Danno ambientale a Serra Nicolino: i testi di difesa "assolvono" gli imputati - QuiCosenza.it
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Danno ambientale a Serra Nicolino: i testi di difesa “assolvono” gli imputati

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CETRARO – Un processo senza fine. Ancora un rinvio, forse l’ultimo di una lunga serie. E’ quello che riguarda il processo penale nei confronti dei fratelli Leopoldo ed Eugenio Roveto, titolari dell’omonimna azenda di Legnami, difesi dall’avvocato Giuseppe Gagliardi del foro di Cosenza.

I due germani, come rende noto una nota dei Vas (associazione verde, ambiente e società onlus, ndr) sono imputati per numerosi atti criminosi commessi ai danni dell’ecosistema naturale nella Foresta di Serra Nicolino, di proprietà del Comune di Guardia Piemontese, a confine con la Riserva Naturale Biogenetica di proprietà del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e gestita dal Corpo Forestale dello Stato, Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Cosenza.

L’INCHIESTA – Il processo, venne istruito dall’ex sostituto procuratore della Repubblica di Paola, Domenico Fiordalisi dopo minuziose indagini effettuate, all’epoca dei fatti, dal sottufficiale forestale Romeo Borgia insieme al responsabile del nucleo di vigilanza ambientale dei vas Emilio Quintieri, ai due consulenti tecnici nominati dal pm, l’ingegnere Ernesto Infusino ed l’agronomo Aurelio Pristeri ed al personale del Cfs del coordinamento distrettuale di Paola diretto dal vice questore aggiunto Gaetano Gorpia. L’accusa nei confronti dei Roveto è di aver realizzato, in assenza delle necessarie autorizzazioni ed in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale posta, tra l’altro, all’interno del sito di importanza comunitaria It9310024, diverse opere: eliminazione di strade comunali esistenti mediante apposizione di cumuli di terra e l’apertura di buche, ripristino di vecchie strade con conseguente rottura degli apparati radicali superficiali ed alterazione del profilo podologico del terreno, realizzazione di nuove strade all’interno del bosco con conseguente sradicamento della vegetazione ivi radicata ed eliminazione del sottobosco e dell’orizzonte umico superficiale, sbancamenti di terreno con mezzi meccanici ed appropriazione delle piante presenti, smantellamento di una trincea precedentemente realizzata; per aver deturpato le bellezze naturali protette da parte dell’autorità amministrativa competente, per furto pluriaggravato di numerose piante di faggio di proprietà del Comune di Guardia Piemontese non rientranti tra quelle vendute con un danno economico per l’Ente proprietario stimato in circa 15.023,69 euro; per aver cagionato dolosamente un gravissimo ed irreparabile disastro ambientale a causa dell’estesa attività di taglio e movimento terra che ha comportato una imponente modifica dello stato dei luoghi consistito nella illegale ed innaturale modificazione stabile e definitiva del territorio e stravolgimento delle bellezze naturali del paesaggio sito in prossimità del piano di vetta della catena costiera del Comune di Guardia Piemontese estesa per diversi ettari; per aver scaricato olio esausto sul nudo terreno, proveniente dalle operazioni di ricambio a motoseghe ed automezzi e per aver abbandonato in maniera incontrollata sul suolo rifiuti pericolosi e non, in particolare pneumatici fuori uso, taniche di plastica usate dalle maestranze contenenti residui oleosi, imballaggi e rifiuti speciali interrati con l’ausilio di mezzi meccanici. Il pm aveva individuato come parti offese il Comune di Guardia Piemontese ed il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio che, però, non sono intervenute in giudizio né si sono costituite parti civili per il risarcimento dei danni. Si è costituita parte civile solo l’Associazione Legambiente Calabria con l’avvocato Rodolfo Ambrosio del foro di Cosenza, sostituito nell’ultima udienza dal legale, Francesca Occhiuzzi del Foro di Paola.

IL COLPO DI SCENA – Durante l’ultima udienza, celebratasi davanti al giudice Pierpaolo Bortone e al pm, Elvira Gravina, sono stati ascoltati i testimoni della difesa: il vice commissario forestale in quiescenza Domenico Tiburzi, già comandante della stazione forestale di Cetraro e la guardia giurata dell’azienda forestale regionale in pensione Luigi Petrone. Entrambi hanno completamente smentito tutti i fatti contestati agli imputati; più precisamente il funzionario forestale a riposo dopo aver premesso di conoscere alla perfezione quel comprensorio montano, ha riferito che tutte le strade sono esistenti da oltre mezzo secolo eccetto quella al servizio dell’acquedotto. Ha raccontato, infine, di non aver notato nessun sbancamento, nessun taglio abusivo, tantomeno rifiuti abbandonati e/o interrati, cumuli di terra e sconvolgimenti del terreno. In ultimo ha detto di aver redatto la stima dei danni in seguito al taglio abusivo verificatosi a Serra Nicolino, circostanza rimasta sconosciuta sino ad oggi. Sulla stessa lunghezza d’onda il racconto della guardia dell’Afor in pensione : era stato in quella foresta sia durante che successivamente alla lavorazione da parte della ditta Roveto di Cetraro e si poteva accedere al lotto boschivo dappertutto e non solo dalla sbarra posta all’ingresso sulla strada comunale. Ha riferito inoltre di aver denunciato varie volte ai Superiori Uffici i furti avvenuti in quel territorio montano. La difesa aveva altri 6 testimoni da sentire ma ci ha rinunciato eccetto alla testimonianza ed alla consulenza tecnica di parte del dottore forestale Angelo Azzinnari (assente ingiustificato all’udienza e condannato all’ammenda di 200 euro) che verrà escusso durante la prossima, forse ultima, udienza dibattimentale prevista per il 14 maggio 2013.

LO STUPORE – In aula, affianco al procuratore della parte civile, era presente anche l’ex consigliere nazionale dei Vas Quintieri, rimasto stupefatto da quanto raccontato dai due testimoni della difesa. In particolare per quanto riferito dall’ex comandante della stazione forestale di Cetraro il quale, tra l’altro, ha affermato di aver redatto quella perizia che, invece, era stata addebitata all’ispettore capo Mario Settembrini perché da questo sottoscritta e per quanto dichiarato dall’ex guardia Afor Petrone, peraltro, imputato di concorso in furto aggravato di piante ed altro insieme a personale del Cfs e dell’Afor in altro processo, stralcio attualmente pendente presso il tribunale di Paola «perché, quale guardia giurata della Regione Calabria, ometteva volutamente ogni controllo nell’area a lui affidata, per consentire la consumazione del furto».

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