Pandemia, rituali che aiutano a combattere la solitudine - QuiCosenza.it
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Pandemia, rituali che aiutano a combattere la solitudine

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Un thè a cui aggiungere il proprio biscotto preferito per spezzare la fame al pomeriggio o un bagno tutte le sere con la propria fragranza favorita di bagnoschiuma

 

ROMA – Sono solo alcuni dei rituali che aiutano durante la pandemia a combattere la solitudine. È quanto rileva una ricerca della University of California – Riverside, pubblicata sul Journal of Marketing Research. Secondo gli studiosi le persone che adottano rituali per rendere più significative le attività quotidiane potrebbero sentirsi effettivamente meno sole, perlomeno come effetto nel breve termine.

“Abbiamo scoperto – rileva Thomas Kramer, autore principale della ricerca – che qualcosa di semplice come preparare il tè in un certo modo, purché interpretato come un rituale, può rendere l’esperienza più significativa. Questo fa sentire meno la solitudine”.

La maggior parte dei rituali si svolgono in contesti di gruppo celebrativi, sociali o religiosi e attingono da valori culturali condivisi rafforzandoli, ma ne esistono di privati. Dopo aver posto ai partecipanti domande progettate per valutare il loro grado di solitudine cronica, i ricercatori hanno chiesto loro informazioni sui rituali che praticavano chiedendo di immaginare o utilizzare un prodotto in modo rituale. Coloro che hanno completato le attività progettate dai ricercatori per contrastare la solitudine, basate su rituali reali o immaginari, si sono sentiti effettivamente meno soli.

Questo ha dei risvolti anche per i brand di prodotti in vari ambiti, perché i rituali consentono di rafforzare i rapporti tra un marchio e i suoi consumatori, ma in generale secondo i ricercatoti i risultati suggeriscono anche che i governi possono fare di più per ridurre la solitudine diffusa promuovendo rituali che non includono particolari opzioni di prodotto. “Molte persone stanno cercando di trovare una ‘struttura’ in questo momento in cui tutto è così caotico-conclude Kramer – il messaggio che arriva dallo studio è semplice: se ti senti solo, trova un rituale. Non deve essere elaborato”.

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Covid: mega focolaio, oltre 700 studenti contagiati

Il numero dei giovani attualmente in quarantena è passato dai 2mila di ieri a 3mila

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Sono ormai più di 700 gli studenti spagnoli, provenienti da otto comunità autonome del Paese, che hanno contratto il Covid durante i loro recenti soggiorni a Maiorca: lo riporta il quotidiano El Pais sottolineando che il numero dei giovani attualmente in quarantena è passato dai 2.000 di ieri a 3.000.

A Maiorca, la più grande isola delle Baleari (Spagna), le autorità sanitarie hanno avviato indagini sul focolaio che ha interessato per lo più studenti che si trovavano sull’isola per l’inizio delle vacanze estive. Il ministero della Salute ha confermato che sta monitorando il mega-focolaio ed ha individuato 268 studenti che si trovano ancora sull’isola e che avrebbero potuto avere contatti diretti o indiretti con i loro coetanei rientrati in patria e risultati positivi ai tamponi. La vicenda è avvenuta a pochi giorni di distanza dalla riapertura delle Baleari al turismo dall’estero, previsto per la fine di giugno.

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Covid e vaccini, il casinò negli USA che dà un bonus ai dipendenti

L’iniziativa promossa dallo Scarlet Pearl Casino Resort, che ha scelto di offrire a tutti i dipendenti 150 dollari per ogni dose di vaccino contro il covid ricevuta

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Il vaccino è l’unica arma attualmente in nostro possesso per sconfiggere il Covid-19 e le campagne di sensibilizzazione nate proprio intorno a questa tematica si sono moltiplicate negli ultimi mesi. Dopo oltre un anno di convivenza con il virus, in tutto il mondo l’obiettivo è proprio quello di accelerare il più possibile le somministrazioni di vaccini perché attualmente questa è l’unica soluzione per uscire dall’incubo che stiamo vivendo.

In Italia, purtroppo, il problema delle campagne vaccinali non è legato solamente al numero limitato di dosi disponibili ma anche al crescente fenomeno dei no vax, che deve essere in qualche modo arginato. Sempre più cittadini hanno paura del vaccino, dei suoi possibili effetti collaterali e la verità è che in troppi oggi si tirano indietro, rinunciando alla propria dose. Sarebbe forse il caso, allora, di dare un’occhiata a quello che sta accadendo oltre oceano, dove alcune strutture incentivano i dipendenti a vaccinarsi offrendo loro un bonus economico.

  • L’esempio dello Scarlet Pearl Casino Resort

Ha fatto molto scalpore, ultimamente, l’iniziativa promossa dallo Scarlet Pearl Casino Resort negli Stati Uniti, che ha scelto di offrire a tutti i dipendenti 150 dollari per ogni dose di vaccino contro il Covid ricevuta. Ciò significa che in caso di richiamo, i lavoratori di questa struttura guadagnano 300 dollari: un doppio vantaggio dunque, perché da un lato tutelano la propria e l’altrui salute e dall’altro possono trarne un profitto in termini economici.

Il CEO LuAnn Pappas ha dichiarato di aver intrapreso questa iniziativa per mitigare l’effetto che il Covid ha avuto sul settore dell’ospitalità e per poter tornare il prima possibile alla normalità. Negli Stati Uniti, per tutti i direttori di casinò la vaccinazione è obbligatoria ma anche gli altri dipendenti devono essere coperti per consentire una riapertura senza rischi della struttura. Si tratta di una trovata sicuramente interessante, che sta avendo effetti molto positivi.

  • La differente situazione italiana

In Italia, seguire l’esempio dello Scarlet Pearl Casino Resort sarebbe impossibile e non serve nemmeno spiegare il perché. Si potrebbe tuttavia agire in modo simile, incentivando i cittadini che hanno diritto al vaccino con delle misure economiche, che potrebbero ad esempio prendere il posto dell’attuale cashback di stato.

  • Il bonus c’è, ma solo per giocare

Attualmente, in Italia non mancano i bonus casino: basta andare su imiglioricasinoonline.net per trovare i più vantaggiosi ma non stiamo certamente parlando di incentivi per fare il vaccino! Il nostro Paese è rimasto ancora indietro da questo punto di vista: gli unici che attualmente stanno lavorando sono proprio i casinò online perché le strutture fisiche sono purtroppo ancora chiuse al pubblico. La situazione è dunque completamente diversa rispetto a quella degli USA, dove addirittura i manager promuovono i vaccini per i dipendenti offrendo loro un bonus economico. Non si potrebbe nemmeno fare la stessa cosa, a dire il vero, perché le nostre regole sono differenti e chi lavora nel settore dell’ospitalità in Italia non ha diritto a nulla per il momento. Paradossalmente, nel nostro Paese si parla ancora dei migliori bonus di benvenuto per giocare nei casinò online ma non si può nemmeno ipotizzare un’iniziativa come quella intrapresa dallo  Scarlet Pearl Casino Resort.

  • L’ipotesi di un bonus vaccinazione anche in Italia

Eppure, anche in Italia si era fatta largo diversi mesi fa l’ipotesi di un bonus vaccinazione, da sostituire all’attuale cashback di Stato. Si era pensato, in sostanza, di pagare un’indennità a tutti coloro che si sarebbero sottoposti al vaccino contribuendo a diminuire i livelli di rischio per l’intera comunità. È rimasta però solo una proposta, anche perché va detto che in Italia il numero di dosi pervenute è ancora insufficiente per pensare ad una vaccinazione di massa rapida come sta avvenendo negli USA, che dispongono di molte più risorse.

Quello che è stato fatto nel nostro Paese è differente, ma pur sempre efficace. Le varie regioni hanno erogato un indennizzo a tutti i medici di base disposti a somministrare il vaccino ai propri assistiti. Al raggiungimento di una soglia minima, i professionisti ricevono un compenso che varia a seconda della regione d’appartenenza. Si tratta di una iniziativa completamente diversa rispetto a quella portata avanti dallo Scarlet Pearl Casino Resort, ma pur sempre intelligente. I medici di base infatti rappresentano una risorsa fondamentale per la gestione della campagna vaccinale in Italia, perché grazie a loro è possibile accelerare le somministrazioni.

Rimane però un problema di fondo nel nostro Paese: il numero di dosi disponibili è ancora troppo basso e senza le risorse diventa impossibile ottenere risultati rapidi e raggiungere in breve tempo la tanto attesa immunità di gregge.

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Usa chiedono di sospendere il vaccino Johnson & Johnson “dopo 6 casi sospetti”

“Raccomandiamo una pausa nell’uso di questo vaccino come estrema misura di cautela”, ha scritto Food and Drugs Administration

Marco Garofalo

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Mentre sono attese in Italia le prime 184mila dosi del vaccino, dagli USA arriva la notizia, riportata dal quotidiano New York Times, con cui la Food and Drug Administration e i Centers for Disease Control non inoculeranno più le dosi del vaccino nei siti federali e solleciteranno gli Stati a fare lo stesso in attesa delle indagini sui problemi di sicurezza. Si tratta di una decisione presa per “estrema precauzione” in attesa di accertamenti.

Lo stop dopo che sei persone hanno sviluppato una malattia rara con coaguli di sangue entro due settimane dalla somministrazione del vaccino. Si tratta di sei donne di età compresa tra i 18 e i 48 anni. Una di loro è morta e una seconda in Nebraska è stata ricoverata in gravi condizioni, hanno riferito i funzionari americani, citati dal New York . Fino ad oggi sono circa sette milioni le persone che negli States hanno ricevuto il vaccino Johnson & Johnson. “Raccomandiamo una pausa nell’uso di questo vaccino per cautela”, ha annunciato la Food and Drug Administration che raccomandano alle persone alle quali è stato somministrato il vaccino J&J, di contattare il proprio medico se abbiamo come sintomi forte mal di testa, dolori addominali, dolori alle gambe o respiro corto entro tre settimane dalla somministrazione. Alle 10 ora americana (le 16 in Italia) è stata annunciata una conferenza stampa sulla vicenda. Appressa la notizia, alle 16 di oggi, invece, è stata indetta una riunione al Ministero della Salute alla quale parteciperanno i vertici dellAifa.

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