Casa Famiglia “San Biagio”, da otto mesi senza stipendio: dipendenti in stato d’agitazione (AUDIO)

La struttura socio-assistenziale accoglie 11 malati mentali: in attesa di ricevere otto mensilità arretrate: due del 2014 e sei del 2016. La Regione tace

 

SAN FILI (CS) – La storia si ripete, in passato avevano già affrontato l’emergenza; oggi si ripresenta il problema: da otto mesi non ricevono lo stipendio. Parliamo della “Casa famiglia San Biagio”, situata nella frazione Bucita di San Fili, affidata attualmente alla Società Cooperativa Sociale Felum. Per chi non la conoscesse, si tratta della prima struttura socio-assistenziale destinata ad accogliere i malati mentali, dopo la chiusura dei manicomi.  Ogni cittadino che soffre, che ha un qualsiasi disagio mentale, ha diritto ad essere curato “nel rispetto della dignità e della libertà della persona umana“. E in Calabria, la “San Biagio” fa proprio questo. Ma diventa sempre più difficile dare assistenza agli ospiti presenti nella struttura, che attualmente sono 11; senza ricevere i fondi necessari per mandarla avanti. Nove soci lavoratori gestiscono la suddetta struttura ma da tempo non percepiscono lo stipendio. Oggi sono stanchi di aspettare, nonostante più volte abbiano denunciato la situazione alle istituzioni di competenza, avanzano ancora 8 mensilità: sei relative al 2016 e due del 2014. Proclamano, dunque, lo stato d’agitazione.

Davide Ciancio, presidente e amministratore legale della cooperativa Felum ha illustrato la situazione grave che stanno vivendo i dipendenti ai microfoni di Rlb Radioattiva

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casa-famiglia-san-biagio2“Nel 2014 – ha affermato Davide Ciancio, presidente della Felum – non hanno pagato le rette regionali di due mensilità. Da precisare la suddetta è una struttura accreditata però la Regione Calabria, il Dipartimento delle politiche sociali, prima utilizzava i fondi della Fondazione Calabria Etica, ora che non c’è più dove sono finiti tali fondi? Nell’anno 2016, invece, gli ultimi stipendi sono arrivati il 4 dicembre; siamo nel 2017, sono ben sei mesi di arretrato.” I lavoratori, tutti con famiglia a carico, hanno chiesto aiuto anche al presidente Oliverio per cercare di capire cosa stia succedendo, perché la “Casa famiglia S.Biagio” non riceve le rette. Ma ad oggi nessuna risposta. I soci appaiono disperati, il lavoro non è certo facile e gli undici pazienti della “Casa famiglia” meritano il massimo dell’attenzione e delle cure. Perciò garantire gli stipendi ai lavoratori dovrebbe essere interesse primario per una regione attenta in campo sanitario. Ma purtroppo in Calabria non funziona così, accade spesso che strutture non accreditate vengano pagate e quelle accreditate invece no. “Ma non si tratta di un ritardo dei pagamenti che riguarda tutte le strutture, infatti – come lamentano i dipendenti – vi sono strutture di serie A e quelle di serie B. Vi sono strutture private che vengono pagate regolarmente dalla Regione e quelle come la nostra, accreditata e per giunta comunale, che sono ferme da mesi.”

Il comune, nel merito, non si è espresso. Se non arrivano i fondi dalla Regione non può sopperire alla mancanza. I soci più volte si sono sentiti dire che i pagamenti, allo stato attuale, sono in ritardo per quasi tutte le strutture. E parliamo di circa 100 strutture in Calabria. Ma la cosa che fa loro, maggiormente indignare, è che il Decreto per le mensilità arretrate del 2014 era pronto, firmato e inviato in ragioneria; tuttavia con il cambio di guardia del nuovo direttore generale è stato bloccato. E’ fermo lì in attesa di non si sa che cosa. Da canto loro si giustificano dicendo “o tutti o nessuno”. Ma per colmare gli sbagli passati e sopperire alla mala politica della Regione nota a tutti; a pagare sono sempre coloro che svolgono il proprio lavoro onestamente e con fatica. I nove dipendenti della struttura, infatti, ce la mettono tutta per rispondere alle esigenze dei loro pazienti, che spesso necessitano anche di visite specialistiche private e se ne fanno carico personalmente. Anche alcune Associazioni, danno il loro contributo, donando pacchi alimentari e generi di prima necessità alla struttura. Ma la situazione non può andare avanti così e la “San Biagio” chiede a gran voce che venga loro garantito, ciò che gli spetta di diritto.

Nel frattempo la domanda sorge spontanea: che fine hanno fatto i fondi di Calabria Etica? Quanto ancora dovranno attendere le strutture accreditate per vedere i soldi che gli spettano? Dalla Regione si attendono le risposte.