Amantea dovrà essere risarcita con un milione e mezzo di euro

Un milione e mezzo d’euro è quanto il Governo italiano dovrà pagare a titolo di risarcimento del danno causato all’amministrazione comunale d’Amantea, comune tirrenico del Cosentino, erroneamente sciolto per infiltrazioni mafiose ad agosto del 2008. È chiara e inequivocabile la sentenza pronunciata dal Tar Calabria lo scorso 23 marzo 2012 (resa

nota soltanto ieri), contro cui l’avvocatura di Stato non ha neppure presentato ricorso, lasciando decorrere i termini del giudizio di primo grado e, quindi, auto-candidandosi al pagamento stabilito: un milione e mezzo per aver gettato fango in faccia a un’intera compagine politico-amministrativa. I fatti in questione devono farsi risalire almeno al mese di dicembre 2007 quando la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro emise un’ordinanza per decine di fermi giudiziari sul territorio comunale di Amantea, avviando l’inchiesta ormai nota con il nome di Nepetia. L’azione repressiva immediatamente successiva e direttamente collegata a questa scattò ad agosto 2008 con lo scioglimento dell’amministrazione comunale guidata, all’epoca, da Francesco Tonnara: scioglimento motivato dalle infiltrazioni mafiose e come tale fomentato dall’allora prefetto di Cosenza. La firma sul decreto di scioglimento fu dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni e dell’ex premier Silvio Berlusconi.