sequestro beni atelier

Sequestrato un ‘piccolo impero’ delle ‘ndrine, sigilli a due atelier di moda

Il business di ‘copertura’ si basava su aziende che confezionano abiti da sposa.


 

REGGIO CALABRIA – Beni per un valore complessivo di quasi 6 milioni di euro sono stati confiscati dagli uomini del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, sotto il coordinamento della locale Procura della Repubblica, ad un imprenditore del Vibonese, Ettore Tassi. Si tratta di due imprese operanti nel settore del confezionamento di abiti da sposa, con sede a Vibo Valentia, di rapporti finanziari e di immobili, tra cui una villa con piscina costruita a Ricadi. Tassi, secondo l’accusa, è un imprenditore “contraddistinto da pericolosità sociale qualificata in quanto riconosciuto appartenente alla cosca di ‘ndrangheta Mole’ di Gioia Tauro con radicate ramificazioni operative in varie Regioni italiane”. Le Fiamme Gialle hanno eseguito un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria sulla base di indagini svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria – Gico della citta’ dello Stretto, che avrebbero permesso di evidenziare “un’ingiustificata discordanza tra il reddito dichiarato (pari in diverse annualita’, addirittura, a zero) e il patrimonio a disposizione, direttamente o indirettamente, dell’imprenditore”. Gli inquirenti hanno ricostruito le movimentazioni finanziarie eseguite da Tassi, gia’ sottoposto alla misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per 2 anni e condannato, con sentenza passata in giudicato, della Corte di Appello di Reggio Calabria alla pena di 4 anni e 6 mesi di reclusione per associazione per delinquere di tipo mafioso, tentata rapina, furto e detenzione illegale di armi. La confisca ha riguardato la totalita’ delle quote sociali e del patrimonio aziendale di due noti atelier di abiti da sposa i quali, sebbene formalmente intestati alle figlie di Tassi, erano nella disponibilita’ di fatto di quest’ultimo. Gli atelier erano stati costituiti dalle figlie dell’imprenditore tra il 2011 ed il 2012, nonostante l’apparente assenza della necessaria capacita’ finanziaria di avviare iniziative imprenditoriali.