Ecco come nasce e si sviluppa l’asse Isis-‘Ndrangheta: arte antica in cambio di armi

Il reportage de “La Stampa” svela sconcertanti retroscena dell’alleanza tra Califfato e ‘Ndrangheta. Procuratore Cafiero De Raho, aveva già preannunciato lo stretto legame tra Isis e malavita calabrese

CALABRIA – Aveva lanciato l’allarme un anno fa: “Le cosche potrebbero appoggiare l’Isis in cambio di armi e droga. Lo Stato Islamico non punterebbe sui lupi solitari, ma sulle organizzazioni criminali presenti sul nostro territorio”. Queste le parole rivelate, nel febbraio 2015, dal procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho. Secondo il magistrato esisterebbe un’asse ‘ndrangheta-Isis nel sud Italia basato su accordi che prevedono lo scambio di armi e droga in cambio dell’arrivo sul nostro territorio di cellule jihadiste provenienti dal Nord Africa.cafiero de raho

Oggi si ritorna sul tema: sta colpendo l’attenzione internazionale il reportage di Domenico Quirico apparso, ieri, su “La Stampa”; che descrive il legame tra l’Isis e la ‘ndrangheta. Un legame sconcertante ma certo già preannunciato. Si aggiunge, tuttavia, di nuovi e inquietanti particolari. Il tutto si svolgerebbe a Gioia Tauro, la base degli scambi tra i terroristi e la malavita calabrese.

Ma non si tratta solo della risaputa droga: l’Isis smisterebbe reperti archeologici saccheggiati e arrivati dalla Siria al porto reggino, scambiandoli, poi, con armi usate nelle zone di guerra. A fare da intermediari gli appartenenti della ‘ndrangheta.

Il giornalista Quirico racconta nel dettaglio come avvengono gli scambi, attraverso l’incontro diretto con un venditore trafficante: “Sono qui per comprare reperti archeologici arrivati da Sirte, bastione degli indemoniati dell’Isis, al porto di Gioia Tauro. Gli islamisti li scambiano con armi (kalashnikov e Rpg anticarro). Le armi arrivano dalla Moldavia e dall’Ucraina attraverso la mafia russa. Mediatori e venditori appartengono alle famiglie della ’ndrangheta di Lamezia. E alla camorra campana. Il trasporto è assicurato dalla criminalità cinese con le loro innumerevoli navi e container”.

Un’asse di affari tra l’Isis e la mafia che va al di là della ‘ndrangheta, include molte tra le organizzazioni criminali di tutto il mondo. Addirittura si parlerebbe anche della pista del Kgb dietro l’alleanza tra Califfato e ‘ndrangheta: “il traffico dei reperti sarebbe in realtà diretto dai Servizi russi, eredi del Kgb”.

testa-kehb-u10901203219328omd-1024x576lastampa-itI compratori – come viene svelato nel reportage – sono mutati con il passare degli anni: “Fino a poco tempo fa gli acquirenti erano americani, musei e privati. Quando hanno scoperto che i soldi servivano a comprare armi per l’Isis gli americani hanno bloccato tutto. Ora i clienti sono in Russia, Cina, Giappone, Emirati”. E, ovviamente, le opere d’arte in vendita sono innumerevoli, la scelta è molto vasta e il loro valore è trattabile: 60mila euro per la statua dell’imperatore, molto meno per un delizioso cammeo con la testa di Augusto.

“Allora il trafficante mostra alcune foto: una ciclopica testa di una divinità greca. Un metro e dieci e un peso di undici quintali. Guardi, dottore, questo colore sopra la testa: portava una corona che poi si è consumata, non so se era di bronzo o di rame, viene dalla Libia, ma stiamo parlando di un’altra storia. Il prezzo è trattabile, per questa mi hanno chiesto un milione di euro ma se mi fa una proposta di 800.000 euro va bene. In più c’è da pagare il trasporto, deve venire con una persona che ne capisce… un archeologo. Le dico la verità, non è mia, sto facendo le trattative per conto di altri, dottore… Questa deve andare a un museo non a un privato. C’è un mercato di cui non avete la più pallida idea ma ora abbiamo dei problemi come le ho detto per la guerra. Stavo trattando con una persona mandata da un attore americano famoso, alla fine per 50.000 euro non ci siamo trovati. Questa o prende la strada di un museo o va negli Emirati arabi o va in Russia, queste sono le destinazioni”. 

Questo ciò che accade nel porto di Gioia Tauro e, nessuna paura per i mediatori ‘ndranghetisti, vige sempre la ‘regola’ del negare ogni cosa: “L’emissario – conclude Quirico – della Famiglia calabrese parla con proprietà di epoche storiche classiche, di marchi di scultori e di vasai. È abile, mescola agli oggetti libici anche altri reperti prelevati clandestinamente in necropoli greche in Italia, svela, racconta, ma parla di oggetti di «due anni fa»: in modo di poter negare, se necessario, le circostanze più gravi. E al massimo rischierà un accusa di ricettazione: tre anni“.