Clan Mancuso, l’Antimafia riapre le indagini sul decesso della moglie del boss

Aveva chiesto alla forze dell’ordine di essere protetta poi, ufficialmente, tornata a casa si chiuse in bagno e si suicidò.

 

CATANZARO – Trentasette anni e un figlio di soli quindici mesi. Il chiedere riparo ai carabinieri e una bottiglia di idraulico liquido ingerita senza alcun apparente motivo. La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha istruito una nuova inchiesta sulla morte di Tita Buccafusca, moglie del boss della ‘ndrangheta Pantaleone Mancuso, detenuto in regime di 41 bis. Apparentemente la donna si sarebbe suicidata nel bagno della propria abitazione, ma il pm Camillo Falvo, disponendo una serie di quesiti sul quadro emerso dall’esame autoptico, indaga sull’ipotesi di omicidio. La notizia è stata data ieri pomeriggio nel corso della trasmissione dell’emittente locale “LaC” “I fatti in diretta”, condotta da Pietro Comito, dedicata anche al caso di Maria Chindamo, la donna di Laureana di Borrello scomparsa lo scorso 6 maggio tra Limbadi e Nicotera, e al giallo relativo alla morte di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, i due netturbini assassinati per caso il 24 maggio del 1991 a Lamezia Terme. Tita Buccafusca mori’ il 18 aprile 2011 all’ospedale di Polistena. Due giorni prima aveva ingerito una sostanza simile all’acido muriatico nella sua casa di Nicotera Marina. La sua morte, secondo l’ipotesi al vaglio della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, a cinque anni dall’archiviazione dell’inchiesta per istigazione al suicidio, sarebbe strettamente correlata alla fuga della donna dalla casa coniugale, avvenuta un mese prima della morte, per chiedere riparo e protezione allo Stato. Tre anni prima del suo decesso la donna era stata colpita da una grave forma di depressione che la portò a ben due ricoveri nell’ospedale psichiatrico di Polistena. Da quando aveva l’età di quindici anni frequentava Pantaleone Mancuso al quale telefonò dalla caserma il 14 Febbraio del 2011 dicendo di voler cambiare vita, poi firmò solo la prima pagina del verbale con la sua deposizione. Un ufficiale del ROS al termine dell’incontro la pose di fronte ad un ultimatum invitandola a lasciare la stazione dei Carabinieri, dove aveva chiesto ospitalità con il suo piccolo, non essendoci i presupposti per il programma di protezione. La donna torno’ a casa con il marito lo stesso uomo che un mese dopo busso’ a a quella stessa caserma spiegando che la moglie aveva ingerito dell’acido muriatico.