Braglia “Calo fisico? Per me è paura di vincere. Il rigore c’era tutto e doveva fischiarlo”

Il tecnico del Cosenza commenta così il pareggio contro il Perugia maturato al Marulla. E sul calo della ripresa commenta “dobbiamo chiudere le partite e creare più occasioni. La squadra ha paura di portare a casa la vittoria”. Sul rigore non dato al 16′ del primo tempo con i rossoblu in vantaggio “il tocco di mani era netto e doveva fischiarlo. In serie B ci siamo anche noi”

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COSENZA – Non è certamente contento del risultato, della vittoria che ancora non arriva e dell’ennesimo pareggio arrivato dopo aver disputato comunque un discreto primo tempo chiuso in vantaggio. Per l’allenatore del Cosenza il calo della ripresa non è dovuto a una questione fisica ma mentale “più che calo fisico ci pende la paura di vincere, sennò non si spiegano le occasioni create nel finale con Tutino e Perez. Ho questa sensazione. Mi pare chiaro che ci innervosiamo, ci prende la paura e poi al primo errore ci puniscono. Ci dispiace per la mancata vittoria e ci dispiace per tutti i tifosi. Anche noi siamo amareggiati. Nel primo tempo se troviamo il vantaggio dobbiamo essere bravi a chiuderle le gare, creare più occasioni ed essere cattivi. Uno dei motivi  per cui non portiamo a casa la vittoria è proprio questo. I numeri sono quelli che sono ed è normale che siamo preoccupati visto che abbiamo solo 3 punti in classifica. Abbiamo pareggiato 3 partite che potevamo portare in fondo in modo diverso. Però con i se e con i ma non andiamo da nessuna parte. Il rigore? Nettissimo visto che il loro difensore ha tolto con la mano la palla dalla testa di Capela. Facevamo il 2 a 0 e parlavamo di un’altra partita. Non devono esserci due pesi e due misure perché in serie B ci siamo anche noi. A cittadella appena il loro calciatore è stato toccato è crollato ed è stato dato il rigore. A noi ce ne mancano due visto che anche quello di Cremona era solare e non è stato fischiato. Baclet? Lo avrei messo in campo ma ho dovuto cambiare visto l’infortunio di Capela e i crampi di Garritano”.