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(VIDEO) Clan Muto, Gratteri: “una cosca antica e moderna, operava come una multinazionale”

Un’attività criminale con le mani dovunque quella del clan Muto di Cetraro, smantellato questa mattina con l’operazione Frontiera. Traffico di droga, estorsioni ma soprattutto un assoluto monopolio nel mercato ittico.

 

COSENZA – “Una cosca che diversificava le proprie attività criminose come fosse una mutinazionale e si occupava di tutto il ciclo economico del tirreno, dalla grande distribuzione al dettaglio“. Così il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri ha definito l’imponente azione della cosca con base a Cetraro e capitanata da Franco Muto, detto il ‘Re del Pesce‘, che ha esercitato per decenni un controllo del territorio capillare: “Andavano dagli amministratori di questi grandi supermercati e imponevano la gestione della pescheria, pena la minaccia di bruciare l’attività

L’operazione denominata Frontiera (LEGGI QUI) parte da un’altra inchiesta avviata nel settembre 2014 dopo l’omicidio del sindaco di Pollica (SA), Angelo Vassallo, ucciso in un agguato il 5 settembre 2010, nella frazione di Acciaroli. In quella circostanza furono avviate indagini finalizzate ad accertare l’operatività nel Cilento e nel Vallo di Diano di articolazioni della cosca Muto. Gli inquirenti focalizzarono l’attenzione su Vito Gallo originario di Sala Consilina (SA) e legami da storici rapporti criminali con Francesco e Luigi Muto, e su Pietro Valente, rappresentante della ‘ndrina di Scalea (CS), legata ai Muto. L’indagine ha messo in luce in particolare come chi si opponeva al ‘regime’ dei Muto “incappava in intimidazioni e incendi; addirittura in un caso la cosca incendiò un supermercato di Sala Consilina il giorno dell’inaugurazione. Il clan aveva imposto il mercato del pesce in tutti i supermercati; tutti, costretti, dovevano compare da loro ed erano arrivati anche agli esercizi commerciali del salernitano”. Tra il 2013 e il 2014 venne perpetrata un’estorsione da Vito Gallo e Pietro Valente ai danni di un imprenditore salernitano, titolare di più supermercati CONAD nella zona di Sala Consilina. I due volevano assicurare ai Muto la gestione della pescheria interna al Centro Commerciale di Sant’Arsenio nel salernitano, oggetto anche di un attentato dinamitardo lo stesso giorno della sua inaugurazione. Così come l’estorsione del 2015 condotta sempre da Vito Gallo con Luigi Sarmiento, ai danni del titolare di un supermercato CONAD appena aperto a Scalea (CS), al fine di permettere le mani sulla gestione della pescheria interna.

La sicurezza dei locali gestita con un accordo tra clan

“Abbiamo censito grazie – ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore aggiunto, Giovanni Bombardieri – grazie anche alle dichiarazioni di due pentiti, Montemurro e Foggetti, che vi era un accordo tra la cosca Rango-Zingari-Patitucci di Cosenza e i Muto di Cetraro per il controllo del servizio di sicurezza nei locali d’intrattenimento. I due clan imponevano ai titolari di locali e discoteche il numero di buttafuori ,addetti e il costo delle prestazioni.

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L’appello a denunciare e alle associazioni antimafia

Già dieci anni fa era emerso il controllo del mercato ittico da parte della cosca cetrarese ed in merito il procuratore Vincenzo Luberto ha proposto come “sarebbe il caso di organizzare una cooperativa che gestisca questo settore in Calabria. Penso che i cittadini siano stanchi ma noi non siamo stanchi di fare indagini, anche se sono “fotocopia” a quelle di 10 anni fa. Sarebbe il caso pertanto di organizzare una cooperativa con le associazioni antindrangheta e dare finalmente una soddisfazione economica a chi vive di indigenza da troppo tempo”.

Infine l’appello rilanciato da Gratteri a denunciare: “Non mi stancherò mai di dirlo: noi siamo disponibili e la nostra porta è sempre aperta per ascoltare chi vuole denunciare, chi subisce soprusi e minacce. E’ fondamentale e pensiamo di essere credibili e di meritare la fiducia della gente. Pensiamo di aver toccato i vertici della ndrangheta su quei territori e se la gente vuole può ribellarsi e creare un muro per non fare arrivare quelli della “terza fila” a chiedere mazzette e a fare vessazioni sui pescatori”.

Procuratore aggiunto Bombardieri: “Speriamo di aver messo la parola fine ad un clan che comandava dal 1992”

E il procuratore aggiunto di Catanzaro, Giovanni Bombardieri, nel corso della conferenza stampa ha aggiunto “La cosca Muto dal 1992 fino ad oggi ha sempre controllato e comandato l’economia dell’alto tirreno cosentino spingendosi sino alla provincia di Salerno e nella zona del Cilento. Nel corso degli ultimi 25 anni nulla è cambiato; il controllo del pescato e i  pescatori passavano ad Andrea Orsino, il genero del Re del pesce, Franco Muto. E ciò è stato possibile nonostante una sentenza del tribunale che sottraeva l’azienda ai Muto, l’Eurofish. L’attività illecita dei Muto è dunque proseguita senza sosta e nonostante le indagini, i processi, i sequestri e gli arresti di oggi con cui speriamo di aver messo la parola fine ad una cosca che ha sempre condizionato il mercato del pesce e che negli ultimi anni aveva messo le mani su altri settori, aggiudicandosi lavanderie industriali gestite dall’indagato Antonio Mandaliti, elemento di vertice della cosca Muto, che attraverso l’impresa individuale fittiziamente intestata alla moglie Maria Iacovo, forniva le proprie prestazioni a numerosissimi alberghi, ristoranti, resorts e villaggi turistici nel territorio controllato dal sodalizio criminale. I Muto avevano un controllo capillare del territorio, degli esercizi commerciali e della vita delle persone attraverso la gestione illecita dell’economia locale”.

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