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Dal centro storico coriglianese spirano venti autonomisti

La fusione tra i due ex estinti comuni di Corigliano e Rossano é appena avviata ma già qualcuno guarda nostalgica ente ad un ritorno alla passata autonomia…

 

 

CORIGLIANO ROSSANO – Il no alla fusione tra Corigliano Calabro e Rossano non si é mai arreso. Nei giorni scorsi sono partiti gli incontri del Comitato per il Ritorno all’Autonomia (CRA). Gli incontri sono partiti simbolicamente dal centro storico coriglianese e le ragioni vengono spiegate da una nota dello stesso comitato.

“Abbiamo inteso partire dal Centro Storico perché è stato l’unico luogo in cui ha prevalso il no alla fusione, ma ne seguiranno altri itineranti in tutto il territorio di Corigliano e di Rossano, con l’obiettivo di informare e coinvolgere i cittadini al perseguimento dello scioglimento del processo di fusione in atto, che fino ad ora ha fatto registrare solo disagi per i cittadini delle due comunità. Anche se nessuno sembra aver finora preso seriamente in considerazione questo aspetto, buona parte del dibattito pubblico sulle fusioni in Calabria e a Corigliano-Rossano, si è articolato intorno a tre problematiche altrettanto importanti: l’assenza di qualsiasi forma di coinvolgimento della popolazione nelle fasi antecedenti alle consultazioni pubbliche, l’assenza di un iter procedurale certo e condiviso, e, l’assenza di studi di fattibilità. Tutti e tre questi aspetti sono di fondamentale importanza per garantire che qualsiasi decisione, venga presa all’interno di una cornice normativa democratica”.

Per il Comitato sarebbero intervenuti anche errori di opportunità nel processo di fusione. Culminati anche con una ritenuta scarsa partecipazione al referendum cittadino “dove si è registrata una percentuale di astensionismo dei votanti che è stata di circa il 70%”.

Ed ancora si legge nella nota “la proposta di fusione dei comuni di Corigliano e Rossano, nata da ambizioni astratte, prive di interrogazioni sulle ambiguità e le ombre della situazione, appare, anch’essa, più come una “annessione”, che come procedimento spontaneo nato dal basso, per venire incontro ai bisogni dei cittadini delle due comunità”. Ed infine” il problema attuale, quindi, non è la fusione delle città di Corigliano e Rossano in un unico Comune, quanto promuovere un sistema plurale e sussidiario del quale siano protagonisti quei soggetti e quei poteri che con le rispettive diversità protendano al bene della comunità. In questa prospettiva, il futuro della Città non sarebbe stato affidato ad oligarchie, bensì, a tutte le realtà sociali, economiche, educative, politiche ed istituzionali che operano sul territorio per produrre ricchezza e benessere. Propositi, questi, largamente disattesi dalla fusione, intrapresa senza una spinta progettuale inclusiva di ampio respiro, speranzosa solo di contribuzioni “assistenziali” a venire, neppure al momento definibili. La vicenda gestita con grave e colpevole approssimazione, priva di alcuna riflessione storica e giuridica non ha l’originalità che i protagonisti hanno inteso attribuirsi”.

“Già una legge fascista del 1927, infatti, provvedeva alla soppressione di numerosi Comuni senza un criterio di razionalità. E’ pur vero che rimane attuale il problema dell’adeguamento dell’autonomia comunale al minimo delle condizioni necessarie a renderla vitale, ma questo non era un problema che riguardava il Comune di Corigliano, poiché, per situazioni ambientali demografiche, storiche, culturali ed economiche ha sempre avuto la capacità di provvedere alla cura ed al soddisfacimento dei bisogni dei propri cittadini, predisponendo atteggiamenti virtuosi necessari ad un’armonica soddisfazione degli stessi. Al contrario, la situazione economica del Comune di Rossano, era connotata di notevoli sofferenze, emerse dall’esame congiunto delle rispettive e competenti delegazioni dei due comuni interessati. La fusione a nostro avviso, quindi, per come si è realizzata appare connotata da forti elementi costrittivi, comportanti ricadute negative nelle relazioni intercomunali e non componibili sulla tenuta della coesione sociale, che va sempre preservata come valore tradizionale e fondante delle nostre comunità”.