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Diritto all’oblio, vince Google. Dati degli utenti cancellati ma solo in Unione Europea

Il ‘diritto all’oblio’ dei dati sensibili su Internet non avrà portata mondiale per i motori di ricerca come Google. In pratica sarà possibile rimuovere un link con notizie di cronaca giudiziaria solo in Europa visto che il colosso di Mountain View non sarà costretto a farlo nel resto del mondo

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Il diritto all’oblio va riconosciuto sopratutto a chi è stato riabilitato dopo una condanna penale e/o civile. Sono milioni i dati sensibili degli utenti, che a seguito di una vicenda giudiziaria, sono presenti su Internet e facilmente rintracciabili con una ricerca sul Web.  Bene, sappiate che da oggi in poi, pur rimanendo fermo il principio del diritto all’oblio, la rimozione avverrà solo in Unione Europea mentre rimarranno visibili nella altre parti del mondo.

Lo ha stabilito la giustizia europea dando ragione al motore di ricerca Google in una disputa in Francia con la Commissione nazionale informatica delle libertà che nel 2016 ha costretto il motore di ricerca a pagare 100mila euro accusando di limitare il diritto all’oblio alla sua sola versione europea visto che il motore di ricerca si era rifiutato di cancellare tutti i dati a livello globale. L’authority aveva poi portato Google in tribunale chiedendo la deindicizzazione globale dei contenuti soggetti al diritto, visto che i dati erano sempre reperibili digitando il proprio nominativo e contenevano informazioni su una vicenda giudiziaria vecchia di quasi 10 anni.

La giustizia francese aveva rimandato il caso alla Corte di giustizia. La sentenza dunque ha deciso che il motore di ricerca non sarà obbligato a rimuovere i link a contenuti che alcuni utenti non vorrebbero più far vedere in nome del diritto all’oblio, fuori dall’Unione europea. I contenuti che in Europa sono considerati “dimenticabili” potranno dunque essere in ogni caso visibili nei risultati di ricerca di Google all’esterno dell’Union