Omicidio Duro: compagna barricata in casa

CATANZARO – Minacce, intimidazioni e il futuro sposo in cimitero.

La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiuso le indagini a carico di un uomo e sua madre, Luigi Bevilacqua, 39 anni, e Giovanna Passalacqua, 65 anni, accusati di minacce pluriaggravate – dall’essere state commesse da più persone riunite e con l’uso delle armi – oltre al porto di coltello, a danno della compagna di Nicola Duro, assassinato a Catanzaro il 17 giugno 2010, rivolte alla giovane donna a seguito della condanna di Ornella Bevilacqua, rispettivamente sorella e figlia degli accusati, ritenuta colpevole assieme ad altre quattro persone della morte dell’uomo. Il sostituto procuratore della Repubblica, Paolo Petrolo, ha emesso un avviso di conclusione indagini, avviate dalla collega Simona Rossi e condotte dalla squadra mobile di Catanzaro, aprendo cosi’ un periodo dedicato dalla legge ad ogni attivita’ ritenuta utile degli stessi indagati e dai loro avvocati (Maria Aiello e Raffaele Bruno) per la piena realizzazione del diritto di difesa, prima che la pubblica accusa proceda con una richiesta di rinvio a giudizio o di archiviazione. Per le presunte minacce di morte di cui si parla i due indagati sono finiti in carcere, il 9 dicembre del 2011, in esecuzione di un provvedimento cautelare emesso dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura. In seguito, il 20 dicembre dello stesso anno, il tribunale del riesame concesse i domiciliari a Giovanna Passalacqua. Secondo quanto contestato, i due indagati avrebbero agito a seguito della sentenza con cui, il 19 novembre del 2011, cinque persone furono condannate per l’omicidio Duro, che sarebbe stato ucciso per una vendetta trasversale. Il giudice emise quel giorno tre condanne a 30 anni, nei confronti di Donato Passalacqua (41 anni), ritenuto uno dei capi carismatici degli zingari di viale Isonzo, a Catanzaro, accusato di essere il mandante dell’omicidio Duro; sua moglie Ornella Bevilacqua (38 anni); il figlio della coppia, Antonio Passalacqua (di 19 anni), che avrebbe sparato a Duro come lui stesso ha ammesso in aula; e poi una condanna a 16 anni per Samuele Pezzano (21 anni), che secondo l’accusa avrebbe accompagnato con l’auto e poi atteso il killer sul luogo in cui Duro è stato ucciso, e Domenico Romagnino, che assieme al minorenne M. P. – gia’ condannato a 12 anni di reclusione in primo grado il 9 febbraio 2011, poi ridotti a 10 anni in appello il 26 settembre 2011 -, avrebbe attirato la vittima sul luogo dell’agguato su precisa richiesta di Donato Passalacqua per una ricompensa di 600 euro. Alle parti civili – la madre della vittima, le due sorelle, e la futura moglie di Duro mamma del loro bambino -, il giudice concesse risarcimenti da liquidare in sede civile, concedendo intanto provvisionali per 40.000 euro alla compagna di Duro, e 20.000 ciascuno alle altre donne. E proprio la giovane compagna della vittima, in seguito alla sentenza (impugnata in appello, dove il processo riprendera’ il 21 maggio) sarebbe poi stata presa di mira da Luigi Bevilacqua e Giovanna Passalacqua che, sempre secondo le accuse, l’avrebbero raggiunta a casa, per minacciarla di morte con un coltello da cucina e pesanti intimidazioni. “Si scindi sutta ti squartu” (“se scendi sotto ti squarto”, ndc) è solo una delle frasi pronunciate all’indirizzo della ragazza, che vive nello stesso luogo degli indagati, a viale Isonzo, definito dal pubblico ministero “luogo ormai controllato da soggetti di etnia rom”, e che indussero la giovane vittima a “barricarsi letteralmente in casa”.