i giornali, vede che le sintesi del suo colloquio di domenica con Monti raccontano di un premier che non l’appoggia, capisce che nell’Udc, a livello nazionale diversamente da quanto avviene nel gruppo, sta crescendo il desiderio di uscire dalla palude. C’è altro fango. Polverini chiede un appuntamento al leader del suo partito, Angelino Alfano. Berlusconi domenica le aveva chiesto di resistere, resistere, resistere. Polverini, però, non ce la fa più. «Così non posso andare avanti». Alfano tenta di convincerla ad aspettare. C’è chi parla di un piano di nuovi tagli e poi dimissioni, per uscirne come colei che si è battuta contro gli sprechi. 
Poi va a via del Corso, alla sede della fondazione. Il monovolume Lancia di servizio è parcheggiato nel cortile del palazzo, non ci vuole un detective per capire che quello è il bunker della Polverini. Accorre Verdini, anche lui tenta di convincerla a desistere. Non c’è solo il problema del centrodestra che perde il Lazio, ma anche il rischio delle accuse che Polverini è pronta a lanciare contro le faide del Pdl. E l’Udc? Nell’appartamento al quarto piano Luciano Ciocchetti le assicura che per quanto gli riguarda non ha senso lasciare, «Bersani mica si è dimesso per Lusi. Perché nessuno parla dei tagli che abbiamo fatto agli sprechi?». Resta l’incognita di quello che dirà nell’intervista serale Casini e dell’ufficio politico dell’Udc convocato per domani proprio sul caso Lazio.
Nel tardo pomeriggio, quando arrivano molti dirigenti della Regione, dal responsabile della comunicazione, Leonardo Catarci, alla portavoce Francesca D’Avello, si comprende che il momento della grande decisione è arrivato. Scende Storace mai così scuro in volto. Si capisce che è davvero finita quando a prendere l’ascensore per il quarto piano c’è Mario Brozzi, capogruppo della Lista Polverini. Come mai qua? «Si sta dimettendo, no? Sarete contenti tutti, ora». Nei corridoi, al quarto piano, in attesa che Polverini esca dal bunker, fumano i dirigenti e i collaboratori, coloro che davvero si sentivano come in missione per cambiare la Regione e che per un po’ hanno creduto di farcela. Quando dopo l’intervista di Casini che stacca la spina escono tutti al seguito della Polverini vestita di bianco, l’effetto è un po’ quello del dottor Tersilli medico della mutua con codazzo al seguito.
Qualche lacrima, ma chi si aspettava però una Polverini remissiva è deluso. Si accendono i riflettori a Residenza di Ripetta e lo sguardo della Polverini promette: ora ci divertiamo, dico tutto. Comincia la nuova vita di Renata Polverini, la donna che dopo lo scandalo Marrazzo, si era presentata come la rinnovatrice. A un mese esatto dall’intervento chirurgico per il tumore alla tiroide, si prepara a una nuova battaglia convinta che il fango in cui è affogata non fosse il suo. Lei che viene da una famiglia umile, cresciuta da una madre forte dopo la morte del padre, che alla guida del sindacato era riuscita a guadagnare un posto nei salotti buoni, ma che non si tirava indietro quando si trattava di ballare la mazurka al centro anziani o di intonare un coro al concerto di Masini («sarò io a liberarvi di me…») da ieri sera comincia la sua guerra. Sarà ospite di Ballarò, da dove tutto era cominciato. 

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