Inquinamento. Parlano di pirolisi, ma è un inceneritore: “Un inganno”

REGGIO CALABRIA – Quando la chiarezza non premia in termini di popolarità si cambia vocabolario.

Il cittadino non comprende e non si allarma. “Il termine ‘pirolisi’ è nuovo, ma l’inganno è vecchio”. E’ quanto afferma il presidente della Commissione Vigilanza del Consiglio regionale Aurelio Chizzoniti, che aggiunge: “In relazione al confronto mediatico che si sta sviluppando in ordine alla prospettata realizzazione di un impianto di pirolisi a Gioia Tauro, per risolvere i problemi connessi all’ormai istituzionalizzata emergenza rifiuti, mi permetto osservare che trattasi, infatti, di un vecchio inganno”. Spiega Chizzoniti: “Il superato pirolizzatore che, spesso, per confondere le idee, viene chiamato ‘dissociatore molecolare’ per i rifiuti solidi, non rappresenta una novita’, in quanto utilizza processi e metodi obsoleti e inquinantissimi. Quindi, alla parola ‘pirolisi’ si e’ sostituito il termine fuorviante di ‘dissociatore molecolare’. Una trappola che si perpetua, anche con riferimento all’ inceneritore che sarebbe stato sostituito dai termovalorizzatori: entrambi sono la stessa cosa”. Argomenta il presidente Chizzoniti: “E’ bene chiarire che i ‘dissociatori molecolari’, cosi come gli inceneritori (che sono anche essi dei ‘dissociatori molecolari’) non sono impianti tecnologicamente all’avanguardia, sono dei pirolizzatori di rifiuti ad alta temperatura vecchi come il mondo. Hanno un impatto ambientale altamente inquinante per l’ acqua, per il suolo e per l’atmosfera, con mutamenti climatici, con ripercussioni negative sulla salute della gente. E non rispettano le direttive della Unione Europea in materia. Ma ancora, dal punto di vista chimico-fisico, i risultati in termini di emissioni in atmosfera sono altamente nocivi. Emettono ossidi di azoto ( NOx), biossido di zolfo ( SO2), monossido di carbonio ( CO2), acido cloridrico ( HCl), acido fluoridrico ( HF), ammoniaca ( NH3), metano (CH4) , metalli pesanti volatili, mercurio neurologico, cadmio (Cd) , diossine e dibenzoossifurani, nano polveri che sono calcerogene. Tutte sostanze – afferma Chizzoniti – velenosissime, cancerogene e mutagene, che ovviamente, vanno a contaminare anche l’acqua, il suolo influenzando negativamente tuta la catena alimentare. Il ‘gas di sintesi’ e i derivati dello stesso non sono idonei a generare energia termica per combustione (processo questo altamente inquinante)”.

Il gas prodotto è altamente impuro con un potere calorifico scadente ed irrisorio. Anzi, si consuma una quantita’ enorme di energia proprio per realizzare la ‘pirolisi’ (dissociazione molecolare) ad alta temperatura, liberando ulteriori elementi inquinanti da combustioni (gas inquinanti ad effetto serra), che come sappiamo danno origine ai mutamenti climatici, in netto contrasto con le direttive europee. Il residuo di ceneri fino al 10 % di ceneri volatili e non del 4%, come riportato da notizie di stampa, che sono contaminate da diossine e metalli pesanti, sono rifiuti tossici da conferire solo in apposite discariche. Alimentano anche un residuo di scorie solide pari al 15% del volume originale dei rifiuti, anche esse tossiche e quindi da conferire solo in discariche speciali per evitare la contaminazione dei terreni. Sono acide, distruggono la vegetazione, rilasciano metalli tossici ( cadmio, piombo e mercurio ) che in ambiente acido riescono a penetrare nel terreno e contaminare le falde acquifere“. Ancora il Presidente della Commissione Vigilanza: “per dissipare eventuali dubbi sulla loro dannosita’, vi e’ da aggiungere che sarebbe pura follia ipotizzare che il gas creato, come detto contaminato, fornito dai dissociatori, possa essere utilizzato per produrre idrogeno, tanti sono gli inquinanti in percentuale diversa che andrebbero tassativamente separati, rendendo il recupero una vera follia in tutti i sensi. Non vi e’ dubbio quindi che i dissociatori-pirolizzatori non sono efficienti, affidabili, flessibili e neppure adattabili ad ogni esigenza; e non si pongono per niente in alternativa agli inceneritori, che in realta’ sono egualmente da evitare per la salvaguardia dell’ambiente e piu’ in generale della natura”. Non va sottaciuto, inoltre, che oggi esistono in commercio soluzioni all’avanguardia dal punto di vista tecnologico i cui impianti (esistenti anche negli USA) sono dotati di una sezione di abbattimento fumi a complessa tecnologia proprietaria ed ampiamente sperimentata, funzionante interamente, a secco, senza alcun scarico idrico e con livelli di emissioni in atmosfera anche inferiori ai parametri imposti dalla direttiva Cee 2000/76 Annes 5 del Parlamento europeo e del Consiglio sull’incenerimento dei rifiuti”.

 

Inoltre, secondo Chizzoniti: “Esperienze gia’ maturate propendono, altresi’, per installazioni di piccole dimensioni – compatibili con i relativi Piani regionali – razionalmente localizzate sul territorio anche per contenere i costi del trasporto dei rifiuti. Ma sarebbe anche opportuno, per creare chances di lavoro, incentivare la raccolta differenziata, porta a porta, recuperare tutto il materiale riciclabile: carta, plastica, ferro, vetro, olio, copertoni per auto ecc. – conclude Chizzoniti – In altri termini, appare sempre di piu’ indispensabile un adeguata programmazione che sappia raccogliere la sfida per la risoluzione del problema dei rifiuti e, contemporaneamente, creare posti di lavoro. Una politica non miope dovrebbe coniugare bene questi aspetti, coinvolgendo la popolazione con incontri mirati, senza dimenticare che altrove questi problemi sono stati risolti con ottime ricadute anche in termici economici ed occupazionale. Non si capisce perche’ in Calabria – terra di conquiste – diventi tutto piu’ difficile e rischioso al punto che le reti viarie cittadine e periferiche ormai da tempo sostituiscono le discariche con cumuli di rifiuti estremamente pericolosi per la salute pubblica. Mentre e’ innegabile che nel contesto dei diversi tentativi di colonizzazione della Calabria, anche sul versante delle complesse problematiche che l’emergenza rifiuti postula, si alimentino non soltanto roghi diurni e notturni degli stessi, ma anche lauti guadagni per la criminalita’ organizzata da sempre particolarmente attenta ai grandi business della “monnezza“.