Blitz ‘Gallicò’: arresti per l’omicidio Catalano, usura ai commercianti in difficoltà nel periodo Covid

Oltre ai destinatari delle misure cautelari, sono due i procedimenti penali nei quali risultano indagate complessivamente 40 persone

REGGIO CALABRIA – Polizia di Stato e carabinieri di Reggio Calabria dalle prime ore di oggi stanno eseguendo un’operazione contro la ‘ndrangheta che ha portato all’esecuzione di 18 misure cautelari, a conclusione di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria – Direzione Distrettuale Antimafia. Il blitz è stato ribattezzato “Gallicò”. Sono 16 le persone finite in carcere, una agli arresti domiciliari ed è stata eseguita una misura di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Gli indagati sono accusati, a diverso titolo, di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni ed altro. Oltre ai destinatari dei provvedimenti cautelari, nei due procedimenti penali risultano indagati complessivamente 40 soggetti.

Le indagini  

Hanno permesso di ricostruire dinamiche e assetti dell’articolazione di ‘ndrangheta operante nel territorio di Gallico, ricostruendone il ricorso ad atti intimidatori per l’imposizione del controllo del territorio ed un diffuso sistema estorsivo, nonché l’ampia disponibilità di armi e la gestione occulta di diverse imprese economiche. Allo stesso modo, sono state ricostruite le dinamiche riorganizzative interne attivatesi per colmare i vuoti di potere determinati dall’arresto di elementi di vertici avvenuti nel periodo dell’attività, nonché le modalità di sostentamento ai detenuti, argomento, questo, percepito così rilevante da essere oggetto di corrispondenza tra questi ultimi e gli indagati in libertà.

L’omicidio Catalano 

Proprio in relazione al controllo criminale dell’area, elementi significativi sono emersi anche dalle indagini condotte a seguito dell’omicidio di Francesco Catalano, avvenuto il 14 febbraio 2019, in relazione al quale risultano attinti da misura cautelare Domenico Mariano Corso e Costel Zlatan. Un delitto che, per come ricostruito dalle indagini, si inserisce proprio nelle dinamiche che hanno caratterizzato – tra il 2017 ed il 2020 – il conflitto per il controllo criminale del quartiere Gallico di Reggio Calabria, a seguito dell’arresto, nel luglio 2018, di Antonino Crupi.

In particolare, dalle indagini condotte sull’omicidio di Catalano è emerso che Crupi, già condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso nell’ambito dell’operazione Olimpia, avrebbe cercato di assumere il comando di quel territorio, entrando in contrasto con Corso che, già nel 2018, era assurto a principale referente mafioso nella zona.

Riguardo a Zlatan, poco dopo l’omicidio, ha fatto perdere le sue tracce in Italia, trasferendosi nel Regno Unito, dove stamattina è stato rintracciato e tratto in arresto dalle autorità britanniche.

Prestiti a tassi d’usura nel periodo della pandemia

Sempre le indagini connesse all’omicidio Catalano hanno fatto emergere un giro di prestito di denaro a tassi usurai, per il quale risultano attinti da misura cautelare 5 soggetti. Alcune delle vittime, titolari di esercizi commerciali, avevano fatto ricorso agli indagati per far fronte alle difficoltà finanziarie connesse alla pandemia da Covid 19 e relativo lockdown. Tra le estorsioni contestate agli indagati figurano quelle ai danni dei responsabili di un supermercato del quartiere Gallico, affiliato ad un noto marchio, con l’imposizione di plurime assunzioni prima e successivamente della promozione della moglie di uno degli indagati.

Ancora sotto il profilo del condizionamento delle attività economiche attraverso condotte estorsive, sono emerse infiltrazioni nel settore della panificazione attraverso l’imposizione a rifornirsi di farina da un determinato rivenditore ovvero l’impedimento ad un negozio di frutta di commercializzare il pane per evitare di fare concorrenza al panificio di un indagato. Ancora è emerso l’imposizione ad una impresa edile di affidare la posa del ferro ad una impresa segnalata da un indagato.

Le indagini hanno altresì dimostrato che il gruppo oggetto di investigazione ha avuto la disponibilità di numerose armi, alcune delle quali oggetto di sequestro da parte dei militari dell’Arma dei Carabinieri. Contestualmente ai provvedimenti restrittivi personali, il GIP ha disposto il sequestro preventivo di 4 società, tutte con sede a Reggio Calabria, fittiziamente intestate a terzi, ma di fatto nella piena disponibilità degli indagati.

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