spiagge rosse

Sabbie rosse a Paola, individuata la fonte dell’inquinamento

Nessuna relazione del fenomeno con le colline del ‘Cozzo Rosso’.

 

PAOLA (CS) – Spiagge rosse sul Tirreno cosentino da San Lucido a Guardia Piemontese. Da un anno e mezzo la Procura di Paola indaga per risalire alla causa del fenomeno. Gli inquirenti hanno già individuato quella che verosimilmente potrebbe essere la fonte della contaminazione delle sabbie. Manca solo un’ultima conferma. Le prime ipotesi, escludendo qualsiasi tipo di inquinamento, attribuivano la strana colorazione delle spiagge alla vicinanza delle colline di Fuscaldo chiamate ‘Cuazzu Russu’. Un ambiente caratterizzato da terreni rossastri, per la presenza nel terriccio di componenti chimiche naturali, tipiche di quel territorio. Materiale che si pensava fosse stato trasportato sulle spiagge mutandone l’aspetto. La realtà emersa, però, è ben diversa. Le analisi condotte in laboratorio hanno rilevato un forte inquinamento da metalli pesanti del litorale paolano.

 

L’alto tasso di vanadio e cobalto trovato sulle ‘spiagge rosse’, sarebbe da attribuire alle attività di una ditta che si occupa della lavorazione del ferro. “C’è almeno un indagato per reati ambientali – ha spiegato il procuratore Bruno Giordano – che può essere già identificato. E’ il titolare di un’azienda di Fuscaldo. Abbiamo fatto accertamenti su una piccola fabbrica di sua proprietà che lavora materiali metallici tipo infissi, tubi, cancelli. La prima campionatura rilevava, senza ombra di dubbio, la presenza di residui di minerale ferroso. e altre componenti chimiche nocive, identiche a quelle ritrovate nelle sabbie rosse. Poi li abbiamo ripetuti con una nuova perizia, in rispetto delle garanzie di legge riservate all’indagato che può nominare un consulente di parte, e l’esito si presuma confermi la precedente relazione.

 

I rischi per la salute devono ancora essere valutati dai tecnici. I luoghi contaminati vanno da San Lucido a Guardia Piemontese, dipende dalle correnti. Normalmente quando l’aria viene da nord – ovest verso sud – est sposta gli inquinanti verso Paola, se invece soffia lo scirocco va dall’altra parte. All’esito della seconda consulenza adotteremo tutti i provvedimenti del caso. L’obiettivo – chiarisce Giordano Bruno – è quello di bloccare alla fonte la contaminazione, il fenomeno sarà così automaticamente neutralizzato. Allo stato non vige alcun tipo di divieto di balneazione, che deve essere emesso dal Comune o Guardia Costiera“. Lo scorso anno, sempre a causa della presenza di vanadio e cobalto il sindaco di Paola in Marzo aveva emesso un’ordinanza che vietava l’accesso all’arenile dal torrente Regina al torrente Laponte. Nel Luglio del 2013 fu necessario disporre un’ordinanza identica per le stesse zone in cui oltre al cobalto e al vanadio era stata riscontrata la presenza di cromo e stagno.

 

Generalmente i composti di vanadio non vengono considerati eccessivamente pericolosi per la salute umana. L’esposizione a tali agenti può comunque comportare irritazioni ad occhi, gola e naso. Effetti sui polmoni, come asma e polmonite sarebbero invece legati all’inalazione di particelle di cobalto. Ad oggi in attesa che il professore Giovanni Sindona del dipartimento di Chimica dell’Unical consegni la perizia l’azienda di Fuscaldo, iscritta nel registro degli indagati, continua la propria attività. Le modalità attraverso le quali si sarebbe originato il fenomeno, che si verifica ormai da tre anni, appaiono agli occhi degli inquirenti abbastanza chiare. Gli scarti industriali dell’azienda, secondo quanto emerge dalle indagini, sembrerebbe vengano sversati nei canali per poi depositarsi nel torrente di scolo che porta a mare. Intanto continuano i controlli serrati della Procura di Paola sul territorio, soprattutto nell’ambito della depurazione e dello smaltimento rifiuti, per tutelare cittadini e bagnanti.