Il triste rituale dei pacchi per il Nord

Con la fine del secondo weekend di gennaio ormai quasi tutti i numerosi “fuori sede” della Sibaritide hanno raggiunto le città del nord

 

 

 

CORIGLIANO-ROSSANO – Come ogni anno, la Befana porta via tutte le feste. Ed a gennaio, la Sibaritide si trasforma in un fiume traboccante di menti e braccia verso il nord della nostra Italia.

Giovani e giovanissimi vengono accompagnati sino alle porte di un nuovo fiammante bus da mamme commosse e papà carichi di pacchi da portare su al nord. Un’ultima piccola coccola da parte dei genitori, preoccupati che i propri figli non possano trovare nei supermercati di Milano o Bologna le nostre arance o le profumate clementine, una scorta di ottima carne pronta da congelare. Conserve e vasetti, perle di uno spontaneo artigianato del cuore, ricolmi di sughi già pronti o melanzane e funghi sott’olio.

Un triste rituale. Accompagnato dal moderno rollio di trolley che portano in giro i sogni e le illusioni di generazioni che si susseguono in questo triste rituale della partenza.

Anche perché una emorragia di giovani e meno giovani, per come assistiamo in questi giorni di partenze, non può essere sottaciuta.

C’è da chiedersi come mai, la terza città della Calabria, non produca attrazione nei confronti dei neomaggiorenni, i cui discorsi, ahimè, troppo somigliano a quelli dei ventenni di qualche anno fa. “Qui non c’è niente” é la frase che vola di bocca in bocca.

Certo, tutti siamo consapevoli che Corigliano-Rossano non sia proprio l’Eldorado. Ma questo lembo della Calabria forse rappresenta la parte più ricca della regione. Ed allora si potrebbe chiedere ai tanti candidati alla corsa dello scranno regionale quali siano le medicine adatte a fermare questa infinita emorragia.

Ma anche ai valenti imprenditori del nostro comprensorio su quali siano gli orizzonti di sviluppo economico e sociale della terza città della Calabria. Per provare ad arrestare questo triste esodo di braccia e menti verso il nord.