‘Ndrangheta: 20 anni di appalti a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA – Il Tribunale di Reggio Calabria da disposto, oggi, il sequestro di 230 milioni tra azioni, beni mobili e

immobili ai due imprenditori reggini Pasquale Rappoccio e Pietro Siclari.

Il sequestro è avvenuto per opera della Dia guidata dal colonnello Gianfranco Ardizzone.

Questo è un altro esempio di come le associazioni e le ditte vicine alla ‘ ndrangheta riescano ad infilarsi negli appalti pubblici.

Nel decreto si legge che il Comune di Reggio Calabria nel settore di lavori pubblici non ha adottato protocolli di legalità e non ha aderito alla stazione unica appaltante e si legge ancora, con riferimento alle 31 ditte ritenute dalla Commissione di indagine in qualche modo contigue alle cosche e che si aggiudicavano buona parte degli appalti, che «è appena il caso di osservare come il sistematico affidamento alle medesime imprese di lavori, forniture e servizi abbia determinato naturalmente l’estromissione di fatto di altri operatori economici, assicurando alle stesse un ruolo di riferimento esclusivo nel reclutamento della manodopera, nell’ acquisto di materiali, nel noleggio di mezzi e all’acquisto di servizi vari».

Purtroppo le problematiche legate alla ‘ndrangheta non danno un segno di fine.