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L’Italia come la Finlandia: disoccupati possono accedere all’assegno di ricollocazione

Con il decreto attuativo Jobs act, riprendendo il concetto del reddito minimo di cittadinanza finlandese, in Italia dal 2017 è partita la sperimentazione dell’assegno di ricollocazione.

 

MILANO – Un reddito base di 560 euro al mese per 2mila disoccupati estratti a sorte. I quali però continueranno a ricevere l’assegno anche se trovano lavoro. È l’esperimento sociale partito l’1 gennaio in Finlandia. L’obiettivo del progetto, che proseguirà per due anni, è quello di ridurre la povertà e aumentare il tasso di occupazione. Sono in molti a temere che il reddito minimo renda i cittadini disoccupati, già ampiamente dissuasi dall’accettare un impiego a basso salario o a tempo determinato per il timore di perdere i sussidi e benefit previsti dal generoso stato sociale, ancora più pigri.

Simone Colombo_direttore personale in outsourcing“Riprendendo il concetto del reddito minimo di cittadinanza finlandese, in Italia dal 2017 è partita la sperimentazione dell’assegno di ricollocazione. È un contributo figurativo (nel senso che non vengono erogati materialmente soldi) che il disoccupato può spendere presso un centro per l’impiego o una delle agenzie private accreditate. In pratica è una sorta di ‘premio’ che uno di questi enti, scelto dal disoccupato, incasserà soltanto a risultato raggiunto, cioè alla stipula di un contratto di lavoro”, spiega Simone Colombo, consulente del lavoro ed esperto di direzione del personale in outsourcing.

All’atto pratico l’assegno di ricollocazione equivale a un voucher rilasciato ai percettori di Naspi, la nuova disoccupazione, e permette di essere utilizzato presso centri pubblici o privati che offrono servizi personalizzati ed intensivi,garantendo l’affiancamento di un tutor al disoccupato, aiutandolo nella ricerca di un nuovo posto di lavoro o seguendolo in progetti di autoimprenditorialità, garantendo progetti di formazione adeguata. “L’importo dell’assegno sarà adeguato alla difficoltà del disoccupato a ricollocarsi, pertanto più è lontana la distanza tra le competenze richieste dal mercato e quelle del lavoratore e maggiore sarà l’importo dell’assegno, che parte da 250 euro fino a raggiungere i 5.000. Il lavoratore potrà scegliere a quale ente riferirsi”, specifica ancora Colombo.

AnpalSono 30.000 i disoccupati che possono potenzialmente accedere a questa agevolazione, presentando la domanda registrandosi al sito dell’Anpal , la nuova agenzia nazionale per il lavoro introdotta con il Jobs Act. “Questo strumento di cosiddette politiche attive è nuovo in Italia e va di pari passo con la rinnovata concezione del lavoro di stampo nord europeo, sposata con il Jobs Act. Già la conformazione della Naspi va verso questa direzione. Un tempo la disoccupazione garantiva per 2 anni un reddito fisso alle persone disoccupate e lo stesso valeva per la mobilità che a seconda dell’età del disoccupato poteva raggiungere anche i 36 mesi e oltre nelle aree svantaggiate – spiega Colombo, che prosegue spiegando le differenze con lo strumento precedente – Un reddito fisso e contributi pensionistici garantiti e costanti per così tanto tempo e la difficoltà nel reperire il lavoro in alcuni casi faceva attendere la ricerca di nuova occupazione negli ultimi mesi del beneficio allontanando paradossalmente i lavoratori dal mercato del lavoro. Oggi la nuova NASPI prevede che il lavoratore sia stimolato verso la ricerca di nuova occupazione in quanto la durata massima è diminuita ed a partire dal 5 mese l’importo dell’assegno e dei contributi pensionistici riconosciuti decrescono di mese in mese”.

La NASPI e l’assegno di ricollocazione sono strumenti molto ambiziosi e certamente condivisibili, ma che da soli non posso però funzionare con il rischio di ottenere un risultato paralizzante e ampliare il bacino di poveri in Italia. Sarà fondamentale il contributo della governance e la spesa per progetti di formazione: oggi l’Italia spende in formazione 10 volte meno per disoccupato rispetto a paesi del Nord Europa quali la Danimarca e 6 volte meno rispetto a Paesi come il Belgio.  “Il mercato del lavoro oggi presenta un’offerta totalmente diversa rispetto a quella di qualche anno fa, e richiede nuove competenze sia ai giovani, che devono formarsi in materie che vanno oltre il digitale – punto di forza degli under 25 – che per i più anziani, che, al contrario, devono convertire le proprie conoscenze.

outplacementLa ricollocazione, oggi definita outplacement, in un contesto ben guidato dalle politiche attive di governo potrebbe davvero funzionare, come dimostra una ricerca dell’Associazione italiana delle società di outplacement, i cui dati evidenziano come questi programmi di formazione ed attività individuale abbiano portato risultati importanti”, aggiunge ancora Colombo. “Sicuramente in tema di lavoro la politica ha ancora molta strada da fare. Il Jobs act ha facilitato l’uscita dei lavoratori e ha diminuito i sussidi a favore dei disoccupati, ora però dovrà impegnarsi fortemente nelle politiche attive e di sviluppo del mondo del lavoro, valorizzando l’offerta di formazione e gliskill dei lavoratori. Credo sia una strada condivisibile anche se lunga e difficile da sostenere”, conclude Colombo.

Simone Colombo è un consulente del lavoro ed esperto di direzione del personale in outsourcing. L’obiettivo del professionista in questa materia è quello di aiutare gli imprenditori ad evitare ‘traumi’, attraverso una gestione ottimale delle persone in tutte le fasi del loro ciclo di vita in azienda: dall’assunzione allo sviluppo, fino alla chiusura (possibilmente serena) del rapporto. Questa particolare capacità deriva da una particolare inclinazione personale alla cura dell’altro, unita alle competenze specifiche apprese in specifici corsi di formazione.