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Omicidio giornalista slovacco: spunta il nome di un imprenditore ‘made in Calabria’

Il cronista, specializzato in evasioni fiscali e frodi all’erario, seguiva casi con importanti implicazioni politiche. Gli inquirenti ipotizzano una “pista mafiosa calabrese” legata ad un uomo di Bova Marina

di Tony Papaleo*

 

BRATISLAVA – L’omicidio del coraggioso giornalista d’inchiesta Ján Kuciak e della sua fidanzata, Martina KuÅ¡nírová, sta sollevando un’ondata di sdegno che travalica i confini della Slovacchia. L’uccisione del ventisettenne e della sua ancor più giovane compagna, un’archeologa, ha motivato il presidente della Repubblica, Andrej Kiska ad esprimere incredulità. “E’ sconvolgente – ha affermato – che una cosa del genere sia successa nel nostro paese. Dobbiamo velocemente trovare i colpevoli e garantire la sicurezza dei giornalisti“. Le più alte autorità dello Stato slovacco infatti si sono impegnate ad identificare al più presto esecutori e mandanti.

 

Secondo gli inquirenti il duplice omicidio è quasi certamente legato alle investigazioni dell’intrepido collega il cui corpo è stato trovato senza vita domenica scorsa. La vita personale della giovane coppia di fidanzati non offre spunti di indagine, mentre le modalità della loro esecuzione sembrano professionali. L’assassinio è stato infatti commesso a colpi di arma da fuoco all’interno della loro abitazione di Veľká Mača, una piccola municipalità a circa sessanta chilometri da Bratislava. Ján è stato colpito al petto, presumibilmente nell’atto di aprire la porta ad un visitatore inatteso. Martina è stata attinta, invece, in un momento successivo, da un killer dal quale cercava di fuggire e che le ha sparato un colpo ravvicinato alla testa.

 

La reazione del capo della polizia, Tibor Gašpar, che vuole indagare tutti i nemici che Ján aveva accumulato nei suoi pochi, ma intensi anni di lavoro, ha mandato in fibrillazione la stampa slovacca che ha iniziato a lanciare accuse senza l’usuale cautela. Si parla di Marián Kočner, un discusso speculatore accusato di legami con la criminalità organizzata, e Ladislav Bašternák, un palazzinaro socio dell’attuale ministro degli interni Robert Kaliňák, che per questa disinvolta frequentazione è stato attaccato dall’opposizione. Tom Nicholson, il direttore del quotidiano slovacco Dennik N, afferma che i mandanti dell’omicidio sono dei mafiosi calabresi sui quali stavano investigando insieme, figure così losche che preferisce al momento non nominare.

 

Sempre secondo Nicholson, Ján aveva verificato le connessioni tra alcune società slovacche ed altre delle isole Mauritius, ipotetici anelli d’una catena utilizzata per il riciclaggio di denaro poi reinvestito in Italia. Per questo specifico motivo sarebbe stato ucciso dalla mafia calabrese, circostanza questa che, a detta di Nicholson sarebbe nota ai vertici del governo. Troppo impaziente per attendere ipotetiche rivelazioni da parte del consiglio dei ministri slovacco questo cronista ha effettuato alcune verifiche incrociate scoprendo che anche Ivan Brada, un giornalista della TV di stato slovacca stava seguendo la stessa pista.

 

Erano almeno tre, insomma, le redazioni giornalistiche che si sono interessate ai calabresi che Nicholson non vuole nominare direttamente. Brada, un criminologo veterano del giornalismo d’inchiesta non ha avuto difficoltà a circostanziare fatti e nomi. Ha da subito raccontato quanto sa delle caleidoscopiche attività di Antonino (detto Nino) Vadala, un calabrese di Bova Marina, da anni operante nel distretto slovacco di Michalovce. Del resto Vadala, che in queste ore pare si trovi in Calabria, ha accumulato controversie e denunce da parte di ex soci e anche di fronte al sottoscritto non ha avuto scrupolo a millantare ogni sorta di connessione politica, criminale ed imprenditoriale.

 

Ovviamente queste ipotesi potrebbero non trovare riscontro nella reale causa dell’efferato duplice omicidio, ma c’è da sperare che diversamente dai casi dei giornalisti Palo Rypal (sparito nel nulla nel 2008) e Miroslav Pejko (volatilizzatosi nel marzo 2015) questa volta sia celermente possibile arrivare alla verità. Lo dobbiamo non solo a Ján Kuciak, che era consapevole dei rischi ai quali la sua professione lo esponeva, quanto a Martina KuÅ¡nírová, che è morta semplicemente perché amava un uomo coraggioso.

 

 

* Antonio Aldo Papaleo è un giornalista investigativo slovacco e ceco originario di Cosenza già Segretario dell’Associazione Europea dei Giornalisti in Repubblica Ceca