Reggio Calabria, gli interessi della ‘ndrangheta sulla Leonia

REGGIO CALABRIA – Il mare magnum dei rifiuti. Più di n’inchiesta giudiziaria l’ha accertato, più di un’indagine investigati l’ha scoperto, più di un pentito l’ha raccontato, più di una segnalazione di Dna e Dda l’hanno raccontata come il nuovo mercato dell’Antistato. Stiamo parlando dei rifiuti e di tutti gli interessi criminali che vi immergono. L’ultimo inquietante segnale viene da Reggio Calabria, dove, ancora una volta l’amministrazione comunale reggina, viene travolta da una nuova inchiesta giudiziaria.

Una nuova tegola che sta per abbattersi sull’amministrazione comunale di Reggio Calabria. Una tegola che avrà effetti simili all’inchiesta della Dda che ha riguardato la Multiservizi. Questa volta nelle carte degli investigatori c’é la Leonia, la società mista a maggioranza pubblica che si occupa della raccolta dei rifiuti nella città dello Stretto. Un’altra vicenda di ’ndrangheta. Una storia che dimostrerebbe come le cosche reggine abbiano messo le mani, in maniera più o meno diretta, sulla spa detenuta al 51% da Palazzo San Giorgio. L’indagine avviata ormai due anni addietro sarebbe alle battute finali. Segno che i prossimi mesi potrebbero rivelarsi particolarmente complicati per l’azienda.

L’indagine ha mosso i suoi primi passi dalle dichiarazioni di due pentiti, Roberto Moio e Nino Lo Giudice, che hanno riferito ai magistrati della Dda reggina alcuni particolari proprio sugli interessi della cosca. Le tracce dei contenuti dell’inchiesta sono noti anche per le deposizioni pubbliche fatte dai due collaboratori di giustizia nel corso di alcuni processi. Dichiarazioni che farebbero il paio con una serie di accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria e che successivamente sarebbero stati completati con attività investigative precedenti.