Inchiesta Eolo, processo al palo

CATANZARO – La giustizia può attendere. Politici, imprenditori e funzionari non saranno ascoltati prima di ottobre.

E’ stato rinviato per questioni tecniche l’avvio dell’udienza preliminare per otto persone e tre societa’ coinvolte nell’inchiesta denominata “Eolo”, connessa al settore dell’energia eolica in Calabria, e in particolare nel filone relativo ad una presunta tangente di due milioni e 400.000 euro che sarebbe stata promessa ed in parte sborsata per la realizzazione del parco eolico “Pitagora” di Isola Capo Rizzuto e per l’adozione da parte della Regione Calabria delle “Linee guida sull’eolico”. In aula – dove dovrà trattare il caso un nuovo giudice perche’ quello designato e’ stato trasferito – si tornera’ il 23 ottobre. La richiesta di rinvio a giudizio per gli indagati – politici, imprenditori e funzionari regionali calabresi – e’ giunta a gennaio dal sostituto procuratore della Repubblica titolare delle indagini, Carlo Villani, che in precedenza ha gia’ chiesto che vengano mandati sotto processo per accuse che vanno dalla corruzione, all’abuso d’ufficio e falso, venti persone coinvolte in un’altra tranche investigativa, che ruota attorno ad autorizzazioni rilasciate per la realizzazione di diversi parchi eolici nel Cosentino. Nel filone d’indagine che ieri avrebbe dovuto essere trattato dal giudice dell’udienza preliminare figurano, tra gli altri, l’ex vice presidente della Giunta regionale di centrosinistra, Nicola Adamo; l’amministratore e socio della Piloma srl, Saigese spa e Loda service, Giancarlo D’Agni, considerato dalla pubblica accusa stretto collaboratore di Adamo; l’imprenditore Mauro Nucaro e l’ex dirigente esterno del settore commercio artigianato ed energia del dipartimento economia della Regione, Carmelo Misiti. L’inchiesta “Eolo” e’ stata avviata nel lontano 2006 ed e’ passata per tre diversi Uffici di procura. Le indagini, infatti, hanno preso le mosse da Paola, da dove il relativo fascicolo di oltre cento faldoni fu poi trasmesso a Cosenza per competenza territoriale, e dove venne poi inviato a Catanzaro poiche’ i presunti reati sarebbero stati commessi nel capoluogo calabrese. Qui, divisa fra le varie Forze di Polizia, la mole di materiale investigativo e’ finita all’attenzione del sostituto Villani, – coassegnatario del fascicolo assieme al procuratore Vincenzo Antonio Lombardo ed all’aggiunto Giuseppe Borrelli – che alla fine, dopo lunghi mesi di lavoro, lo scorso ottobre ha emesso un provvedimento di conclusione indagini per due filoni d’inchiesta, inviando il materiale relativo ad un terzo filone alla Procura di Cosenza, territorialmente competente, e chiedendo, per quanto riguarda un quarto filone, l’archiviazione delle accuse ipotizzate nei confronti di sedici persone.