Confermata l'estradizione di Rocco Morabito, narcotrafficante della 'ndrangheta - QuiCosenza.it
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Confermata l’estradizione di Rocco Morabito, narcotrafficante della ‘ndrangheta

La Corte suprema brasiliana ha disposto la sua consegna all’Italia. Morabito era stato arrestato nel maggio dello scorso anno

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BRASILIA – La notizia è stata battuta dall’Agência Brasil secondo cui la prima sezione della Corte suprema federale (Stf) del Brasile ha confermato l’autorizzazione all’estradizione in Italia del narcotrafficante della ‘Ndrangheta Rocco Morabito, considerato uno dei criminali più ricercati al mondo. L’agenzia ha ricordato che Morabito era stato arrestato nel maggio dello scorso anno dalla Polizia federale a João Pessoa e poi trasferito al penitenziario Federale di Brasilia, dove è da allora detenuto. A marzo scorso il massimo tribunale brasiliano aveva già concesso l’approvazione all’estradizione ma ora è stata ribadita tale decisione e respinto un ricorso dei legali della difesa di Morabito che avevano sostenuto l’illegalità delle procedure.

I giudici hanno votato all’unanimità il rigetto dell’istanza e disposto la fine del processo di estradizione. Ora il governo federale sarà incaricato di consegnare il boss alle autorità italiane. Nella sentenza a Corte suprema ha ricordato alle autorità italiane che devono essere rispettati alcuni requisiti previsti dalle leggi brasiliane, come la sottrazione da una eventuale condanna della detenzione scontata in Brasile e l’applicazione di una pena massima di 30 anni di carcere. In Italia, Rocco Morabito è stato più volte condannato per un totale di oltre 100 anni di reclusione per casi di traffico internazionale di droga.

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Fermato ad un controllo, arrestato in Spagna il boss Vittorio Raso

E’ stato arrestato ieri sera dalla polizia locale nel municipio catalano di Castelldefels (Spagna): lo riporta il quotidiano El País

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ROMA – Vittorio Raso, considerato boss della ‘Ndrangheta, è stato fermato nel corso di un controllo stradale di routine, mentre guidava con documenti falsi. Arrestato una prima volta in Spagna, nel 2020, venne poi rilasciato su ordine di un giudice, e da allora era latitante.  Raso era stato arrestato una prima volta nell’ottobre del 2020 a Barcellona: la polizia gli attribuiva reati di appartenenza ad organizzazione criminale, usura e traffico di stupefacenti, considerandolo un personaggio di spicco della ‘ndrangheta calabrese radicata a Torino. Pochi giorni dopo però, il tribunale dell’Audiencia Nacional lo rilasciò, affermando di non avere elementi sufficienti per ordinare il carcere preventivo nei suoi confronti (in quanto nel verbale a disposizione appariva solo la contestazione di un reato di usura).

Una valutazione – scrive El País – che lasciò stupefatta la Polizia Nazionale spagnola. In seguito, l’Audiencia Nacional emesse un nuovo ordine d’arresto nei confronti di Raso, che nel frattempo aveva però già fatto perdere le proprie tracce. A gennaio di quest’anno, la polizia italiana ha sequestrato in un garage di Nichelino (Torino) oltre 400mila euro in contanti, insieme a orologi Rolex e gioielli dal valore di oltre 200mila euro, un ‘tesoro’ attribuito proprio a Raso.

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Duro colpo ai narcos e 4,3 tonnellate di cocaina sequestrate: 38 arresti tra Europa e Colombia

Oltre 4mila chilli di cocaina per un valore di mercato al dettaglio di 240 milioni di euro. Un sequestro, che viene considerato dagli investigatori uno dei più importati mai avvenuti in Europa

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TRIESTE – Un traffico internazionale di droga, 4,3 tonnellate di cocaina e 2 milioni di euro in contanti sotto sequestro e 38 misure cautelari eseguite. Sono i numeri di un’operazione del  Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Trieste, coordinato dalla Dda, che ha portato ad uno dei più importanti sequestrati di cocaina mai avvenuti in Europa. Si stima che questa quantità, 4.300 chili, sia stata pagata circa 96 milioni di euro dai gruppi criminali acquirenti. Sul mercato italiano la vendita al dettaglio ne avrebbe più che duplicato il valore finale, arrivando a un prezzo di almeno 240 milioni di euro. Nel corso dell’operazione, oltre a diversi veicoli, tra cui un tir e un suv del valore di oltre 100mila euro, sono stati sequestrati anche 1,8 milioni di euro in contanti: risorse finanziarie e patrimoniali sottratte alla disponibilità di agguerrite organizzazioni criminali grazie al lavoro degli specialisti della Guardia di finanza, che hanno agito a stretto contatto e in perfetta unità d’intenti con l’autorità giudiziaria.

Colpo durissimo ad uno dei più importanti gruppi di narcotrafficanti

Dopo l’estradizione negli Stati Uniti di “Otoniel” ovvero Dario Antonio Usuga David, capo della temuta e potente organizzazione criminale del “Clan del Golfo”, un altro duro colpo al gruppo più importante tra i narcos colombiani è stato inferto dalle indagini del Nucleo PEF Guardia di Finanza di Trieste.

Dalle prime ore di oggi, oltre 60 finanzieri stanno dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere che coinvolge 38 persone tra Italia, Slovenia, Croazia, Bulgaria, Olanda e Colombia, tutte accusate di traffico internazionale di stupefacenti. Le attività investigative, protratte da più di un anno ed iniziate con la cooperazione della Magistratura e della Polizia Colombiana, unitamente all’Agenzia statunitense Homeland Security Investigations, hanno consentito di ricostruire la fitta rete di rapporti tra i produttori di cocaina sudamericani e gli acquirenti sul territorio nazionale ed europeo, facenti capo a noti contesti di criminalità organizzata operanti in Veneto, Lombardia, Lazio e Calabria. Nel mezzo della filiera di distribuzione, inoltre, sono stati individuati importanti broker e grossisti nonché vari addetti al trasporto, tutti oggetto delle odierne misure restrittive.

Indagini anche con agenti sotto copertura

Non solo investigazioni tecniche e di tipo classico: le evidenze probatorie, in questo caso, sono state raccolte anche mediante l’uso di agenti “sotto copertura”, che si sono infiltrati nell’organizzazione simulando di gestire la parte logistica dei traffici. La raccolta delle prove è stata resa possibile attraverso ben 19 “consegne controllate” consecutive, sviluppatesi fra maggio 2021 ed il maggio 2022, grazie alle quali sono stati individuati importanti mediatori nel sistema del narcotraffico mondiale e un cospicuo numero di vettori che operavano sia in territorio nazionale che estero.

 

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Calabria

Blitz “Transilvania”: anziani circuiti e vittime di truffe e raggiri, 16 arresti

Vittime di estorsioni e raggiri erano le persone anziane, soprattutto sole. L’operazione è stata eseguita tra Calabria, Romania, Olanda e Germania

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REGGIO CALABRIA – Un’associazione a delinquere finalizzata dedita a reati anche molto gravi come la circonvenzione di persone incapaci, l’estorsione e ancora ricettazione e riciclaggio dei proventi illeciti. I carabinieri di Reggio Calabria e l’Europol che hanno eseguito 16 ordinanze cautelari, 10 in carcere e 6 ai domiciliari tra Italia, Romania, Olanda e Germania. Nel reggino sono state eseguite 3 ordinanze e le forze di polizia dei rispettivi Paesi hanno eseguito 13 mandati di arresto europeo.

Dalla Romania alle basi in Calabria

Il vertice dell’organizzazione si trova in Romania con basi operative in Calabria e, in particolare, nei territori di Reggio e dei Comuni di Bianco, Melito di Porto Salvo, Siderno, Rosarno, Bovalino e con un’articolazione anche in Sicilia, nel Comune di Milazzo. Le vittime erano anziani tra i 70 e i 90 anni che spesso versavano in condizione di solitudine, che venivano indotti o costretti, con raggiri o minacce, alla dazione di cospicue somme di denaro. Soldi che venivano consegnati a giovani donne, che provvedevano poi a rimetterle ai vertici dell’organizzazione delinquenziale.

L’operazione, denominata “Transilvania“, è nata da un’indagine avviata nel 2018 dopo la denuncia di un anziano originario di un paese della Locride. Ai carabinieri aveva segnalato di essere stato circuito da una giovane donna di nazionalità romena la quale, fingendosi innamorata di lui, lo aveva indotto, nell’arco di un anno, a consegnarle, con dazioni dirette di danaro contante e versamenti con “Money Transfer” all’estero, la somma complessiva di 20mila euro. Secondo gli investigatori, i proventi illeciti non sono inferiori a 760mila euro, di cui 179mila euro sarebbero stati tracciati, mediante il trasferimento in Romania. Una volta estorto il denaro, infatti, gli indagati lo inviavano attraverso “Money transfer”. Le indagini dei carabinieri e dell’Europol sono consistite in accertamenti di natura finanziaria, intercettazioni telefoniche, videoriprese, audizione delle persone offese e di altre informate sui fatti.

Le giovani donne addestrate per l’adescamento

Sono 59, complessivamente, gli indagati dell’inchiesta “Transilvania” e ognuno aveva un compito ben definito all’interno della rete i cui vertici erano due coniugi originari di Bistriţa-Năsăud, in Romania. L’associazione si sarebbe avvalsa di giovani donne appositamente addestrate che agivano singolarmente, dopo aver selezionato con attenzione le proprie potenziali vittime, generalmente uomini anziani, attraverso modalità di circonvenzione ricorrenti, inducevano questi al versamento di cospicue e continue somme di danaro.

Per approcciare con loro utilizzavano la scusa di vendere oggettistica di esiguo valore come accendini e fazzoletti e poi li adescavanno approfittando delle condizioni di solitudine e vulnerabilità. Poi si dichiaravano infatuate e bisognose di denaro, adducendo quasi sempre fittizi problemi di salute personali o dei propri familiari residenti, in particolare, nell’area esteuropea.

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