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‘Cronache del Garantista’ fallisce con 700mila euro di contributi pubblici

Giornalisti non retribuiti mentre allo stampatore De Rose l’editore Armentano liquido’ 500mila euro di arretrati.
 

ROMA – Nonostante i 700mila euro di contributi pubblici erogati dal Fondo per l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri il quotidiano Cronache del Garantista non ha retto. Il Tribunale di Roma ha dichiarato il fallimento della società cooperativa “Giornalisti Indipendenti” amministrata da Francesco Armentano, editrice del quotidiano “Cronache del Garantista”. Ne dà notizia il sito “Giornalisti Italia”, riferendo che del fallimento si é appreso “al tavolo sindacale, presieduto dal segretario generale aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, convocato per la prosecuzione dell’esame congiunto del Piano di crisi richiesto, il 13 gennaio scorso, per tentare di salvare il giornale attraverso il ricorso alla cassa integrazione”.

 

Del denaro incassato dalla società editrice 500mila euro sono stati liquidati ad Umberto De Rose per la stampa del quotidiano mentre i giornalisti avanzano ancora un anno di stipendi e due tredicesime. “Il Tribunale – riferisce ancora il sito – ha assegnato ai creditori e ai terzi che vantano diritti reali e mobiliari su cose in possesso della società fallita il termine perentorio di 30 giorni prima dell’adunanza, per la presentazione delle domande di insinuazione. Il termine per il deposito di ammissione allo stato passivo è, quindi, fissato all’11 aprile prossimo”. Carlo Parisi, sottolineando “i contorni di uno scenario completamente cambiato rispetto alla convocazione, ha rinnovato la disponibilità del Sindacato dei giornalisti a garantire, innanzitutto, l’attivazione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori che, per troppo tempo, hanno già pesantemente pagato il prezzo di un’impresa nata male e finita peggio.

 

Oggi ci aspettavamo la presentazione di concreti impegni a garanzia della sostenibilità dell’impresa, nel pieno rispetto dei lavoratori: pagamento delle mensilità correnti, cessione del credito 2015 per consentire il recupero delle spettanze arretrate, regolarizzazione delle posizioni irregolari e piano di rilancio del giornale. E invece abbiamo dovuto prendere atto, nel peggiore dei modi – dice ancora Parisi – del naufragio della società editrice del quotidiano. A questo punto, l’impresa di salvare il giornale, è disperata: per tentare di percorrere la strada di opposizione all’istanza di fallimento, sperando in una revoca del provvedimento, è necessario reperire in fretta le risorse per garantire la spesa corrente. In tale ipotesi verrebbe attivata una cassa integrazione a rotazione. In caso contrario, sarebbe inevitabile il ricorso alla cassa integrazione per cessazione attività che metterebbe definitivamente la parola fine a quell’impresa”.