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Ecco come la cocaina da Gioia Tauro viene ‘smistata’ in Europa dai calabresi

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 In esclusiva per QuiCosenza le dichiarazioni dell’uomo citato nell’ultimo articolo del giornalista slovacco ucciso a colpi di pistola. Amico di Vadalà, il calabrese arrestato in Slovacchia per narcotraffico internazionale, rivela scenari inediti

 

BRATISLAVA (SK) – Antonino Vadalà, il calabrese in odore di ‘ndrangheta protagonista dell’ultimo articolo del giornalista slovacco ucciso il mese scorso, è ancora ristretto dalle autorità slovacche in attesa della sua estradizione verso l’Italia. A pochi giorni di distanza dall’assassinio di Kuciak e della sua compagna Martina, il noto imprenditore calabrese era stato prima fermato, poi rilasciato e infine nuovamente arrestato. Le convulse azioni della polizia slovacca non erano però legate alle indagini sul duplice omicidio, ma ad una precedente investigazione antidroga della Procura della Repubblica di Venezia. Le investigazioni sarebbero cominciate nel 2013 e proseguite negli anni con il contributo di un agente della Guardia di Finanza che si è infiltrato in un gruppo internazionale di trafficanti di cocaina allo scopo di identificarne i canali di approvvigionamento e le rotte. Le intercettazioni telefoniche attuate dagli investigatori avrebbero vadalàconsentito l’identificazione di Vadalà, dei suoi sodali e il sequestro, nel 2015, di 400 chili di cocaina. Considerato che nelle intercettazioni i trafficani parlano di un prezzo di acquisto di 35mila euro al chilo il carico aveva un valore di acquisto di circa un milione e mezzo di euro.

 

Maggiori sarebbero stati gli introiti della vendita al ‘dettaglio’. Come è noto la cocaina importata quasi pura, infatti, prima di essere commercializzata viene tagliata almeno tre volte, abbassandone il contenuto di principio attivo e moltiplicandone il peso sino ad una tonnellata e mezzo. Da questa montagna di polvere bianca (la cocaina viene tagliata oltre che con la classica mannite anche con topicida, stricnina, talco, polvere di marmo) si possono quindi ottenere almeno 2,5 milioni di dosi da 0.6 grammi il cui valore medio su strada è di circa 60 euro a dose. Un traffico che consente di moltiplicare per cento l’investimento trasformando il milione e mezzo iniziale in circa 150 milioni di euro. La droga importata dal Sud America era destinata al porto di Gioia Tauro e da lì sarebbe poi stata presumibilmente redistribuita in tutta Europa. Quicosenza.it è in condizione di circostanziare uno dei possibili percorsi della rete di spaccio. In un’intervista esclusiva Antonio Palombi, un pensionato italiano residente in Slovacchia ex socio di Antonino Vadalà ed anche lui più volte citato nell’ultimo articolo di Kuciak, rivela alcuni particolari sul narcotraffico delle ‘ndrine.

 

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Palombi che conosce Vadalà sin dagli inizi del 2000 è stato suo socio in una transazione immobiliare, di cui Kuciak nel suo articolo dà ampia descrizione, sino a che, nel 2011 lo ha denunciato sostenendo di essere stato truffato e privato di tutti i suoi beni. L’uomo, pur dichiarando di essere solo a conoscenza dei fatti ed estraneo ad ogni traffico, confessa in una conversazione con il giornalista cosentino Antonio Papaleo alcune interessanti indiscrezioni. Papaleo noto cronista investigativo internazionale già sfuggito in Thailandia ad un attentato omicida posto in essere dalla criminalità slovacca, ha seguito da vicino la vicenda legata all’uccisione del suo collega Ján Kuciak e della fidanzata Martina Kušnírová. “Vadalà – spiega il giornalista – non solo aveva disponibilità personale di “bianca” che offriva definendola ‘purissima’ per averla avuta da ‘amici buoni’, ma aveva attivato anche una rotta che dalla Calabria arrivava fino in Germania”. Il traffico sarebbe stato attuato in collaborazione con la mafia degli ungheresi residenti in Slovacchia cui rapporti con Vadalà sono stati ampiamente documentati dalla stampa slovacca. Il presunto boss, cui nome non è mai stato ufficialmente citato, sarebbe l’ungherese Marian Kišš che con Vadalà ha avuto anche alcuni affari immobiliari. A rivelarci in esclusiva la presunta natura di altri loro affari è il suo ex socio Antonio Palombi.

 

  • PAPALEO: Vadalà e suo fratello Salvatore sono stati arrestati nuovamente e in attesa di estradizione. Sono detenuti in Slovacchia in regime di massima sicurezza.
  • PALOMBI: Lo so.
  • PAPALEO: Se verranno riportati in Italia finiranno al 41 bis.
  • PALOMBI: Oddio!
  • PAPALEO: Sono accusati di traffico internazionale di cocaina…
  • PALOMBI: Eh. Ti ricordi che ti accennavo della farina bianca per fare le pizze? Sai quante tonnellate ne girano in Europa?
  • PAPALEO: Aspetta, aspetta. L’amante ufficiale di Vadalà, la consulente del primo ministro slovacco Fico (che si è dimesso) Mária Trošková ha perso il posto di lavoro ed è indagata. Invece di Marian Kišš, il socio ungherese, pare non importi niente agli inquirenti.
  • PALOMBI: Di Marian? Eppure è suo compare, andavano insieme giù, rimanevano tre o quattro giorni a Bova Marina, ritiravano la roba per portarla con la staffetta fino a Bratislava e poi da lì la portavano in Germania, a Berlino, dove tante cose sono in mano alla ‘ndrangheta come alcuni ristoranti. Chi la trasportava, in auto, erano i ragazzi di Kišš che camminavano avanti e chi aveva la roba stava dietro. Questo era il traffico. Ne sono sicuro al 100%. Non so chi la venisse a prendere. Non so se ne vendevano in Slovacchia. Kišš è il suo compare ci hanno fatto business insieme e tantissime cose. Guarda caso questo non viene mai citato. Ma come è possibile?
  • PAPALEO: Sei sicuro?
  • PALOMBI: Certo che sono sicuro, come sono sicuro che è ancora vivo. Tesoro mio, questo me l’hanno detto dei ragazzi che lavoravano in Sardegna e conoscevano Nino. Questo è, altro non so.
  • PAPALEO: La polizia slovacca ti sta cercando?
  • PALOMBI: Sì sono andati dove abitavo, me lo hanno detto la portiera e una vicina di casa senza dirmi però in quale periodo, probabilmente prima di tutta questa storia
  • PAPALEO: Te lo dico io. Dopo che il tuo nome è diventato pubblico essendo apparso nell’ultimo articolo del povero giornalista ucciso.
  • PALOMBI: Che discorsi sono? Io lì ho la residenza.
  • PAPALEO: Però non è valida visto che non ci puoi neanche mettere piede.
  • PALOMBI: Vaffanculo, perché dici queste parola? Cosa significa che io non ci posso mettere piede? Che sono un delinquente?
  • PAPALEO: Dico solo che non hai la disponibilità dell’immobile. Quindi non puoi risiedere in un posto dove non puoi entrare, dovevi cambiare l’indirizzo. Devi considerare che se vengono a cercarti e non ti trovano ti considerano irreperibile.
  • PALOMBI: Sì però se mi cercano hanno il numero di telefono, che è lo stesso da venti anni, basta che chiamino. O mandino un SMS. Certo non è sempre acceso il mio cellulare, si scarica la batteria.
  • PAPALEO: Io al posto tuo telefonerei l’ufficio di Procura che sta indagando su Kuciak.
  • PALOMBI: E cosa dovrei dirgli? Dove vivo c’è stata una partita e hanno spaccato decine di macchine tra cui la mia. Non uscivo da giorni, non me ne sono accorto, la polizia dalla targa slovacca è risalita al mio numero di cellulare in pochi minuti e mi sono  venuti a bussare. Se vogliono mi trovano, evidentemente non è nulla di importante.
  • PAPALEO: Se ti chiedessero è vero che Vadalà e Kišš trafficano cocaina cosa diresti?
  • PALOMBI: Io direi la verità, di non aver mai visto questo traffico, ma che Kišš mi sembrava fosse un consumatore. Penso sia strano però che il tutto è partito dalla Procura distrettuale di Venezia, non credo proprio che avessero contatti in Veneto.

 

In foto: Antonino Vadalà

 

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Parlamento Europeo, Metsola al posto di Sassoli. Occhiuto: “buon lavoro”

E’ stata eletta a presidente del Parlamento europeo a grande maggioranza Roberta Metsola, maltese che prende il posto di David Sassoli

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BRUXELLES – Ha solo 43 anni ed è la più giovane presidente dell’Europarlamento. Eurodeputata del Partito Popolare europeo, Roberta Metsoli, è stata eletta al primo turno con 458 voti. Sarà lei a succedere al compianto David Sassoli.

Nel suo discorso di presentazione della candidatura ha ricordato il suo predecessore: «Una settimana fa abbiamo perso un grande uomo. Un fautore dell’Europa che metteva la dignità delle persone prima di ogni cosa. Il giornalista gentile diventato politico che, in modo calmo e risoluto, cercava di mostrare la solidarietà e il servizio a un mondo malato, come ha detto un suo collega». «David voleva mettere tutti attorno allo stesso tavolo e con quell’impegno di fronte alle forze costruttive dell’Europa che io intendo realizzare questo mandato se mi darete la fiducia per essere vostro presidente».

Uno dei primi punti toccati dalla Metsola è stato quello della lotta ai cambiamenti climatici. “Il green deal è l’occasione per l’Europa per reinventarsi. La lotta al cambiamento climatico è un destino comune, non è possibile separare ambiente ed economia. Il Fondo per ripresa e resilienza sarà l’occasione per finanziare la transizione”. La sua sarà anche una lotta contro l’anti-europeismo e la disinformazione: “Dobbiamo controbattere la narrativa enti-europeista che si diffonde così rapidamente. La disinformazione che si è diffusa durante la pandemia ha alimentato il nazionalismo, l’autoritarismo, il protezionismo”, ha spiegato la neopresidente. “Sono illusioni false che non offrono soluzioni, perché l’Europa è esattamente l’opposto di questo”.

Ue, Occhiuto: “buon lavoro a Metsola”

Su Twitter Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria si è congratulato con “a Roberta Metsola, eletta già dopo la prima votazione presidente del Parlamento europeo. Una donna di grande esperienza, una moderata, un’europeista convinta. Una nuova importante avventura per un componente della famiglia dei popolari Ue. Buon lavoro e auguri”.

 

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Arpacal, l’eruzione del vulcano a Tonga “sentita” anche in Calabria

L’evento è stato registrato, così come avvenuto in diverse altre parti del continente europeo, anche dai barometri dell’Arpacal

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CATANZARO –  E’ stata “sentita” anche in Calabria l’eruzione del vulcano Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, a circa 65 chilometri a nord della capitale di Tonga, Nuku’alofaha, ed equivalente a un terremoto di magnitudo 5.8, avvenuta sabato scorso e che ha provocato uno tsunami nell’oceano Pacifico meridionale. L’evento è stato, infatti, registrato, così come avvenuto in diverse altre parti del continente europeo, anche dai barometri della rete meteorologica del Centro Funzionale Multirischi dell’Arpacal.

Intorno alle 21 (ore italiana) di sabato scorso, circa dopo 16 ore dall’eruzione, e con una seconda onda registrata attorno alle 01.30 locali di domenica 16 gennaio, i barometri, che come è noto misurano la pressione atmosferica, hanno registrato un andamento dei valori addebitabile all’effetto provocato dal fenomeno eruttivo a Tonga, e quindi al conseguente tsunami, su tutto il globo terrestre.

I tecnici del Multirischi di Arpacal, diretto da Eugenio Filice, hanno seguito l’andamento del fenomeno, essendo il centro funzionale operativo H24 in ossequio alla normativa nazionale e regionale sull’allertamento meteo-idrogeologico, non registrando successivamente altri eventi.

Ecco il grafico

 

Le due successive e repentine variazioni potrebbero presumibilmente essere dovute alla propagazione delle onde di “sovrapressione” nelle due differenti direzioni dell’emisfero, lungo il tragitto indicato nella figura seguente:

L’onda d’urto generata nell’atmosfera in conseguenza della spettacolare eruzione – spiegano i tecnici del Multirischi – si è propagata in tutto il globo, per dare un’idea del fenomeno in piccola scala si pensi alle onde che si generano a causa del lancio di un sasso in uno stagno, viaggiando per decine di migliaia di chilometri prima di raggiungere, nel nostro caso, l’Europa”.

“Questo fenomeno – continuano dal Multirischi – ci induce a riflettere e ci fa comprendere, ad esempio, la complessità dell’atmosfera quando si parla di accuratezza delle previsioni meteorologiche poiché dimostra quanto una piccola o grande, in questo caso, perturbazione possa influenzare il comportamento dell’atmosfera sull’intero globo terrestre”.

“I fenomeni registrati – concludono i tecnici del centro Arpacal – non comportano rischi per la popolazione in quanto la propagazione dell’onda in un fluido è un fenomeno fisico naturale che, nel caso di specie, è avvenuto ad una distanza estremamente ragguardevole tale da non provocare alcun effetto dannoso. La rete di monitoraggio continuerà come sempre a registrare al fine di monitorare lo stato idro-meteorologico sulla nostra regione e supportare il sistema di allertamento per il rischio idrogeologico ed idraulico a fini di protezione civile”.

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Longevità, gli scienziati rivelano il limite dell’età dell’uomo

L’attuale record per la persona più anziana mai vissuta è di 122 anni. Secondo la pubblicazione sull’Annual Review of Statistics il limite della vita dell’uomo è di 130 anni

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ROMA – Quante volte ci si è chiesto fin dove può arrivare la vita dell’uomo? Uno dei tanti studi effettuati sull’argomento dai ricercatori dell’HEC Montreal ha rivelato che entro la fine del 21° secolo gli esseri umani potranno vivere per 130 anni. Inoltre hanno osservato che l’aspettativa di vita sembra essere aumentata notevolmente a partire dal XIX secolo; gli scienziati hanno rilevato una costante riduzione della mortalità legata ad un aumento dell’età massima al momento della morte.

Dunque, entro la fine di questo secolo, le persone potranno vivere fino a 130 anni e il limite dell’aspettativa di vita raggiungerà i 180 anni, secondo le analisi statistiche dei ricercatori dell’HEC Montreal dell’omonima università, scrive il Daily Mail. L’autore dello studio, il professore Leo Belzile, ha ipotizzato che entro il 2100 il record per l’aspettativa di vita massima di 122 anni sarà battuto.

Jeanne Kalman (in foto), una francese morta nel 1997, ha vissuto fino a questa età. L’esperto ha spiegato che, secondo alcuni dati, si può presumere che non ci sia un limite massimo per la durata della vita di una persona. In una pubblicazione sull’Annual Review of Statistics, Belzile ha messo in guardia sulle implicazioni sociali di un aumento del numero dei centenari: in particolare, i costi sanitari aumenteranno, a causa della diffusione di malattie caratteristiche della vecchiaia. Inoltre, aumenterà l’onere a carico del sistema previdenziale: aumenterà la quota di pensionati e diminuirà la quota di contribuenti.

Ad oggi nel mondo, ci sono 12 persone di età superiore ai 110 anni

In Italia, secondo i dati diffusi nell’ultimo periodo, sembra che gli ultracentenari siano oltre 19mila, molti dei quali sembrano arrivare dalla Sardegna, che ne detiene il primato, a seguire poi il Veneto, la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia, il Lazio, la Campania, la Toscana, la Puglia, il Molise, l’Umbria, le Marche, la Calabria, l’Abruzzo tutti di età compresa tra i 100 ed i 109 anni. Una professoressa dell’Università della California meridionale, Eileen Crimmins, ha concordato le ipotesi di Belzile. In un’intervista con il Times, ha detto che ci vorrà un grande sforzo per salvare la vita di persone di questa età. Si tratta, in particolare, di protesi e trapianti di organi. Tuttavia, nonostante i progressi della medicina possano assicurare una minore mortalità precoce, gli studiosi sostengono che nei nostri corpi si accumulino troppi danni col trascorrere del tempo, e sia normale per i nostri organi non funzionare più in maniera efficace superata una certa età, anche con le migliori cure disponibili. Per allungare il limite naturale della longevità, avremmo bisogno di modificare radicalmente la nostra genetica. L’esperta ha citato le informazioni dell’International Database on Longevity, secondo cui il rischio di morte aumenta rapidamente a partire dai 50 anni, diminuisce ad 80 anni e può addirittura stabilizzarsi verso i 110 anni. Una tesi condivisa da tutti, su fin dove possa spingersi l’età umana, evidenzia Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, sembra però ancora molto lontana.

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