‘Ndrangheta e massoneria, rivelati sospetti traffici d’armi e ‘favori’ elettorali

Un cosentino insieme all’ex Gran Maestro, dimessosi dopo aver scoperto che in Calabria 28 logge su 32 erano gestite dalla ‘ndrangheta, ascoltati in commissione Antimafia.

 

ROMA – Continua la sfilata di ‘grembiulini’ a Roma in Commissione Antimafia. Sono state oggi ascoltate le testimonianze di Giuliano Di Bernardo già Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani e, successivamente, di Amerigo Minnicelli, già Maestro Venerabile emerito della Loggia Luigi Minnicelli n. 972 di Rossano del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani. Entrambi sono stati chiamati a rendere quanto a loro conoscenza sul rapporto tra massoneria e ‘ndrangheta emerso in più occasioni dalle dichiarazione di Pantaleone Mancuso all’inchiesta Mammasantissima.  Giuliano Di Bernardo che già in tempi non sospetti aveva chiarito il maggior potere della massoneria calabrese, rispetto alle altre regioni d’Italia, ha inteso oggi rendere alcune dichiarazioni utili al lavoro che sta svolgendo la commissione. “Ho saputo di un traffico di armi dal Gran segretario e Gran maestro onorario della Gran Loggia nazionale francese una volta in cui mi trovavo a Parigi. Mi disse che il mio predecessore era andato a fornire armi. Per i francesi – ha detto Giuliano Di Bernardo inanzi alla Commissione parlamentare Antimafia – questa era una ingerenza e vi era irritazione. Ho fatto alcune indagini interne e le mie inchieste hanno confermato tutto.

 

Ho informato le autorità nel momento in cui c’è stata l’inchiesta, prima non avrebbe avuto senso – ha riferito – ho dato al procuratore di Palmi Cordova tutte le informazioni che avevo”. Alla Bindi, che gli ha letto un verbale secondo il quale Ettore Loizzo (morto da alcuni anni), a quel tempo suo Gran Maestro aggiunto, gli disse che su 32 logge calabresi, 28 erano controllate dalla ‘ndrangheta e che non potesse fare nulla se non rischiando gravi ritorsioni, Di Bernardo ha risposto che “queste sono state le sue parole, che mi hanno convinto a dimettermi”. “Noi non abbiamo potuto farci nulla, abbiamo dovuto subire questa situazione, mi disse Loizzo”, ha proseguito l’ex Gran maestro del Goi. “E quando ho chiesto cosa pensassero di fare, non mi hanno risposto nulla. Di qui la mia decisione di dimettermi”, ha concluso. “Durante il periodo in cui sono stato Gran Maestro ho abbattuto una sola loggia, la Colosseum di Roma, che era stata costituita subito dopo la liberazione d’Italia e in cui affluivano gli agenti della Cia, era una loggia ad hoc. Non potevo tollerare una loggia che era nata per queste ragioni e che continuava a muoversi per questo. Ho trovato un motivo formale e l’ho chiusa”.

 

Al termine della testimonianza è stato ascoltato il cosentino Amerigo Minnicelli, già Maestro Venerabile emerito della Loggia Luigi Minnicelli n. 972 di Rossano. “Faccio parte del gruppo di fratelli iscritti al Goi che non hanno mai accettato che con le maestranze di Raffi e con questa di Bisi il Goi sia stato trasformato in un possedimento esclusivo di una componente, seppure maggioritaria del Goi, rafforzata da un ingresso massiccio di persone senza che vi sia nessun efficiente controllo. Di qui i casi frequenti di indagini e condanne di iscritti al Goi, cosa che negli anni precedenti non avveniva. Ciò che fece scattare la nostra preoccupazione fu nel 2011 l’arresto di Domenico Macrì”, ha proseguito Minnicelli, il quale ha riferito che fino al 1995 gli iscritti al Goi in Calabria erano 600-700 ora sono 2600 “e non si giustifica una crescita in questi termini in alcun modo. Tutto ciò avviene per esercitare un controllo sulla organizzazione”, ha spiegato.

 

Tuttavia, nel corso dell’audizione, c’è stato qualche momento di scontro con la presidente dell’Antimafia Rosy Bindi che gli ha chiesto di essere meno reticente relativamente ai rischi di infiltrazione ‘ndranghetista nel Goi di cui lui ha parlato ripetutamente e che gli sono costati l’espulsione dal Grande Oriente d’Italia. “A noi ci interessa acquisire elementi per dare sostanza alla sua reiterata accusa pubblica. Ci dica nomi e cognomi”, ha chiesto la presidente dell’Antimafia, Rosy Bindi, prima di segretare il resto della seduta. Un’altra affermazione che ha destato l’interesse dell’Antimafia è stata quella pronunciata oggi da Minnicelli, secondo il quale “quando si tratta di potere ed elezioni in Calabria e nel meridione, io penso che il tentativo di trovare accordi è abbastanza visibile. Molti parlamentari, consiglieri comunali e regionali in Calabria si fanno aiutare dalla ‘ndrangheta per essere eletti è un fatto abbastanza acquisito”, ha detto, poi correggendosi: “Ci può essere il tentativo di ricorrere all’aiuto di queste organizzazioni per farsi eleggere…”.

 

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(ECCO TUTTI I NOMI)